Secrets of the Moon
«Sgomberate tutto, date una bella ripulita, entro stasera voglio vedere l’Hub 13 vuoto.»
«Okay capo, sarà fatto.»
Fred sapeva bene che il mancato rispetto di quell’ordine poteva avere delle conseguenze pesanti: l’interruzione anticipata del contratto d’appalto e la perdita di entrate certe. La concorrenza era spietata, la sua ditta di traslochi stava navigando in cattive acque e la banca non scherzava perché era una banca seria. La Lehman Brothers esigeva che le scadenze delle rate del mutuo venissero rispettate, pena la revoca dell’affidamento ed il rientro immediato dall’esposizione debitoria. In parole povere: «Non cacci il contante? Ti caccio» lo aveva fatto ben capire il direttore dell’Agenzia che non guardava in faccia nessuno. Era strabico, poveretto. Il conto corrente fremeva, con ansia aspettava un versamento nelle casse del bancomat evoluto, dove l’evoluto stava a significare: arrangiati, fai da te. Il bancomat evoluto è voluto dalle banche per risparmiare sul costo di una figura professionale indispensabile fino a poco tempo fa, immancabile in ogni sportello bancario: il cassiere.
Per coprire quel profondo rosso che terrorizzava Fred anche senza le musiche dei Goblin di Simonetti, Fred doveva tenersi buono un tal Hubert Blaine Wolfeschlegelsteinhausenbergerdoff, il nuovo direttore di un importante reparto della NASA, chiaramente di origini teutoniche. Per comodità Wolfeschlegelsteinhausenbergerdoff si faceva chiamare Hub, non solo come abbreviazione del nome ma anche in quanto responsabile di una struttura centrale nell’organizzazione di quel carrozzone elefantiaco come la NASA, e in particolare di quell’Hub.
«Ragazzi muoviamoci! Abbiamo le ore contate, non fatemi incazzare, sennò Hub ci caccia.» I ragazzi, quattro dipendenti vecchi anagraficamente per quel lavoro di facchinaggio ma giovani per la pensione, lo guardano con sufficienza: un sei meno.
«Io comincio da quella parte, da quella montagna di scatoloni» è Suzi, uno dei quattro, così soprannominato perchè un fan di Suzi Quatro, una cantante ormai ricordata solo da quattro gatti: i componenti della band più Suzi fuori organico.
«Io smonto quegli scaffali lì in fondo» è Mike, detto Oldfield per l’abilità che dimostrava nel smantellare strutture metalliche tubolari, le tubular bells, così le chiamava Mike, che a son di martellate risuonavano come le campane tubolari di Mike Oldfield.
«Io porto via quella caterva di documenti racchiusi in quei faldoni buttati alla rinfusa là in mezzo» è Rever, un mormone dell’Utah membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, reverendo Nelson per gli amici, Rever (reverendo senza gerundio) per tutti gli altri. Evidentemente i colleghi di lavoro non erano suoi amici.
«Io porto una bottiglia di Porto per schiarirmi la voce» è Terminator, un gigante con la voce di Schwarzenegger, muscoloso anche nel muscolo cardiaco pericolosamente ingrossato, emulo dell’ex Governatore della California; alzava pesi incredibili con una facilità incredibile, come centocinquanta chili di polistirolo: incredibile! Lo lasciavano fare per quieto vivere. Nessuno osava contraddirlo. Poteva inquietarsi.
Fred coordinava i lavori, controllava e sovraintendeva, in poche parole non faceva un cazzo come Terminator, nessuno osava contraddirlo, solo Terminator.
«ATTENTO! OLDFIELD SPOSTATI!» È Suzi a gridare vedendo la scaffalatura tubolare metallica piegarsi pericolosamente sul collega. Terminator, con perfetto tempismo, afferra il collega per la cintura dei pantaloni scaraventandolo fuori dal raggio di caduta dello scaffale salvandolo dallo schiacciamento, mentre Rever inizia a recitare una preghiera del penultimo giorno quale ringraziamento per il miracolo che si è compiuto sotto i suoi occhi. «È stata la mano di Dio, la manona di Terminator, ne sono certo» esclama con convinzione.
Fred aveva assistito alla scena, per fortuna nessuno si era fatto male. Poi un brivido lungo la schiena: non ho rinnovato la polizza antinfortunistica.
