
Se tua mamma si fida…
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
STAGIONE 1
Uno speziato profumo di arrosto accoglie i due ragazzi in casa di Valentina, mamma di Nicolò. Ogni preoccupazione di Davide, ogni motivo di rabbia svanisce di fronte a quell’odore che riporta in mente al giovane un episodio di quando si era fermato a dormire per la prima volta da Nicolò. Al tempo era stato un evento epocale, avendo avuto la possibilità di parlare e giocare tutta la notte senza doversi separare per andare a dormire.
Neanche l’arredamento della casa è cambiato, gli stessi quadri, raffiguranti paesaggi e sentieri, ornano le pareti della sala da pranzo. Valentina, decisamente invecchiata dall’ultima volta che si sono visti, esce dalla cucina mettendo le presine nel grembiule. Gli sorride, aprendo le braccia.
– Davide! Fatti abbracciare! – Esclama, entusiasta di vederlo.
Il ragazzo non posa nemmeno lo zaino e cammina incontro alla donna che, assieme a sua zia, lo ha cresciuto.
– Quanto sei diventato grande! Che piacere rivederti!
Il tenero abbraccio viene interrotto dall’ingresso in casa del padrone di casa, che sbatte la porta violentemente.
Nicolò sparisce correndo sopra le scale, in camera sua, con la scusa di cambiarsi. Ecco cosa ha lasciato Davide alle sue spalle: un ubriacone che probabilmente sarebbe dovuto morire di cirrosi epatica molto tempo prima, analfabeta e violento.
Zia Patrizia e zio Claudio escono dalla cucina, adiacente alla sala da pranzo, intenzionati a salutare il loro nipote. I convenevoli vengono interrotti dopo pochi secondi da alcune forti bestemmie del padre di Nicolò. Basta un’occhiata d’intesa tra Davide ed i suoi parenti, per capire che non è la situazione adatta alle discussioni di famiglia.
Altri rumori seguono, non si riesce a capire se l’ubriacone si stia cambiando o facendo a pugni con la porta d’ingresso.
Valentina è visibilmente imbarazzata, ma pare saper gestire la situazione.
– Ecco… Io avevo preparato la cena per tutti… Ma non vi preoccupate, sicuramente avete tanto da fare in casa vostra… Sarà per un’altra volta, va bene? – Un barlume di terrore brilla negli occhi della donna, preoccupata che l’opinione di Davide sulla sua famiglia possa essere rovinata dalla triste immagine di proprio marito.
Passi dalla scala.
– Resta.
È Nicolò. Non ha fatto in tempo a cambiarsi e per questo è a petto nudo, ma dopo aver sentito le parole di propria madre si è sentito in dovere di intervenire. Aggiunge solo: – … per favore.
Un groppo in gola impedisce a Davide di esprimersi: è intimorito dall’uomo violento, ma al tempo stesso quella disperata richiesta d’aiuto non può essere ignorata. L’espressione sul volto di Nicolò impedisce all’amico di ragionare razionalmente.
– Giulio, mangi a tavola con noi? – Chiede con voce tremante Valentina, lanciando l’ennesima occhiata agli zii di Davide. “Fuggite, subito” sembra tentare di comunicare.
– Io vorrei… – Davide non riesce a continuare la frase.
Altre bestemmie accompagnano i movimenti dell’ubriaco, che per poco non sbatte contro ad un mobile facendo cadere un bellissimo vaso di fiori freschi, gigli.
Lo sguardo del ragazzo torna su Nicolò.
– Vorrei restare. – Annuncia. Non appena ha pronunciato quelle parole, si è già pentito di averle dette. – Zia, non torno tardi, promesso.
– Va bene tesoro, se sei sicuro… – Risponde gentile Patrizia, forse nell’ultimo tentativo di persuaderlo.
– Sono sicuro – Sorride, altrettanto gentilmente, Davide. Non è per niente sicuro di quello. Non sa nemmeno perché ha accettato di rimanere.
Valentina prova di nuovo a capire le intenzioni di suo marito.
– Giulio… Mangi con noi?
In risposta, l’uomo farfuglia qualcosa e si avvicina barcollante al tavolo apparecchiato. Siede capotavola, poi volge lo sguardo al ragazzo nel tentativo inutile di riconoscerlo.
Il gran finale di questo triste spettacolo è una sonora testata al piatto di porcellana, fortunatamente vuoto.
Attimi di silenzio imbarazzato.
I primi dieci minuti della cena passano tra i rumori animaleschi di Giulio, che sbrana l’arrosto nel piatto come un uomo delle caverne che non mangia da giorni. Nicolò è seduto a fianco di Davide, come ai vecchi tempi.
Valentina rompe il ghiaccio, abbozzando un sorriso decisamente finto.
– Allora caro… come si vive in città?
Il ragazzo butta giù il boccone di carne, poi educatamente pulisce la bocca prima di rispondere. Sente addosso a sé gli occhi di Nicolò, e capisce che anche lui è particolarmente curioso di sapere la risposta a quella domanda.
– C’è tanto traffico, prima di tutto. Non è un gran problema il rumore quanto le strade sempre affollate, a tutte le ore… ma si riesce a trovare ogni tanto un po’ di tranquillità.
– Bene bene – Annuisce la donna, apparentemente soddisfatta della risposta ricevuta, quindi segue una domanda piuttosto scontata – E gli studi? Sei bravo, mi ha detto tua zia.
– Me la cavo abbastanza bene, in effetti, ma non sono certo il migliore del corso… Devo ancora dare alcuni esami, spero di passarli a Settembre. Ho già tutti i crediti necessari per continuare con il prossimo anno, comunque, ed è una grande conquista per me.
