
Senti chi parla
«Che notte, amici! Che notte questa notte, se ci penso mi sento le ossa rotte. Sono rimasto sveglio per ore, non potevo chiudere occhio. Ma come, non avete sentito niente? Con quel casino! Tremava il pavimento. Allora siete due ghiri, avete fatto almeno bei sogni? Beati voi, io ho passato una notte da incubo. Adesso ho un sonno, un sonno arretrato che non vi dico. Sento dei rumori provenire dal pianerottolo: ssssss! È il cigolio della porta dell’ascensore, lo riconosco; i cardini arruginiti non hanno visto una goccia d’olio da quando Armstrong ha messo piede sulla luna. Se ha suonato la tromba! Ma voi due siete tutti suonati, il primo uomo sulla luna non era di colore, non suonava la tromba jazz ed era bianco. Anche il bianco è un colore? Dite? Non ci avevo mai pensato. Ma chi se ne frega di Armstrong! Adesso sento la chiave che sta girando nella serratura della porta blindata, fa sempre lo stesso rumore: scroc, scroc, scroc. Saranno i padroni di casa? Preferirei fossero dei topi d’appartamento. Ora sento dei passi, con quei tacchi alti e sottili è lei di sicuro, lui si è tolto le scarpe e sta camminando scalzo, così spolvera il pavimento a sua insaputa. Fate silenzio voi due! Tappatevi la bocca, volevo dire i cassetti, altrimenti non sento quello che dicono. Adesso è lui che parla.»
—
«Chi ha lasciato la luce accesa in cucina? Sei stata forse tu cara?»
«No, non credo. Adesso che ci penso devi essere stato tu, prima di uscire. Ricordo che ti ho aspettato sull’uscio di casa, eri andato a bere un bicchiere d’acqua, dicevi che con questo caldo avevi la bocca secca.»
«Può essere, non ricordo.»
Ti secca ammetterlo vero? Subito a darmi la colpa. E non fare quella faccia risentita.»
«Hai ragione amore, ti chiedo scusa. Cosa posso fare per farmi perdonare?»
«Preparami qualcosa di sfizioso: una coppa di gelato.»
«D’accordo amore, tre palline miste alla frutta, ok.»
«E non dimenticare la panna. Che sia ben montata. Agita bene la bomboletta prima.»
«Sì amore, lo sai che mi piace montare la panna e….non solo la panna.»
Nella camera da letto intanto sono tutt’orecchi.
«Sono loro, avete sentito voi due che mi state a fianco?»
«Sì sono loro, sono loro.»
«Lui è il solito, gioca con i doppi sensi pensando di essere spir.. Sssss. Stanno venendo qua. State immobili e in silenzio, mi raccomando.»
—
«Non rubarmi la panna col dito, dai!»
«Mmm che buona!»
«E metti via quella mano, mi fai solletico.»
«Sì, mi piace vederti quando ridi, sei ancora più bella.»
«Se per colpa tua mi cade una pallina sulle lenzuola pulite ti uccido, non scherzo. Accendi la tv dai, voglio vedere come va a finire la fiction, è l’ultima puntata. A proposito: dov’è il telecomando?»
«Cercalo amore.»
«Ma dove? Non lo vedo.»
«Cercalo sotto.»
«Sotto dove?»
«Sotto coperta.»
—
«Lo avete visto? È già ai preliminari.»
«Parla sottovoce, sennò ci sentono.»
«Okay, okay. Le ha toccato con la mano la spalla e poi da lì ha iniziato a scendere sempre più giù, accarezzandola lentamente.»
«Hai ragione» rispondono i due amici prediletti, «però lei lo lascia fare, non le dispiace il giochino.»
—
«E allora amore, hai trovato il telecomando?»
«No, non ancora. Un attimo di pazienza.»
«Prova più in basso.»
«Ah, ecco. Trovato. L’ho in mano, ma, ma: si muove, è sempre più rigido.»
«Si amore, è tutto tuo.»
«Ancora! Ma non ti è bastato stanotte? Lo abbiamo fatto per ore, non so per quante volte: mi sembravi Rocco.»
«Chi? Rocco il cantante napoletano?»
«Non fare il finto tonto.»
«Perché lo conosci veramente?»
«È stata Giuliana.»
«Cosa c’entra Giuliana con Rocco?»
«È stata lei, durante la festa di addio al celibato. Eravamo tutte su di giri, sicuramente avevamo bevuto un po’ troppo, lei mi ha preso per mano dicendo: “Dai, vieni che ti mostro un video. L’ho trovato in camera di mio fratello, nascosto nell’armadio dietro a dei libri; s’intitola ‘Rocco e le storie tese’, così se suona alla porta vestito da idraulico, sai cosa ti perdi se non lo fai entrare.”»
«Ma guarda, da Giuliana non me lo sarei aspettato!»
