Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Oltre
- Episodio 4: Una luce nel buio
- Episodio 5: Il destino di Omen
STAGIONE 1
Il cielo sopra Vecchio Borgo era cupo, velato da nubi pesanti che sembravano opprimere il villaggio. L’atmosfera era densa, carica di tensione e silenzio. Dopo la scoperta dei corpi di Emily e Omen, la notizia si diffuse come un’ombra che scivolava da casa a casa, lasciando dietro di sé sussurri e paura. Nessuno osava parlare apertamente dell’accaduto, ma tutti sapevano che qualcosa di oscuro si era risvegliato nel cuore del villaggio.
«La paura uccide più della peste». Lo sussurrava in continuazione il prete che sedeva in commissariato con le mani ancora ammanettate davanti a sé. I suoi occhi, vuoti e assenti, fissavano il vuoto come se stesse osservando qualcosa che solo lui poteva vedere. «La paura uccide più della peste».
L’ispettore incaricato del caso, un uomo dall’aspetto unto e trasandato, lo osservava con un dito sotto il mento. Aveva sentito storie di possessioni, di riti oscuri e di simboli proibiti, ma non credeva a nulla di tutto ciò, non credeva assolutamente neanche al prete. Probabilmente non credeva neanche a sé stesso. Eppure quel prete lo inquietava profondamente.
«Che cosa è successo davvero durante quella messa?» chiese l’ispettore Arcangelo, cercando di mantenere un tono professionale. Il prete non rispose. Rimase immobile, ma poi, lentamente, un sorriso sottile e inquietante si formò sulle sue labbra.
«Non c’è redenzione per chi guarda nell’abisso e vi trova la propria anima.» sussurrò il prete con la voce carica di una calma innaturale. «Il simbolo che ho mostrato a Omen… è un’antica chiamata. È la chiave per risvegliare ciò che dorme sotto questa terra da secoli.»
L’ispettore continuò a guardarlo freddo. «Di cosa stai parlando idiota? Quale simbolo?»
Il prete alzò gli occhi verso di lui, e per un momento sembrò che un’ombra attraversasse il suo sguardo.
«Omen ha visto troppo, ma non ha capito che ciò che ha visto non era un semplice segno. Era un marchio, un sigillo che tiene imprigionato ciò che non dovrebbe mai essere liberato. E adesso il sigillo è stato infranto.»
«Io potrei infrangerti il cervello se non sputi la verità» rispose senza mezzi termini Arcangelo che si allontanò subito dopo averlo detto.
Nel frattempo, nel villaggio, la notte calava inesorabile. Le strade erano deserte, e le poche luci accese nelle case sembravano fioche, come se fossero soffocate da una stretta al collo.
Una figura incappucciata si aggirava furtiva tra i vicoli, portando con sé una lanterna traballante. Era una vecchia donna, conosciuta da tutti come la vecchia strega Marisa, una reclusa che viveva ai margini della comunità. Si diceva che fosse la custode di antiche tradizioni, e che conoscesse segreti dimenticati appartenenti alle baccanti di Dionisio e ai suoi antichi riti greci di lussuria e perdizione.
La donna si fermò davanti all’antica quercia, il luogo dove erano stati ritrovati i corpi di Omen ed Emily. Tracciò un simbolo a terra con la punta di un bastone e mormorò parole in una lingua arcaica. «È troppo tardi» sibilò, con un tono che mescolava tristezza e rassegnazione. «Il risveglio è iniziato, e non c’è preghiera che possa fermare ciò che è stato liberato.»
Il suono del vento tra i rami della quercia si fece più forte, trasformandosi in un lamento, un’eco di voci che sembravano provenire da un altro mondo. La donna alzò la testa, scrutando le ombre tra gli alberi. Poi, con un movimento deciso, prese un amuleto che pendeva dal suo collo e lo gettò ai piedi dell’albero. «Questo è solo l’inizio» mormorò. «La terra è affamata di sangue antico, e chiederà altro prima che tutto finisca.»
Quella notte, sogni inquieti tormentavano gli abitanti di Vecchio Borgo. Ognuno sognava di un’antica caverna, nascosta sotto la collina abbandonata, dove un essere senza volto si contorceva nelle tenebre, sussurrando parole che nessun orecchio umano avrebbe dovuto udire. Paolo, il folle di Colle Pignito. La leggenda dice che fu rinchiuso lì dopo la sua morte ma che le sue urla si sentono tutt’ora echeggiare nel Vecchio Borgo antico nelle notti più serene.
Mentre l’alba si avvicinava, il prete nel commissariato iniziò a cantilenare una litania oscura, le parole risuonavano tra le mura fredde della cella, facendo tremare chiunque fosse abbastanza vicino da sentirle. L’ispettore, stanco e sempre più ansioso, ricevette una telefonata. Dall’altro capo del filo, una voce nervosa e tremante. Era uno dei poliziotti di pattuglia al villaggio. «Ispettore… c’è stato un altro ritrovamento… alla vecchia cava dietro la collina. Deve venire subito.»
Il prete, nonostante non avesse udito la telefonata, smise di cantilenare e sorrise ancora, un sorriso vuoto e glaciale.
«La porta si è aperta» sussurrò, «e non c’è più via di fuga.»
A un tratto la bocca di Omen sembrò come aprirsi per dire qualcosa. Ma forse fu dovuto solo al rigor mortis.
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Oltre
- Episodio 4: Una luce nel buio
- Episodio 5: Il destino di Omen
Mi piacciono molto le chiusure degli episodi che altro non fanno che mettere nuovi dubbi nelle teste di chi ti legge. E così deve essere. Come già ti dicevo, una storia molto originale
La trama si snoda molto bene, rivelando pian piano i primi risvolti della vicenda.
Interessante il modo in cui hai intrecciato i generi paranormale e horror alla trama.