Senza meta

Serie: Il diario del tirocinante


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: .

Quando si parla di lavatrice c’è sempre lo stereotipo che il maschio italico sia incapace di lavarsi le proprie mutande in autonomia.

Niente di più sbagliato.

Non solo la lavatrice è in grado di azionarla anche un bambino, ma poi viviamo nel tempo di Google. Hai un dubbio? Chiedi a Google. Certe volte l’abuso di questo strumento è nocivo, ma altre è un salvavita.

Quello che non viene mai detto a proposito della lavatrice è dove stendere.

Sono da cinque minuti con in mano la bacinella strabordante di calzini, camice e maglioni vari e cerco di capire dove stendere. Non c’è un balcone e lo stendino è pieno della roba di Luca.

Sono un ingegnere, è arrivato il momento di ingegnarsi.

Poggio i panni sul tavolo, vado in camera e prendo diverse grucce, poi apro tutte le finestre e sulla maniglia appendo una gruccia con due capi appesi. I calzini stesi sullo schienale di due sedie messe sotto le finestre. I miei panni prendono così sole e vento. Di lusso proprio.

Mi siedo sul divano e mi metto a leggere in questo sabato mattina. Mi sono addormentato tardi, troppo eccitato per la serata di ieri con Eleonora ed incapace di spegnere il cervello e mi sono ugualmente svegliato alle sei di mattina per la luce del sole. Almeno ho sbrigato le lavatrici entro le nove di mattina.

Chiudo l’ebook dopo aver letto due capitoli e vado a sgranocchiare dei crackers sulla finestra. Mi lascio baciare dal sole e ammiro le colline verdi tutt’attorno. Tocco i panni, si stanno asciugando rapidamente così decido il mio itinerario della giornata. Ho voglia di esplorare queste colline verdi che mi ricordano la Contea degli Hobbit e cerco su Google Earth se ci sono dei sentieri.

Osservo le colline e cerco di intravedere i punti osservati su Earth quando il rombo di una moto disturba gli uccellini dell’albero di fronte casa.

Una Ducati fiammeggiante si è fermata sotto la mia finestra e vedo Eleonora togliersi il casco e muovere al vento la sua lunga treccia.

Scendo più veloce di Zeus quando scova una fanciulla non ancora sedotta, e vado incontro ad Eleonora.

«Ciao!» la saluto con un largo sorriso.

«Hey!»

Ha un bel sorriso, molto più dolce di quanto lascino pensare i suoi modi e il suo atteggiamento da dura. Gli occhi verde scuro, alla luce del sole rivelano alcuni raggi dorati, un tesoro nascosto che in pochi forse hanno notato.

«Fammi indovinare, lavatrice anche oggi?» esordisce ammiccando alle mie finestre con i panni appesi.

«Tu che programmi hai?»

Lei alza le spalle e sbuffa.

Per la prima volta scorgo qualcosa in lei oltre le apparenze. Non dev’essere facile lavorare in un ufficio pieno di uomini, per quanto l’ambiente sia informale e socievole, probabilmente per lei è più difficile instaurare un rapporto che vada oltre l’aspetto professionale. Immagino debba sentirsi molto sola, da prima dell’abbandono di suo marito, ed è per questo che forse non riesce ancora a separarsi da quell’anello.

Mi fa molta tenerezza e sento come il bisogno di proteggerla, di farla sentire meno sola.

«Ti va se i miei programmi diventano anche i tuoi?» le chiedo.

«Che avevi in mente?» sorride.

Alzo le spalle.

«Un classico: gironzolare senza meta.»

«Il mio programma preferito.»

Dieci minuti dopo sto guidando a caso per le strade di campagna a bordo della Smart aziendale. Eleonora si infila gli occhiali da sole e sprofonda nel sedile passeggeri, rilassata e serena.

«Sai che Valentino Rossi ha un ranch da queste parti?»

«Allora dovresti andare sotto casa sua a rombare con la Ducati.»

