
Scrivere nuoce al fegato
Molto spesso quando mi prende la voglia di scrivere amo avere un sottofondo musicale, mi aiuta e mi stimola, e la scelta è sempre legata, oltre che al tempo misurabile e a quello meteorologico, a ciò che ho intenzione di narrare e spazia con disinvoltura dal rock alla classica con recenti sbandate nel jazz. È importante però che non abbia canto in italiano, altrimenti le parole del testo mi entrano nella mente e si accavallano coi miei pensieri fino a modificarli e a trasformare il senso di ciò che vorrei mettere su carta. Su carta si fa per dire perché ormai non si usa più, soppiantata dalla grande comodità che offre un personal computer con le svariate possibilità di correzione, di copia e incolla o di ricerca e sostituzione, senza considerare la possibilità di scegliere carattere e dimensione cosa che per noi, diversamente giovani, è di scontata ed evidente utilità.
Ma torniamo alla musica e allo scrivere.
Se la giornata è soleggiata e tiepida normalmente cazzeggio con leggerezza e quindi cerco l’accompagnamento di gruppi scanzonati tipo i Ramones o i Clash o, e so che qua farete fatica a credermi, quei primi Beatles che più che suonare strimpellavano amabilmente riuscendo comunque ad eccitare gli animi, ma anche il centro cosce, di quelle attuali nonne che negli anni sessanta erano adolescenti o poco più. Il vino da abbinare è normalmente un prosecco di Valdobbiadene, ghiacciato, massimo 2 bicchieri a volte con bonus ma senza finire la bottiglia che poi ci vogliono sovradosaggi di aspirina per togliere il mal di testa.
Se alla giornata soleggiata si aggiunge il vento la mia mente prende il volo e nell’immaginare realtà diverse si affida alle melodie aliene create dai Pink Floyd preferendo spesso uno dei loro lavori meno apprezzati e cioè Ummagumma che ha il potere di teletrasportarmi in sistemi stellari che proprio non conosco. Lo alterno ad Atom Heart Mother che però amo troppo e che tendo ad ascoltare a discapito del mio fervore creativo. Devo precisare che dei Pink Floyd va bene tutto tanto che prima o poi scriverò qualcosa di distopico ascoltando The Wall. Qualche volta, ma non di frequente, opto per Pawn Hearts dei Van der Graaf del grande, eterno ed inimitabile Peter Hammil. Ammetto che le giornate solari e ventose sono particolarmente faticose da gestire: nella maggior parte dei casi mi perdo in sconosciuti angoli dell’universo sorseggiando nell’occasione uno stellare Gewȕrz Traminer, freddo al punto giusto, dimenticandomi così l’arte dello scrivere, ma anche appuntamenti, impegni e promesse. Abbiate pazienza: a chi non capita di distrarsi?
Se il cielo è grigio e minaccia pioggia il mio umore peggiora e le mie rivendicazioni salgono come un rigurgito dopo un pranzo di nozze pretendendo rock cattivo ad alto volume, diciamo Led Zeppelin ma anche Deep Purple o Uriah Heep e, perché no, il Requiem di Mozart che con il suo Dies Irae è per me una grandissima opera rock. Musica da Jack Daniel’s il rock, e lo sapete certamente, ma siamo appena a metà pomeriggio e il mio buon senso consiglia di ripiegare su una apprezzabile Guinness, anzi due ma bevute con calma: è una birra che va gustata non ingollata! Vada per il III degli Zeppelin e se riesco a farmi trascinare bene le parole usciranno veloci, graffianti e giustamente esagerate.
Nel tardo pomeriggio, quando il sole si arrende alle nefandezze umane e lascia spazio al buio che le nasconde (o le protegge?) si affacciano tutte le insicurezze e mi prende la malinconia. Lo scrivere si fa più incerto, mi inceppo: sono più le frasi cancellate di quelle fissate sullo schermo. So che devo riordinare e mi affido alla matematica anarchica del jazz che sembra casuale ma che ha una sua logica precisa. Non è da molto che lo ascolto ma lo trovo stimolante. Ho qualcosa di Thelonius Monk e poco altro di Miles Davis. Dovrò ampliare le mie conoscenze se vorrò scrivere qualcosa di decente ed intellettualmente accettabile (lo avevo detto che è l’ora in cui l’autostima scende, maledetto tramonto!). Col jazz gradisco il Martini secco, freddo ma senza ghiaccio, grazie.