Nell’ambaradan generale vede rotolare una bobina sul pavimento, quella di un registratore a nastro. Sullo scatolone che la conteneva la scritta TOP SECRET si leggeva su tutti i lati. Questa è mia! Raccolta la bobina la ripone dentro una borsa. Chissà che segreti nasconde, pensa tra sé e sé. Stasera resuscito il mio vecchio registratore AKAI, devo averlo messo da qualche parte in soffitta.
Dopo l’incidente i lavori proseguono senza intoppi rispettando la tabella di marcia.
«Bene ragazzi, ce l’abbiamo fatta, Hub sarà soddisfatto di noi, abbiamo riempito due TIR. Chiudiamo baracca e burattini e andiamocene, domani ci aspetta un’altra dura giornata, scaricare in discarica tutto il materiale raccolto oggi non sarà una passeggiata. Hey!»
«Hello Fred, a domani!» il saluto di Suzi, Oldfield, Rever e Terminator.
Chissà se funzionerà ancora il mio vecchio registratore a bobina, è diventato ormai un oggetto vintage, e pensare che stavo per portarlo all’isola ecologica. Lontani ricordi riaffiorano nella mente di Fred, di quando ragazzino aveva assistito alla telecronaca del primo allunaggio, un evento epico.
Più ci penso più mi sembra incredibile come con la tecnologia di allora l’uomo sia riuscito a mettere piede sulla luna, e al primo tentativo, “Audaces fortuna iuvat”, la fortuna sorride agli audaci, lo dicevano gli antichi romani, ci sarà un motivo.
Ad attenderlo a casa c’è Wilma, la moglie preistorica per le profonde rughe d’espressione sulla fronte, veri solchi dalla datazione incerta.
«E lo chiedi a me dove tu hai messo il tuo vecchio registratore?»
L’accoglienza, ammettiamolo, non è delle migliori.
Fred non ribatte, con la coda tra le gambe sale in soffitta alla ricerca del registratore perduto.
Adesso ricordo, lo devo aver messo lì sotto, in quel trolley rovinato.
Dopo aver collegato allo stereo il registratore, oltreché alla corrente, le grandi bobine iniziano a girare trasportando lentamente il nastro magnetico da una all’altra. Dopo un minuto di silenzio, sessanta interminabili secondi di attesa, una voce disturbata rompe il silenzio:
«Quauiischg modulo lunarìiisszz, mi sentiiiiiteeescghh?»
«Roger, Manson.»
Fred rizza le orecchie, sente male, le casse gracchiano.
«Vedo la luna vicina, sempre più vicinasckrchgg. A chesckrggg ora allunoiuuiischggh?»
«All’una.»
«Ho capitcgiuug che alluno, ma quandiiuhggsck alluno?»
«All’una, all’una!»
«Non sento beneee, ripetschghhiuc la domanda: quandioooshg alluno?»
«Alluna all’una.»
«Adesso ho capito: alluno all’una.»
«Roger, alle tredici alluna.»
«Okay, allora alle 13 all’una.»
Poi niente più, silenzio lunare.
«Manson, non ti sentiamo… MANSON, MANSONNNN!»
SBRANGSCHSSSTRONGSCSSSSSSSSSSssssilenziiiiiioo
Fred, dopo aver ascoltato e riascoltato più volte il nastro, prende una decisione drastica: lo strappa e lo getta via. Scotta troppo, questo nastro nasconde troppi segreti.
~~~
Non sapremo mai la verità.
A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
Non è da escludere che alle ore 12:47, tredici minuti in anticipo sulle ore 13:00, l’ora dello sbarco, il LEM si sia sfracellato sulla luna.
Chissà?
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Ciao Fabius. Ecco un racconto divertito e surreale, dove mescoli satira burocratica, fantascienza e comicità nonsense con grande libertà narrativa.
Mi piace molto il contrasto tra il realismo quotidiano dei traslocatori e la deriva complottista finale, costruita con un crescendo ironico molto efficace.
Leggero, immaginifico e con un gusto quasi cinematografico per l’assurdo.
Scrivo una gran massa di cose confuse, hai ragione, mescolo di tutto in un grande calderone, poi quel che ne viene lo servo ai poveri lettori di Edizioni Open. Per fortuna qualcuno gradisce ed io lo/la ringrazio. Grazie Cristiana.
A me piace 😊
Quanti 13 di fila, non l’avevo fatto apposta. Coincidenze? Lo devo chiedere stasera a Sanremo a Tredici Pietro. Scherzi a parte il nome più lungo esiste, non una mia follia. L’esatta lunghezza del cognome è centro di molta confusione, esistendone varie interpretazioni, che riportano un numero diverso di lettere, ma la versione più accettata è quella da 666 lettere.
