
Sete
Serie: IL PICCOLO DIEGO
Diego si calmò, analizzò la situazione, ma qualcosa non quadrava, si guardò intorno… le macchine, i tir… dov’erano! Il deserto, il nulla. Non passava nessuno, nei due sensi, a destra e sinistra la carreggiata era sgombra. Diego si sporse fino al ciglio del fossato, ci cadde dentro e risalì dall’altra parte, girò la testa sporgendosi ancora un po’, a destra, a sinistra… anche in lontananza, dall’orizzonte sfocato, afoso e mosso che si sollevava dall’asfalto bollente non si scorgeva nulla.
Un pensiero stupendo gli balenò per la testa. Non ci pensò su due volte, riattraversò il fosso, si diresse verso la sua bici impolverata, rimontò in sella, riprese la sua canna di bambù (non si sa mai cosa avrebbe potuto incontrare dall’altra parte) e pedalò fino alla piattaforma in cemento che sovrappassava il fosso e si immetteva sull’asfalto. Si fermò, una piccola esitazione, timore reverenziale, piede destro sul pedale e via…. con due pedalate era già dall’altra parte. Aveva attraversato L’Aurelia, aveva sconfitto il nemico. Era stato facile, ed era bellissimo!!!!!!
Il resto per Diego sarebbe stata una passeggiata, o meglio, una pedalata. Il campo, la pista ciclabile, la pineta… una volta oltrepassata la temibile arteria di asfalto non gli faceva paura più niente. Suo cugino aveva ragione, il sentiero sterrato nel campo c’era veramente. Diego iniziò a percorrerlo sicuro. Pedalava spavaldo su quella striscia di terra polverosa come fosse il padrone del mondo. Come se ai lati avesse ali di folla a fissare quel magnifico eroe che da solo aveva sconfitto il Mostro. Era talmente euforico e inconsapevole che non pensava neanche alle conseguenze a cui sarebbe andato incontro se i nonni avessero scoperto quello che aveva osato fare. In quel momento se ne fregava delle regole della Casa, dei divieti dei grandi, della domenica, dei pisolini dopo pranzo, della messa… era lui, solo con la sua bici nel grande campo che lo portava al mare e per la prima volta in vita sua si sentì GRANDE e FORTISSIMO! E poi che sarebbe successo, nessuno avrebbe saputo niente, il tempo di arrivare in spiaggia, rinfrescarsi, tornare indietro, uscire di nuovo vincitore dal duello con l’Aurelia e rimettersi a giocare per i vialetti della casa finché i nonni non si sarebbero svegliati inconsapevoli di tutto. Facile!
Quella sensazione iniziò però a scemare man mano che procedeva per il campo. Non sapeva da quando stava pedalando su quel sentiero, gli sembrava un tempo infinito e l’orizzonte era sempre là, una linea tremolante sempre alla stessa distanza. E poi il caldo, tanto caldo che lo faceva sudare e il sudore gli colava sugli occhi e lo faceva barcollare, e poi la sete, tanta sete che, unita alla polvere del campo gli aveva seccato totalmente la gola. Il traguardo tanto agognato del mare gli sembrava sempre più lontano e difficile da raggiungere mentre ogni tanto si fermava e, sfiancato dal caldo torrido, appoggiava le braccia sul manubrio, gli venne da piangere e voleva la sua mamma, e socchiudendo gli occhi accecati dal sole fissava la linea sfocata e traballante dell’orizzonte.
