
Sconti ed eccezioni
Serie: La casa infestata
- Episodio 1: Quando tutto ebbe inizio
- Episodio 2: Sconti ed eccezioni
- Episodio 3: Il fantasma-boscaiolo
- Episodio 4: La casa abbandonata
STAGIONE 1
Le voci sulla casa infestata si consolidarono definitivamente; tutti in città non facevano altro che parlare di quel posto maledetto pregando amici e parenti di non andarci mai ad abitare, per nessuna ragione al mondo, perché mettere anche solo un piede dentro quel luogo significava firmare la propria condanna a morte e così, in poco tempo, la direzione comunale iniziò a prendere in considerazione l’idea di raderla al suolo una volta per tutte.
Ma, come spesso accade in questi casi, la demolizione non ebbe mai effettivamente luogo e solo sul finire degli anni ’70 un’altra coppia di giovani sposi si fece coraggio, ignorò la pessima reputazione dell’abitazione e si decise ad iniziare lì la sua nuova vita.
Ben presto la storia si ripeté e la sfortuna di quel luogo colpì anche i due ragazzi: Enrico Poggi, infatti, si ammalò di una malattia misteriosa dopo appena qualche mese di convivenza con la sua novella sposa, Rosa.
Nessun medico in città riuscì mai a capire di cosa soffrisse, quello che è certo è che, in poco tempo, il giovane ragazzo perse tutta la sua energia e la sua vitalità, iniziò a tossire sangue, ad avere problemi di mobilità a soli 23 anni e non passò molto tempo prima di essere definitivamente confinato a letto, giorno e notte e dopo appena un paio d’anni Rosa si ritrovò a seppellire suo marito nel piccolo cimitero del paese.
Nel giorno del funerale furono in molti a offrirsi per ospitare la giovane vedova nelle loro abitazioni ma questa rifiutò e quella sera stessa rincasò.
Rosa fu ufficialmente l’ultima vittima della casa infestata: il suo corpo venne trovato il giorno dopo da una signora del posto che era andata a trovarla per poi trovarla nella camera matrimoniale, nello stesso letto in cui Carla Manfredi era morta in un lago di sangue.
Rosa giaceva addormentata ma su di lei non c’erano tracce di sangue, né di sonniferi, così gli inquirenti decretarono che fosse morta per cause naturali e nei verbali della polizia, come causa del decesso, scrissero semplicemente: “Infarto dovuto a crepacuore”.
«Rosa era giovane sì, ma aveva appena perso il suo amato marito, così il suo cuore non ha retto tutto quel dolore e ha smesso di battere.»
Fu questo che dichiarò l’ufficiale di polizia che aveva in carico il caso di Rosa Poggi durante una conferenza stampa per tranquillizzare gli animi delle persone.
Ma quello che capirono queste ultime fu l’esatto contrario e per più di due settimane i titoli dei giornali recitarono:
“La casa infestata colpisce ancora.”
“Nuova vittima della casa infestata.”
“La casa infestata unisce i coniugi Poggi anche nell’aldilà.”
Per questo motivo la polizia provò a insabbiare il caso, ma quella volta l’opinione pubblica ebbe la meglio e il sindaco fu costretto a imporre una volta per tutte un divieto di abitazione ufficiale in attesa della demolizione.
Fu così che, senza più inquilini, la casa cadde nel dimenticatoio: nessuno le prestò più attenzione, i tragici omicidi vennero ricordati solo nel rispetto di coloro che avevano perso la vita e, generazione dopo generazione, venne insegnato ad ogni nuovo abitante del paese a non avvicinarcisi mai.
La casa infestata venne quindi abbandonata, ma non per sempre e non da tutti.
Oggi sono uscita da scuola verso le diciassette, per via di alcune noiosissime lezioni pomeridiane e ho dovuto correre come una matta per non perdere la corriera.
Ora sono seduta al mio solito posto e come sempre ho lo sguardo incollato al finestrino mentre la mano destra è già poggiata sul pulsante di richiesta della fermata.
Non mi distraggo nemmeno per un secondo e quando in lontananza intravedo la famosa casa infestata premo con decisione il pulsante.
La corriera si ferma e una volta scesa alla mia fermata mi sistemo lo zaino di scuola sulle spalle per poi attraversare la strada.
Cammino per una decina di minuti per poi addentrarmi in ciò che rimane del piccolo bosco che ai tempi d’oro circondava la casa e dopo poco mi ci ritrovo davanti.
Mi guardo intorno e noto che ormai del grazioso laghetto non è rimasto piú nulla se non una pozza prosciugata simile ad una palude.
La casa è lì, proprio davanti ai miei occhi, si erge tra l’erba alta e incolta del prato mentre alle sue spalle il sole aranciato del tardo pomeriggio ne delimita i contorni disegnandone la sagoma scura nel cielo limpido.
È grande e maestosa e l’aura che la circonda è ricca di tutte le terribili storie che girano ancora oggi sul suo conto ma questo non mi ferma dal fare un bel respiro e incamminarmi verso la porta.
Una volta raggiunta l’entrata allungo una mano verso l’immenso portone e, con un po’ di fatica, lo spingo in avanti.
