
Segreti Inconfessabili
John aprì la porta d’ingresso del suo piccolo appartamento ed entrò. Era stata una lunga giornata di lavoro e tutto quello che voleva fare era buttarsi sul divano e guardare un po’ di TV senza pensieri. Ma mentre chiudeva la porta, qualcosa attirò la sua attenzione.
C’era un piccolo pacchetto sulla soglia, avvolto in carta marrone e legato con un pezzo di spago. John aggrottò la fronte confuso, chiedendosi chi potesse averlo lasciato lì. Viveva da solo e non aveva molti amici.
Raccolse con cautela e curiosità il pacco e lo esaminò, rigirandolo tra le mani. Non c’erano né indirizzo né nome, solo un biglietto scritto a mano che riportava, semplicemente, “Per John”. Esitò per un attimo, decidendo se aprirlo o meno. Ma la curiosità ebbe la meglio e tolse la carta, rivelando una semplice scatola bianca all’interno.
John la aprì e trovò una piccola unità USB all’interno. La fissò per un attimo, cercando di capire a cosa potesse servire. Poi si ricordò che il suo capo aveva accennato a un nuovo progetto che richiedeva l’invio di ricerche e file tramite una chiavetta USB. Era molto probabile che si potesse trattare di quel materiale.
Scosse la testa. Il suo capo gliel’avrebbe data di persona, non l’avrebbe lasciata sulla soglia di casa sua. Prese il portatile e collegò la chiavetta. Sullo schermo apparve un singolo file, intitolato semplicemente “Segreti di famiglia”.
John aggrottò le sopracciglia e la curiosità crebbe. Fece clic sul file e iniziò la riproduzione di un video. Era poco chiaro e sgranato, vecchio di oltre vent’anni. La telecamera era mossa e l’audio era a malapena udibile, ma John riusciva a distinguere le voci dei suoi genitori.
Li guardò confuso mentre parlavano con toni sommessi, i volti tesi e preoccupati. Stavano parlando di un “errore” e di come dovevano tenerlo nascosto. John si rese conto quasi subito che non si trattasse di un normale video di famiglia. Era qualcosa di completamente diverso.
Man mano che il video continuava, le espressioni dei suoi genitori diventavano sempre più frenetiche e spaventate. John percepiva la paura in loro e questo gli fece correre un brivido lungo la schiena. Non aveva mai visto questo lato dei suoi genitori. Erano sempre stati così calmi e composti, ma qui erano in preda al panico e al terrore.
All’improvviso, nel video apparve una figura, che entrò nella stanza. John non riuscì a capire chi fosse a causa della bassa qualità, ma poté vedere la paura nei volti dei suoi genitori crescere ancora di più. La figura gridava e la telecamera tremava violentemente mentre i genitori cercavano di difendersi.
Poi il video si interruppe bruscamente, lasciando John in stato di shock e confusione. Rimase seduto a fissare lo schermo vuoto, chiedendosi a cosa avesse appena assistito. Non riusciva a trovare un senso a quel video.
Rimase seduto per ore, perso nei suoi pensieri. Solo quando squillò il telefono si riprese dal torpore. Era sua madre, che gli chiedeva se avesse ricevuto il pacco che gli aveva inviato.
Il cuore di John ebbe un sussulto quando sentì che il pacco era stato inviato da sua madre. Chiuse rapidamente la chiamata senza rispondere e andò al portatile. Cliccò di nuovo sul file, sperando di ottenere qualche risposta. Ma il video era sparito, sostituito da un messaggio che diceva “File non trovato”.
Frustrato, John cercò nel resto della chiavetta USB, sperando di trovare qualche indizio su ciò che aveva appena visto. Ma non c’era nient’altro, solo l’unico file ormai non più utilizzabile. Non poteva crederci, il video era sparito. Non rimaneva alcuna prova di ciò che aveva appena visto.
Camminava avanti e indietro nel suo salotto. La mente continuava a porre domande. Che cosa stava succedendo? Perché sua madre gli aveva inviato un video così inquietante?
Decise di chiamare sua sorella, sperando che potesse far luce sulla situazione. Ma prima che potesse comporre il numero, il telefono squillò. Era nuovamente sua madre, che gli chiedeva se avesse guardato il video.
La confusione di John si trasformò in rabbia. Chiese perché gli avesse mandato un video del genere, ma lei si rifiutò di rispondere. Si limitò a dire che era giunto il momento che lui sapesse la verità e che gli avrebbe spiegato tutto quando sarebbe andato da loro, per cena, il giorno dopo.
John riattaccò, sentendosi ancora più perso e frustrato. Non riusciva a credere che sua madre gli avesse tenuto nascosto qualche segreto. Ma non comprendeva che segreti potesse avere la sua famiglia e la ragione di tanto mistero.
Mentre cercava di elaborare tutto ciò che aveva visto, la mente di John tornò alla figura che era apparsa nel video. Non riusciva a togliersi di dosso la sensazione che ci fosse qualcosa di familiare, ma non riusciva a collocare quella persona in un luogo o in un periodo.