Probabilmente sono già troppe informazioni per la donna, che sorride ebete, senza capire davvero ciò che le viene detto.
Nicolò resta a testa bassa, pensieroso.
Un rutto potente di Giulio interrompe la conversazione. Nicolò sospira pesantemente e, rialzando il capo, prova a cambiare argomento.
Pone una domanda con tono candido ed innocente: – Come vi divertite, in città?
Davide cerca di non ridere per non far vergognare l’amico di ciò che ha chiesto, per quanto sembri una domanda a cui chiunque abbia compiuto quattordici anni saprebbe rispondere.
– Ci sono molte possibilità, a dire il vero. Ci sono cinema, sale giochi, bar, discoteche, associazioni più varie, sai. Ho seguito per qualche anno un corso di chitarra, ad esempio.
Nicolò è affascinato dall’idea di poter fare tutto ciò che si vuole.
– Com’è fatta una discoteca?
Davide ride. “Non vuoi davvero sapere che locali frequento” vorrebbe rispondergli, ma opta per una spiegazione più generica.
– Tanti giovani, qualche fuori di testa ogni tanto, musica tutta la notte. È divertente, se vai con un gruppo di amici.
Con una mano Davide prende il bicchiere e beve un sorso d’acqua.
– Mi puoi portare una sera con te? – Chiede all’improvviso Nicolò, e per poco l’amico non si strozza. È vero, ha frequentato diversi locali, ma quelli che preferisce sono di solito discoteche per gay, lesbiche e persone queer in generale.
– Ecco… non so se ti piacerebbe – Prova ad aggirare la questione.
La madre cerca di dissuadere Nicolò, a modo suo.
– C’è sempre da lavorare nel campo… Non puoi tornare stanco, la sera. Altrimenti tuo padre… – Valentina si blocca. Si alza in piedi per poi allungare le braccia per ritirare i piatti vuoti.
– Mamma, voglio andarci e basta. Papà… – Lo guarda, è in uno stato semi-incosciente – …non lo saprà.
Una mano tocca la spalla di Davide, è incredibilmente calda. Ed ecco, di nuovo, la faccia a cui il ragazzo non riesce a dire di no.
– Guido io. Mi porti?
Davide fissa per qualche secondo il tavolo, fingendo di essere sovrappensiero per recuperare qualche prezioso secondo per pensare.
– Posso un po’ cercare sul cellulare qualche locale non troppo lontano… se tua mamma si fida.
La parola magica che apre qualunque possibilità: Valentina è moralmente obbligata ad accettare, altrimenti significherebbe che non si fida di un bravo ragazzo di città, caro amico di suo figlio.
La signora sospira e abbozza un sorriso cordiale di circostanza.
– Certo che mi fido.
La mano di Nicolò scende fino a sfiorare quella di Davide.
Questo sente la faccia infiammare, probabilmente ha un colorito della stessa tonalità di rosso della tovaglia; istintivamente ritira la mano.
Il sorriso del giovane lo disarma. Davide sa che è sbagliato sentirsi il salvatore di Nicolò, sa che da certe situazioni problematiche non si può fuggire… eppure si sente bene, dannatamente bene.
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
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- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
Che bello il ritmo di questo racconto portato avanti da dialoghi molto efficaci. I personaggi delineati così bene che sembra di vederli e soprattutto di sentire con le orecchie e la pancia la presenza così fastidiosa di quel padre ingombrante. L’intesa fra i due ragazzi si va delineando piano piano, con la calma che è necessaria. Molto bravo
Grazie Cristiana! Mi piace molto scrivere dialoghi, riescono a portare azione e al tempo stesso esprimere il carattere dei personaggi in poche parole 🙂
È una storia che si svela senza fretta, con il ritmo giusto per gustarsela come si deve. Il personaggio principale è qui il padre di Nicolò, ma mi sembra che ci sia una paura ancora non svelata nel ragazzo, che va oltre l’imbarazzo per il padre.
Piano piano, come l’arrosto di zia Valentina 😉
Dire che i tre episodi che ho letto sono belli è ancora dire poco. C’è una sottile tensione erotica ma è velata e uno legge avidamente per scoprire come andrà a finire, o forse lo immagina bene, ma vuole avere conferme, e in itinere fa come la persona che divora quello che ha nel piatto senza gustarlo davvero. Allora si ricomincia, leggendo bene parola per parola – e anche tra le righe – e si trova piacevole questo tuo prendere per mano il lettore e condurlo lungo il racconto, ed è un bene che non ci siano maniglie.
Complimenti davvero, hai un tocco delicato, ogni parola è pesata, un senso di poesia, no, meglio, di armonia, di… completezza, permea ogni riga.
Grazie, sinceramente, grazie per aver condiviso questo racconto ed ora non resta che attendere che vengano pubblicati gli episodi successivi; ma il bello di questa attesa è che, nel mentre del suo perdurare, permette al lettore ansiosi di delineare degli scenari di sviluppo tutti suoi, che magari verranno disattesi quando si potrà leggere l’episodio successivo; quindi gli episodi del racconto soddisfano due volte: per quello che si è già letto e per quello che si immagina si potrà leggere.
Grazie ancora e complimenti.
Grazie di cuore Rudy per questi tuoi generosi e calorosi complimenti, non c’è gioia più grande per uno scrittore che leggere queste dolci parole!
Sono curiosolissimo di sapere se ti piaceranno i prossimi episodi 😀
Grazie ancora!