La sera non scrivo, la notte si. Sono le ore più produttive: il mondo dorme e io lo prendo in giro. La musica che mi accompagna è quella con la M maiuscola. Ho un debole per i Notturni di Chopin ma ascolto molto anche Mozart e non disdegno Vivaldi. Con la musica classica lo scrivere non ha l’impeto di un torrente ma piuttosto il lento andare di un grande fiume che ti accompagna e ti culla rassicurandoti. Ne escono facilmente pagine piene di sentimento e di grandi orizzonti, pensieri nobili ed acute intuizioni. Il bicchiere che accompagna e valorizza questi momenti di riflessione ed estremo equilibrio deve necessariamente contenere un buon Porto che lubrifica pensieri e parole (no, non è una citazione di Battisti) e facilita l’eloquenza e la comprensione del tutto.
Siamo a fine giornata ed anche il Porto è terminato, medito con mestizia sulle parole del mio dottore che proprio ieri mi ha consigliato di smettere di scrivere perché il mio fegato è in sofferenza: che tristezza la vita!
Avete messo Mi Piace11 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ciao Giuseppe! Questo racconto sulle tue abitudini eno-musicali applicate al processo creativo è strepitoso👏🏻 Geniale anche l’attenzione dimostrata per il contesto metereologico. Devo ammettere che hai una discoteca di tutto rispetto, ma anche l’angolo bar non scherza🤣
Giuseppe, sei un portento della natura e penso sia bellissimo averti incontrato.
Vale un abbraccio virtuale? Ti ringrazio Roberto, ma leggendo ciò che scrivi tu mi sento sempre un artigiano. Ma sono giovane e migliorerò!!! 😂
Uno scorcio nelle abitudini segrete di uno scrittore: ci starebbe bene nel contesto di un’intervista, magari come racconto breve. 😁👌
Molto interessante.
Grazie Giuseppe! Però era uno scherzetto eh! Non è che ad ogni pagina prodotta mi bevo un bicchiere!😉
Bravo Giuseppe, condivido i tuoi gusti musicali. Io ci aggiungerei Keith Emerson che oggi compirebbe 80 anni. A lui devo la passione per la musica, il pianoforte e l’organo l’Hammond. Io sono astemio eppure scrivo. Non si direbbe, vero?
Caro Fabius che piacere ritrovarti! Vero, non ho parlato degli EL&P ma ho volutamente evitato di parlare di musica Prog altrimenti di un raccontino avrei dovuto fare una serie perché è sicuramente la musica che, assieme ai buoni cantautori italiani, ha costituito la colonna sonora della mia gioventù. La chiave della scoperta del rock progressivo me l’ha data la PFM che ero ancora quattordicenne e poi il Banco e in seguito la conoscenza dei gruppi inglesi, in primis proprio EL&P con Trilogy e poi King Crimson, Gentle Giant, Traffic, Genesis, Jethro Tull e altri gruppi italiani, non famosissimi, che hanno comunque prodotto cose pregevoli: Orme, Osanna, Trip, Nuova Idea, Panna Fredda e chiedo scusa a chi dimentico. Sono passati più di cinquant’anni ma la cartella “Prog” è una delle più frequentate nel mio archivio ormai digitalizzato (ma ho molti vinili e quando divento nostalgico accendo il giradischi e spengo il computer). Ecco vedi, volevo solo ringraziarti e manifestarti la mia solidarietà per la tua triste condizione di astemio e mi son fatto prendere la mano! A parte gli scherzi, anche la mia compagna è assurdamente astemia ma la amo egualmente, quindi penso che sia un problema col quale si può convivere. Volevo proporti un brindisi ma accontentati di un virtuale abbraccio, a presto!
Ok, se scrivessimo qualcosa a quattro mani usciremmo dalla stanza a quattro piedi 😀
Anche sulla musica noto parecchi gusti in comune. Mi piacciono molto i Ramones, i Led Zeppelin, i Clash, i Beatles e i Deep Purple… sui Pink Floyd sono più critico: Atom Heart Mother è un album ingiustamente sottovalutato dalla critica, io lo trovo un gran bel disco. Viceversa The Wall è un lavoro sopravvalutato, che vive di alcuni episodi molto ben riusciti. Ummagumma semplicemente non fa per me.
Mi vado a fare una Chimay tappo blu 😉
Condivido in toto il giudizio su The Wall, forse il più famoso ma non di certo il più bello. Poi considero che è un lavoro messo assieme solo da Waters, che tolto dal contesto Pink Floyd amo pochissimo, e me ne faccio una ragione. Buona la Chimay, un po’ difficile da trovare almeno qua, però la sera che vuoi bere bene qualche pub che la propone c’è. Francesco ascolta Mozart se già non lo fai! Besos!!!
Buon vino, buona musica, buona scrittura…cosa si può volere di più?
Meraviglioso e intimo questo pezzo, come sbirciare dalla serratura un tesoro, il prezioso segreto dei meccanismi dell’ispirazione…bellissimo.