«L’ho guardato con curiosità, lo confesso, Rocco è un mito. Avrei voluto dirle che non mi perdevo niente.»
«E invece che le hai detto?»
«Ah, sei curioso?»
«Sì, perché mi riguarda.»
«Ma niente, perché avresti voluto che sapesse?»
«Figurati! Conoscendola avrebbe spifferato tutto alle sue amiche.»
«Tu sei solo mio, sei il mio Rocco personale amore mio.»
«Si dillo ancora, dillo che mi eccita. Ti voglio, adesso, lo sai che non mi basti mai.»
—
«Aiuto! Amici miei, adesso stanno per iniziare i fuochi pirotecnici.»
«Sei il solito esagerato, per qualche petardo. Noi, per rispettare la loro privacy, ci giriamo dall’altra parte; sei d’accordo fratello?»
«Sì fratello, io mi giro a destra.»
«E io a sinistra. Anch’io non voglio vedere.»
«Ci racconti tutto domattina, con calma. Ciao buonanotte!»
«Ciao notte!»
«Bei amici che siete. Mi lasciate da solo in mezzo a voi. Vergognatevi!»
–.–
La mattina dopo.
«E allora com’è andata? Raccontaci tutto che siamo curiosi.»
«Ho passato una notte d’inferno. Mi hanno strapazzato per ore trasformando il povero materasso a due piazze in un campo di battaglia dove non si sono mai risparmiati, tranne che per qualche breve e fisiologica pausa refrattaria di lui, che di ormoni ne aveva da vendere. Lei diceva di no, lo ripeteva più volte, poi diceva di sì, poi di nuovo di no ma era un sì perchè al no seguiva un ancora, sì, dai, più forte. Non ne avevano mai abbastanza: lei mugolava di piacere e io cigolavo, lui ansimava e io cigolavo. Insomma più godevano e più io cigolavo. Per fortuna non sono di cartone, non sono svedese, sono di legno massello e resisto bene, sono testato per sopportare le notti tempestose di una giovane coppia di amanti, anche con qualche chiletto in sovrappeso. Ero come un cavallo al galoppo con in groppa due ingroppati. Grazie all’ottimo grip delle gommine sotto i piedi non mi sono mai spostato, ho mantenuto la posizione nella camera senza sbattere contro il muro, e ciò nonostante lo sbattimento continuo. È stata un’esperienza che non auguro a nessuno, davvero scomoda, anzi, scomodissima! Voi due che mi state sempre a fianco silenziosi come avete passato la notte?»

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Finale… Col botto!
Molto divertente, grazie! Mi hai rasserenato la serata.
Tra una bottarella e l’altra dovevo finire col botto, ti pare?
Non poteva che essere così!
Simpaticissimo questo racconto surreale! I colleghi del letto veramente sorprendenti! Bravo Fabius!!!
Grazie Giuseppe del complimento. Mi compiaccio quando piaccio ma non mi considero un piacione, dici che Fabius sia un burlone? Hai ragione, sono caduto così in basso che in futuro non farò parlare solo il letto, darò voce anche al scendiletto. Finché scrivo sono vivo, non so ancora per quanto, per questo che scrivo tanto.
Conoscevo bene il Grillo Parlante, Beethoven, il cane parlante, Francis, il mulo parlante. Da poco tempo anche i simpatici gatti parlanti della serie Wiccats, di Emiliano Grancagnolo, che ti consiglio di leggere, ed altri ancora. Non avevo letto, finora, storie di letti parlanti. Se avessero bocca e lingua da potersi sentire, ne avrebbero davvero di cose da dire, di cui lamentarsi o sbalordire.
Fabius P. hai introdotto un nuovo genere?
La narrativa “eroticomica”?
Potrebbe essere un’idea. Però è difficile da realizzare perché tutti i miei racconti nascono e finiscono subito. Li costruisco a ritroso su una battuta o su un argomento che mi intriga. Quindi la serie non è un format adatto alle mie composizioni che al massimo possono trovare nei giochi di parole un punto comune. Forse adesso con il limite delle mille parole potrei creare una serie di tre racconti, però ci devo pensare. Grazie M.Luisa del puntuale commento.
Bravo! 🙂
Uno humour all’inglese, raffinatino e con i giusti doppi sensi. Chissà se le nostre fornitures ci sentissero davvero, che vergogna. Ah, già, adesso ci pensa google a mettersi in ascolto e altro che comodini, direi telefonini, piuttosto. Buon sabato e fate i bravi 🙂
Sono felice di averti divertita. Questo racconto non ha pretese, è in tono minore come lo è il suo autore, però qui la musica cambia, non è triste, direi piuttosto che è in tono maggiore, con un tempo allegro scherzoso, quello che ci vuole per rivitalizzare il 2 novembre, un giorno proverbialmente morto.