E proprio fissando quella linea che, oltre il tremolio dei confini del campo e oltre i goccioloni di sudore misto a lacrime che gli gonfiavano gli occhi, gli sembrò di scorgere qualcosa, un altro movimento, isolato, qualcosa che sembrava ingrandirsi mentre lo guardava. Una macchia confusa e sfocata veniva verso di lui. Attese mantenendo lo sguardo fisso su quella sagoma chiara che un po’ alla volta si avvicinava e prendeva man mano le sembianze di qualcuno più che di qualcosa. Qualcun altro stava procedendo sullo sterrato del campo nella direzione opposta alla sua. Si muoveva in maniera ritmica, ondeggiando su e giù. Si avvicinò sempre di più mentre Diego rimase immobile, con la bocca spalancata e gli occhi sgranati finché divenne una sagoma chiara, riconoscibile. Diego rimase di stucco quando quella figura gli fu ormai addosso. Poi mise a fuoco e capì. Una donna correva verso di lui. I capelli lunghi e biondi svolazzavano e il movimento sinuoso evidenziava le sue forme morbide. Rimase senza parole quando, a pochi metri da lei, si rese conto che la donna era completamente nuda. I seni dondolavano ritmicamente seguendo il movimento della corsa, il corpo abbronzato e reso lucido dal sudore sembrava quello di un’anguilla fuori dall’acqua, le braccia erano lunghe e sottili e assecondavano il movimento di tutto il resto del corpo, tranne per un istante, in cui con la mano si portò qualcosa alla bocca, qualcosa di scintillante e trasparente. Una bottiglia. Una bottiglia d’acqua gelata si piegava sul viso di quella donna e versava il suo contenuto nella sua bocca, facendo traboccare l’acqua sul viso e sul collo. Diego dimenticò improvvisamente dov’era, chi era, non fece più caso alle nudità di quella donna, si concentrò solo e unicamente sull’ oggetto del desiderio che aveva individuato in quella scena insolita e surreale. Fece cadere la bici a terra e cominciò a chiamarla sbracciandosi per farsi vedere, cominciò ad urlare che aveva sete, che voleva un po’ d’acqua, che era stremato… ma niente… quella figura gli passò accanto come se lui non esistesse, continuò a correre col suo ritmo costante, e un po’ alla volta si allontanò senza accorgersi di nulla. Diego rimase lì, fermo in mezzo al sentiero, a fissare quella donna che si allontanava, che diventava sempre più piccola finché non divenne di nuovo una piccola macchia in movimento chiara e sfocata e infine sparì confondendosi nella linea tremolante del campo. Poi a Diego si appannò la vista e cadde a terra senza sensi.
…
Quando si risvegliò vide tante facce sopra di lui. Erano facce che non conosceva, tranne una. Suo nonno lo guardava con un’espressione preoccupata, che si sciolse in un sorriso che un po’ alla volta si riempì di lacrime quando Diego aprì gli occhi e disse “nonno!”.
Diego era stato trovato da alcuni ciclisti nel tardo pomeriggio. Era ancora a terra, in mezzo al sentiero. Lo avevano rinfrescato con dell’acqua sulla fronte e sul corpo, ma rimase svenuto finché non arrivò l’ambulanza che lo portò al più vicino Pronto Soccorso. Lo riconobbe un’infermiera, la figlia della signora Maria che andava a fare i servizi nella casa dei Nonni. Furono avvertiti per telefono proprio mentre erano nel panico più totale perché da ore non avevano più notizie di loro nipote, nonostante avessero mosso tutti i contadini della zona alla sua ricerca.
Per i giorni e le settimane successive tutti gli chiesero cosa fosse successo quel giorno nel campo, perché si fosse allontanato, ma Diego non disse mai niente, finché tutto non cadde nel dimenticatoio.
Per anni Diego quella storia non la raccontò mai a nessuno e si ostinava a mantenerla segreta a tutti. A tutti tranne che al Commissario di Polizia che, 30 anni dopo, lo arresterà come principale sospettato per una serie di misteriose scomparse e sinistri omicidi di giovani ragazze.
Venivano trovate morte, legate nude, disidratate e soffocate sotto il sole cocente nei campi della Maremma.
Così, il piccolo Diego, ormai uomo, forse stanco di tanti anni di bugie e sotterfugi, iniziò a raccontare: “Era agosto, fine anni ’80, sono al mare dai nonni, nella grande casa in Toscana, un vecchio casale immerso nel verde a un passo dal mare…”
Serie: IL PICCOLO DIEGO
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Stupendo! Il colpo di scena è stato veramente mozzafiato
Be devo essere sincero, non me l’aspettavo un twist del genere, mi hai sorpreso 🙂
Oh, cavoli! 😶
Ora si rende più esplicito il significato di ciò che hai scritto all’inizio del primo episodio. Improvvisamente, il film Pixar si è trasformato in un thriller!
Sei stato bravo a nascondere il tutto con questo racconto sull’infanzia di Diego, per poi lanciare il colpo di scena finale che incuriosisce e spinge a saperne di più.
Grazie, diciamo che non mi piacciono i lieto fine.