La porta scricchiola pericolosamente e minaccia di scardinarsi dai suoi stessi cardini ma non lo fa ed io ne approfitto per entrare.
Dentro è tutto buio e freddo, solo alcuni deboli raggi di sole riescono a filtrare dalle assi di legno consumate del tetto.
Un moto di tristezza mi invade all’improvviso, senza un apparente motivo: ero convinta che avrei provato paura una volta entrata, pensavo che sarei stata invasa dalla storia di questa posto che per decenni è stato teatro di inquietanti avvenimenti, ma non è così, perché ciò che provo ora non ha nulla a che fare con la paura.
Decido di ignorare questi pensieri e mi avvio verso la scalinata di marmo, ai suoi piedi si intravede ancora un alone scuro, probabilmente proveniente dal sangue di Bruno Emiliani, lo sorpasso con cautela e salgo al piano superiore.
Un lungo corridoio ricoperto di ragnatele mi accompagna alla camera matrimoniale, lo percorro tutto fino in fondo ed entro nella stanza: il letto a due piazze occupa gran parte dello spazio e alle sue spalle la carta da parati consumata dal tempo lascia intravedere vecchie macchie di sangue, questa volta appartenenti a Carla Manfredi; le lenzuola e i cuscini, invece, sono gli stessi tra i quali è morta la giovane vedova Rosa Poggi, mentre sul lato destro della stanza si staglia la grande finestra dalla quale si è buttato il povero Nanni Manfredi.
Rimango in piedi, immobile, al centro della camera a guardarmi intorno e osservo ogni piccolo dettaglio di quel luogo, fino a quando un rumore non attira la mia attenzione.
Mi giro di scatto verso la porta dalla quale sono entrata, rimango in silenzio, senza fiato.
Me lo sono inventata?
Non faccio in tempo a rispondermi che il rumore si ripete.
Forse è il vento, o un gatto, o qualche altro strano animale.
Ma anche questa volta le mie ipotesi vengono immediatamente smentite perché inizio a sentire dei veri e propri passi provenire dal corridoio avvicinarsi sempre di più alla stanza in cui mi trovo.
Ora inizio effettivamente ad avere paura ma, nonostante ciò, non faccio nulla per nascondermi, perché rimango ferma al centro della stanza, come bloccata nelle sabbie mobili.
Non capisco.
Non ho mai creduto che questa casa fosse davvero infestata, per questo sono venuta qui oggi, per trovare delle risposte, per capire cosa fosse successo a tutte quelle povere persone che hanno perso la vita.
Sento i passi avvicinarsi.
Quindi mi sono sempre sbagliata?
Questa casa è davvero infestata?
È stata lei a far impazzire Giovanni Manfredi e Clelia Emiliani?
A far ammalare Enrico e Rosa Poggi?
Ad assassinare Carla Manfredi e Bruno Emiliani?
I passi si sono fermati proprio fuori dalla porta ed io inizio a sentire i battiti del mio cuore rimbombarmi direttamente nelle orecchie.
È stata davvero questa casa ad ammazzare tutti coloro che sono entrati al suo interno?
Perché se fosse davvero così vorrebbe dire che per me non c’è scampo, che qualsiasi cosa io decida di fare adesso non servirebbe più a niente.
Perché se è davvero la casa a scrivere il destino delle persone vuol dire che il mio è già stato scritto nel momento esatto in cui ho messo piede qua dentro.
La porta della stanza scricchiola e pian piano inizia ad aprirsi.
E allora non mi muovo, rimango ferma.
Sarò l’ennesima vittima della casa infestata se questo è il suo desiderio, se non fa sconti o eccezioni.
Ora qualcosa o qualcuno si staglia dietro la porta semi aperta.
Perché non fa sconti o eccezioni…giusto?
Aspetta.
C’è qualcosa che non torna.
Sì che ne fa, li ha fatti eccome in passato, li ha fatti proprio con…
Non faccio nuovamente in tempo a rispondermi che la porta si spalanca con un tonfo.
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- Episodio 2: Sconti ed eccezioni
- Episodio 3: Il fantasma-boscaiolo
- Episodio 4: La casa abbandonata
Storia che coinvolge sempre più. Riesci a dare quella sensazione di silenzio in attesa di… Brava.
Grazie ancora! 🙏🏼
E di che? E’ un piacere leggerti. Ciao
La storia procede molto bene e resta coinvolgente.
Forse, potresti comprimere alcune parti per rendere il ritmo più incalzante e dare maggior spazio all’atmosfera paurosa, però rimane una storia molto intrigante.
Grazie mille per il consiglio Giuseppe ! 🙏🏼
Bello. Trama interessante. Spero di leggere presto il seguito
Ciao Sabrina. Amo molto le storie legate alle vecchie case che sembrano avere un’anima. Ancora di più, mi piacciono le storie che hanno quel sentore gotico un po’ retro’ che ti fa correre un brivido lungo la schiena.
Grazie per il commento Cristiana, spero che nei prossimi capitoli tu possa imparare a conoscere meglio questa casa intestata!