«Dici che mi fucila?»

«È una possibilità.»

Scoppiamo entrambi a ridere. Vado a bassa velocità, per godermi il panorama che ho fuori e nel sedile a fianco.

Il sali e scendi immerso in quel verde così brillante è da mozzare il fiato, con il sole luminoso della mattina e il cielo blu primaverile sembra che la natura voglia regalarci un calore benevolo e una pace che gli uomini faticano a darsi l’un l’altro.

«Gradara! Segui il cartello per Gradara!» si sveglia di botto Eleonora.

Svolto a destra e mi inerpico su una strada in direzione della costa romagnola.

«La conosci?»

Scuoto la testa.

«Oh, allora ti piacerà, fidati.»

Venti minuti dopo risaliamo un antico borgo medievale fino a parcheggiare sotto le mura del catello.

Eleonora mi prende la mano e mi guida dentro un sentiero tra alti alberi fino all’ingresso dentro le mura e resto a bocca aperta.

All’interno delle mura ci sono case e strade lastricate in pietra, un piccolo villaggio su cui la rocca sorveglia da secoli.

«Che te ne pare?» mi chiede Eleonora radiosa.

«Dico che non abbiamo nulla da invidiare ai francesi.»

Eleonora mi prende la mano e la accarezza. Sento l’anello freddo premere contro la mia pelle ma mi concentro su quelle viuzze, i balconi addobbati con fiori e le insegne in legno che cigolano. Saliamo sulla rocca e visitiamo il castello dopo aver passato il fossato sul ponte levatoio. Dal ponte le mura della rocca sembrano impenetrabili. Resto con il naso all’insù e non mi accorgo che Eleonoro mi fa una foto con il cellulare.

«Devi vedere la tua faccia!» dice ridendo.

Mi avvicino e ci scattiamo un selfie.

Altri turisti ci passano vicino e sorridono. Sembriamo una bella coppia se non fosse per quell’anello. Proseguiamo il nostro giro: dentro vediamo la camera delle torture, sale con ricchi e preziosi arazzi del tardo Medioevo, armi e armature esposte fino ad arrivare in una sala con le pareti interamente dipinte e un grande letto a baldacchino.

«La camera di Lucrezia Borgia» recito dalla targa.

«Immagina il movimento che ha visto quel letto» mi fa l’occhiolino Eleonora prima di trascinarmi fuori. Mangiamo un panino con la porchetta saporito e pepato e saliamo sulle mura.

Sempre mano nella mano passeggiamo lì dove secoli prima le guardie facevano la ronda e gli arcieri respingevano gli assalti dei nemici. Mi perdo ad immaginare la storia passata di questo luogo ma sono le colline verdi ad incantarmi maggiormente finchè dalle mura nord si intravede la costiera romagnola. Io ed Eleonora corriamo in cima ad una torre, ridendo e spintonandoci a vicenda e poi restiamo in silenzio e a bocca aperta ad ammirare la costa da Cattolica a Cesenatico passando per Rimini.

«Incredibile…»

Eleonora mi stringe la mano e poggia la sua testa sulla mia spalla. La stringo a me e restiamo così, in silenzio, con la leggera brezza portata dal mare a rinfrescarci.

Il passo di altri visitatori che risalgono le scale in legno ci sveglia da quel sogno.

Ci separiamo e proseguiamo la nostra visita, restando in silenzio.

Prendo alcuni souvenir prima di lasciare quel borgo ancorato ancora ad un glorioso passato ma come usciamo dalle mura sembra che Eleonora abbia attraversato i secoli per tornare alla realtà. Dentro abbiamo giocato al cavaliere e alla principessa, ma qui fuori le cose sono molto diverse. La vedo pensierosa, gli occhi verde scuro hanno perso la luminosità d’orata e sembrano una palude.

«Che hai?»

Sorride e fa cenno che non c’è niente. Il classico “niente” delle donne che vuol dire che hanno dei tormenti in testa.