Decise di fare qualche ricerca, sperando di trovare qualche risposta prima di andare dai suoi genitori. Cercò tra vecchie foto e documenti di famiglia, sperando di trovare qualche indizio che potesse aiutarlo a capire il video e i segreti della famiglia ad esso correlati.
Ma non c’era nulla. Nessun accenno a quella misteriosa persona, nessuna spiegazione sulla paura dei genitori. Era come se avessero cancellato ogni traccia.
Frustrato ed esausto, John si arrese e andò a letto. Non riusciva a trovare una risposta e sapeva che non sarebbe riuscito a dormire finché non l’avesse trovata.
Il giorno dopo arrivò a casa dei genitori per cena, con la mente piena di domande. Sua madre lo accolse con un sorriso, ma John poteva vedere la preoccupazione nei suoi occhi. Si sedettero a tavola e suo padre li raggiunse pochi minuti dopo.
Mentre mangiavano, la tensione nella stanza era palpabile. La madre di John continuava a guardarlo nervosamente, mentre il padre sembrava perso nei suoi pensieri. Alla fine, dopo quelle che erano sembrate ore, John non ce la fece più.
“Cosa c’era in quel video, mamma?”, sbottò, non riuscendo più a contenersi.
I genitori si scambiarono uno sguardo prima che la madre sospirasse e iniziasse a parlare.
“È una lunga storia, John”, cominciò. “Ma è ora che tu sappia la verità sulla nostra famiglia”.
Continuò raccontando che la figura nel video era un uomo che minacciava la loro famiglia da anni. In qualche modo aveva scoperto un errore che i suoi genitori avevano commesso in passato e lo stava usando per ricattarli.
Il cuore di John affondò mentre ascoltava la storia. Non poteva credere che i suoi genitori avessero vissuto nella paura per tutti questi anni e che lui ne fosse stato completamente all’oscuro.
“Ma perché non me l’avete mai detto?”. Chiese John, sentendosi, al tempo stesso, ferito e tradito.
“Non volevamo farti preoccupare, John”, rispose la madre, con la voce tremante. “E pensavamo che non sarebbe mai venuto a galla. Ma abbiamo capito che non potevamo più tenerlo nascosto e che avremmo dovuto parlartene. Così ti abbiamo inviato il video”.
John era confuso. Non riusciva a credere che la sua famiglia avesse vissuto con un segreto così oscuro per tanto tempo. E ora sembrava che stesse tornando a tormentarli.
Guardò i suoi genitori, la paura e la preoccupazione sui loro volti, e capì che doveva fare qualcosa. Non poteva permettere che quell’uomo continuasse a minacciare la sua famiglia. Non gli rivelarono chi fosse quell’uomo.
Determinato, John tornò a casa e iniziò a fare ricerche. Cercò tra vecchi registri e archivi, nella speranza e con l’intento di trovare qualsiasi cosa che potesse aiutarlo a identificare l’uomo del video.
Alla fine, dopo giorni di ricerche, trovò qualcosa. Un articolo di giornale di oltre vent’anni prima, con la foto dell’uomo che aveva minacciato la sua famiglia. Era suo zio. Nell’articolo prometteva di raccontare una sua verità.
John non poteva crederci. C’era suo zio dietro tutto. Era stato lui a rovinare la vita dei suoi genitori e a minacciare la loro famiglia.
Pieno di rabbia e di risentimento, affrontò lo zio a viso aperto. Gli disse che sapeva tutto e che non gli avrebbe mai permesso di continuare a fare del male.
Lo zio si mise a ridere, dicendogli che era sempre stato geloso dei suoi genitori, del loro successo e del loro benessere. Non riteneva lo meritassero e il suo ricatto era un modo per vendicarsi di loro. E che ci sarebbe riuscito, alla fine.
John non aveva timore e, al tempo stesso, non comprendeva il motivo di tutto questo odio. Aveva la verità in mano e l’avrebbe usata per proteggere la sua famiglia. Denunciò lo zio, che fu posto in stato di fermo. Nell’attesa che venissero formalizzate le accuse e che iniziasse il processo, John iniziò a far visita quotidianamente ai genitori, per tranquillizzare loro e sé stesso. Ma qualcosa non gli era chiaro. Quale errore avevano mai commesso, al punto da essere ricattati? I genitori si erano chiusi nel silenzio. Non parlavano più. Come se temessero di dire qualcosa di sconveniente. Passarono alcune settimane. Arrivò a casa di John un altro pacco. All’interno un’altra chiavetta USB contenente un nuovo video, nel quale il padre veniva ripreso in atteggiamenti affettuosi con una nota esponente politica locale. Una voce fuori campo raccontava come fosse facile vivere agiati nella menzogna. John ora aveva un problema. Qualcuno, oltre lo zio, sapeva tutto.
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In effetti le quattro mura sono il luogo nel quale il mistero, spesso, fa da padrone. Il problema, come in questo caso, è quando alcune “voci” giungono all’esterno. Diventa complicato.
Un’interessante lettura, appassionante e curiosa. Leggendo il tuo testo pensavo in effetti a quanti segreti si celino dietro a vite apparentemente tranquille e quanto spesso i misteri si risolvano all’interno delle nostre 4 mura. Molto piaciuto