Grazie Dea. Ci sono io, i miei pensieri, il mio povero cuore… ed anche un po’ di fegato. 🙂
“La sera non scrivo, la notte si. Sono le ore più produttive: il mondo dorme e io lo prendo in giro.”
Che bello questo scorcio che hai aperto su di te, come una finestra e noi fuori a sbirciare. Amo particolarmente i testi in cui uno scrittore si mette a nudo, totalmente in gioco. Essi acquisiscono una potenzialità, quella che i puri esercizi stilistici non hanno affatto. Siamo gentaglia di cuore, scrittori che buttano giù. E tu lo sai fare veramente benissimo.
“Siamo gentaglia di cuore, scrittori che buttano giù”: mi ci ritrovo perfettamente! Quando il cuore deborda tutto scorre con facilità, poi un po’ limo e smusso ma raramente boccio. Grazie Cristiana, un forte abbraccio.
Molto bello! Purtroppo certe emozioni son conscio di essermele “perse” non conoscendo alcuni brani citati e dunque la loro vibrazione, però fantastico. Bello da leggere, semplice e concreto. Avrei per gusto personale desiderato qualcosa in più sull’ambiente dove questo signore scrive e assapora elegantemente le diversità di alcuni alcolici, avrebbe forse creato più atmosfera. È comunque un piacere averlo letto
Molto piacevole e in gran parte condivisibile per la musica, la scrittura (io però consumo ancora molta carta), e il vino. Non sono astemia. Di solito il vino sulla nostra tavola é quello fatto in casa, da marito & fratelli. Io preferisco il bianco. Mi hanno detto che il Nuragus novello sarà pronto tra due settimane circa. Brinderò anche alla tua salute. Tu, Giuseppe, mi raccomando, non scrivere troppo che ti fa male.
L’impeto della musica tocca i cuori e trasporta in una sorta di ebbrezza vibrante……
Il gusto persistente, intenso ed eterno dei vini esplode di piacere nei sensi….
Sei un cantore dell’animo umano e degli attimi d’eterno…..
E tu una meravigliosa ammaliatrice! Grazie, bellissime parole le tue.
Stupendo! Viriamo da alcol a cioccolata e ci ritroviamo fratelli! Non ho mai pensato a raccontare anche questo, complimenti!
Veramente pensavo alla frutta secca però anche la cioccolata può essere ottima alternativa. L’importante è poter continuare a scrivere! Grazie Francesca, un abbraccio!!!
“Nel tardo pomeriggio, quando il sole si arrende alle nefandezze umane e lascia spazio al buio che le nasconde (o le protegge?)”
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Grazie Giuseppe, con le tue parole la mia giornata parte con il piede giusto. Trovo molto interessanti i tuoi abbinamenti descritti con precisione, li proverò alla prima occasione: oggi. 😀
Bene Davide, felice di averti dato l’input giusto però vai tranquillo con la musica ma non esagerare col terzo elemento! A presto!
Adoro tutta la musica che hai menzionato e mi ha molto sorpreso (in positivo) che anche tu ami Atom Heart Mother, spesso maltrattato dalla critica ma per me bellissimo. Senza nulla togliere al miticissimo Ummagumma, allucinogeno ed allucinato. Personalmente però quando scrivo ascolto musica elettronica, del tipo Kraut: Tangerine Dream, Klaus Schulze, o i più recenti Carbon Based Lifeforms. Altra roba psicotropa che mi facilita la fantasia. Michael McCann e Sasha Dikiciyan sono altrettanto formidabili, con la loro colonna sonora di Deus Ex. Ed ecco svelati i miei segreti musicali, al par dei tuoi! Per le bevande… io vado sulla birra. La preferisco. Grazie per averci raccontato, con il tuo stile elegante, uno scorcio della tua ispirazione!
Giancarlo mi hai folgorato nominando la Kraut music… come si chiamavano quelli di Trans Europe Express? Kraftwerk? Devo assolutamente riesumarli! Che dire di Atom? Gli stessi Pink Floyd lo hanno maltrattato ma io, nella mia superba presunzione, continuo a considerarlo magnifico, il migliore. La birra mi gonfia e dopo un po’ mi irrita, il vino lo doso meglio e mi tranquillizza, soprattutto se rosso. L’importante è che sia parte positiva dell’essere… e io sono! 😉
Corretto, i Kraftwerk! 🙂 hai ragione su Atom. E sulla birra… a Udine e dintorni ci sono ottimi birrifici, ma se ti irrita lo stomaco forse il lievito di birra ti dà fastidio. Allora meglio il vino! 🙂
“medito con mestizia sulle parole del mio dottore che proprio ieri mi ha consigliato di smettere di scrivere perché il mio fegato è in sofferenza: che tristezza la vita!”
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