La assecondo e restiamo ognuno con i propri pensieri nella strada di ritorno. Vedo una piazzola e mi fermo.

Spengo la macchina e scendo.

Esce anche Eleonora e mi raggiunge poco lontano dalla macchina, dove la collina discende dolcemente verso una vallata.

«Che succede?» mi chiede Eleonora spaventata.

«Niente» alzo le spalle con un sorriso.

Mi prende la mano e sorride timidamente.

«C’è una cosa che voglio fare da tutta la vita e che per tutta la giornata mi ha tormentato.»

Lei mi guarda incuriosita e un po’ maliziosa.

Osservo le colline verdi solcate dal vento e prendo una boccata di quell’aria.

«Voglio rotolarmi per queste colline. Ogni volta che le vedo mi viene una gran voglia.»

Eleonora scoppia in una risata sana e corposa, contagiosa e inizio a ridere con lei.

Ci avviciniamo, lei mi prende la mano, la accarezzo sopra l’anello e avvicino il mio viso al suo. Sorride, chiude gli occhi, percepisco il suo respiro, le sue mani sul mio petto e…la forza con cui mi spinge di sotto.

Inizio a rotolare nell’erba e dopo qualche metro mi fermo a pancia all’aria. Scoppio a ridere mentre osservo le nuvole bianche passarmi veloci sopra in cielo. Sento urla dietro di me, Eleonora mi sta raggiungendo rotolando anche lei e mi finisce addosso. Urliamo e ridiamo, liberi e spensierati.

Mi accarezza il volto pieno d’erba e poi mi bacia. Un lungo e appassionato bacio, pieno di desiderio, di leggerezza e di voglia di vivere.

Le prendo la mano per rotolare insieme giù da quella collina.

«Aspetta» la ritrae.

Si toglie la fede e la lancia lontano.

Con la mano libera da quel peso, prende la mia, e insieme rotoliamo fin dove il vento dell’amore ci vorrà portare.

Serie: Il diario del tirocinante


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Mi è venuto un colpo. Per fortuna, dopo aver letto la risposta al commento lasciato da Federico Damiani, mi sono ricomposta. Non nutro molta passione per il romance, ma la storia con Eleonora mi sta appassionando e mi chiedo come andrà a finire.

  2. Bravissimo Carlo! Un racconto che si legge che è una meraviglia, senza intoppi e con una scrittura sciolta che ti accompagna fino alla fine! Una narrazione fresca, come fresco è il bacio, spontaneo, libero e senza (almeno per ora) impegno. Magari fosse sempre così! E poi ci sono i colori, delle colline, del cielo, degli occhi di lei che sono cangianti. Il tutto mi è parso la perfetta metafora della giovinezza del protagonista. Non dico che nella vita tutto debba sempre essere facile, perché veramente non lo è, ma molto dipende da come le cose si colgono, si accettano, si trasformano e poi si vivono. E tu mi hai trasmesso questo! Non importa cosa succederà fra i due, non bisogna avere aspettative, perché sei riuscito a scrivere in modo che quel momento sembra quasi essere bastato. Mi è proprio piaciuto. Bravo!

    1. Grazie Cristiana! Sono veramente contento che ti sta piacendo questa serie. Hai colto molte cose che volevo trasmettere e ne sono proprio contento. I colori, probabilmente sai meglio di me, sono incredibili e non sono soddisfatto di come li ho descritti perché sono molto più luminosi di quello che traspare. Sembra di essere in un dipinto di Michelangelo. Incredibile. Non ero abituato a tutto quel verde. I colori predominanti in Sardegna sono il blu e l’azzurro del mare e il verde spente della macchia mediterranea insieme alla roccia rossastra. Hai colto bene anche il simbolismo e la giovinezza che volevo trasmettere, la voglia di vivere e di vivere “alla giornata”, insomma di vivere secondo il Carpe Diem. Concordo anche sul saper prendere quello che viene. Non è una cosa scontata e facile, bisogna essere in pace con sé stessi per riuscirci. Buon fine settimana! Grazie ancora e a presto!