Segue il nome completo:
Adolph Blaine Charles David Earl Frederick Gerald Hubert Irvin John Kenneth Lloyd Martin Nero Oliver Paul Quincy Randolph Sherman Thomas Uncas Victor William Xerxes Yancy Zeus Wolfeschlegelsteinhausenbergerdorffwelchevoralternwarengewissenhaftschaferswessenschafewarenwohlgepflegeundsorgfaltigkeitbeschutzenvorangreifendurchihrraubgierigfeindewelchevoralternzwolfhunderttausendjahresvorandieerscheinenvonderersteerdemenschderraumschiffgenachtmittungsteinundsiebeniridiumelektrischmotorsgebrauchlichtalsseinursprungvonkraftgestartseinlangefahrthinzwischensternartigraumaufdersuchennachbarschaftdersternwelchegehabtbewohnbarplanetenkreisedrehensichundwohinderneuerassevonverstandigmenschlichkeitkonntefortpflanzenundsicherfreuenanlebenslanglichfreudeundruhemitnichteinfurchtvorangreifenvorandererintelligentgeschopfsvonhinzwischensternartigraum Senior.
Grazie per la lettura e un applauso meritato se riesci a leggere tutto d’un fiato il cognome completo.
Non mi meraviglierei se domani qualche sito complottista riprendesse il tuo scritto. Già immagino il titolo: Avevamo ragione! TROVATO NASTRO CHE SMENTISCE L’ ALLUNAGGIO. The dark side of the Moon. Sempre divertente leggerti caro Fabius.
I complottisti sono tra noi. Il compl8 non l’avevo considerato. In questo mondo dove si crede a tutto tranne che all’evidenza, tutto è possibile. Sicuramente ci sarà anche qualche complottista fan dei Pink Floyd.
“I ragazzi, quattro dipendenti vecchi anagraficamente per quel lavoro di facchinaggio ma giovani per la pensione, lo guardano con sufficienza: un sei meno.”
Mi ha fatto ridere 👏 👏 👏
Mi ha fatto piacere. Grazie dell’applauso.
Un segreto in più da aggiungere sul lato oscuro della Luna. Grazie per avermi fatto scoprire l’uomo con il nome più lungo, e la sua storia. Curioso il fatto che l’Apollo 13 (missione non riuscita) fu lanciata alle 13:13 (direi che segue la specularità rispetto alle 13, essendo l’una partita, e l’altra arrivata).
Quanti 13 di fila, non l’avevo fatto apposta. Coincidenze? Lo devo chiedere stasera a Sanremo a Tredici Pietro. Scherzi a parte il nome più lungo esiste, non una mia follia. L’esatta lunghezza del cognome è centro di molta confusione, esistendone varie interpretazioni, che riportano un numero diverso di lettere, ma la versione più accettata è quella da 666 lettere.
Segue il nome completo:
Adolph Blaine Charles David Earl Frederick Gerald Hubert Irvin John Kenneth Lloyd Martin Nero Oliver Paul Quincy Randolph Sherman Thomas Uncas Victor William Xerxes Yancy Zeus Wolfeschlegelsteinhausenbergerdorffwelchevoralternwarengewissenhaftschaferswessenschafewarenwohlgepflegeundsorgfaltigkeitbeschutzenvorangreifendurchihrraubgierigfeindewelchevoralternzwolfhunderttausendjahresvorandieerscheinenvonderersteerdemenschderraumschiffgenachtmittungsteinundsiebeniridiumelektrischmotorsgebrauchlichtalsseinursprungvonkraftgestartseinlangefahrthinzwischensternartigraumaufdersuchennachbarschaftdersternwelchegehabtbewohnbarplanetenkreisedrehensichundwohinderneuerassevonverstandigmenschlichkeitkonntefortpflanzenundsicherfreuenanlebenslanglichfreudeundruhemitnichteinfurchtvorangreifenvorandererintelligentgeschopfsvonhinzwischensternartigraum Senior.
Grazie per la lettura e un applauso meritato se riesci a leggere tutto d’un fiato il cognome completo.
Tenendo conto che il tipo è tedesco, che il primo nome è Adolph e l’ultimo Zeus, direi che, almeno questa missione lunare, è al sicuro da incidenti!!