  3. Bello anche questo episodio, Carlo. Bello e liberatorio quel lancio dell’anello, bello e liberatorio quel celebrare quella liberazione rotolandosi nell’erba.

    1. Ciao Nyam! Ho giocato con i simbolismi in questo episodio, stavolta più fantasia che realtà ma è anche il bello della scrittura no? Mescolare sempre il vero con la propria immaginazione! A presto.

  4. Un altro piacevole episodio. Ho sorriso leggendo dell’ ingegnere che deve ingegnarsi per stendere la roba. Ho apprezzato il panorama tra le verdi colline che ci hai mostrato con le tue parole. Lieta del nuovo incontro con Eleonora, anche se ho paura che non sia tutto oro quel che luccica. Oppure mi sbaglio. Forse sono io che sono disillusa da una quotidianita` non sempre dolce e gradevole. Chissa`! Con i prossimi episodi, chi leggera` sapra`. Ciao Carlo, a presto.

    1. Ciao Maria Luisa, forse un po’ di disillusione l’hai, anche dai tuoi ultimi racconti, o forse sono io un po’ troppo positivo e ingenuo. La parte della lavatrice non potevo non metterla e far strappare un sorriso! Quel panorama è veramente mozzafiato e avrei voluto davvero rotolarmi con una Eleonora, mai ahimè, quella è tutta fantasia. Buona serata!

  5. Comunque, oggi ho fatto la treccia anch’io: mi sento già più potente💪🤣 (forse però dovrei procurarmi anche una moto🤔😅). Alla prossima! Non vedo l’ora di vedere come va a finire!

  6. Non so se questa storia sia vera (non vorrei dire niente contro una ipotetica Eleonora reale) ma questa donna non mi ispira fiducia! Già nell’episodio precedente mi ha infastidito il suo atteggiamento: baciare uno sconosciuto subito dopo un divorzio, quasi come voler colmare a tutti i costi un vuoto…O peggio, vendicarsi del marito accalappiando il primo bravo ragazzo indifeso conosciuto al lavoro.(Tendo ad essere sospettosa, ma di solito ho ragione😅). Adesso, in questo episodio, io vedo un ragazzo dolce, disinteressato, amante della natura, insomma una brava persona, finito tra le grinfie di una strega dalla bella treccia e dagli occhi verdi! (Dimmi che Eleonora non esiste davvero, ti prego🤣). Come sempre, un racconto ben scritto, scorrevole, mi è piaciuto. Aspetto i prossimi episodi.

    1. Ahahahah ciao Arianna! Molto bello il tuo commento. Allora, Eleonora esiste, o meglio, esiste la donna fisica a cui mi sono ispirato ma la personalità è completamente diversa e la storia romantica è di fantasia, o meglio, è ispirata ad una storia vera ma con un’altra “Eleonora”. Però hai colto molto della psicologia di questa Eleonora, soprattutto del colmare il vuoto. Il protagonista è sicuramente un bravo ragazzo, come hai detto, ma non vuol dire che sia necessariamente ingenuo! Chissà, magari riserverà delle sorprese, in fondo si cresce anche e soprattutto grazie a delle decisioni! A presto e grazie ancora per i complimenti!

    2. Ciao Arianna! Grazie per i complimenti! Allora, Eleonora, fisicamente, esiste, ma ha un carattere e una personalità molto diverse. A me piace mettere sempre un po’ di realtà e fantasia in ogni personaggio. Anche la storia, pur avendo una base autobiografica, ha comunque parti di fantasia. Hai colto molto della psicologia dei due protagonisti, soprattutto il senso di vuoto di Eleonora. Su Carlo, bè, bravo ragazzo non necessariamente significa ingenuo. Si cresce anche e soprattutto grazie alle delusioni. Ancora grazie e a presto!