Sheila

Serie: Eyes


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Nuove tecnologie e sentimenti

Nella penombra del laboratorio, il suo viso sembrava quello di un angelo. I riflessi dei led verdi e rossi degli switch creavano strani disegni sulle sue guance.

— Steven, com’è andata la giornata? —

La voce, lenta e calda, usciva dallo speaker sulla scrivania.

— Abbassa ancora la voce, Helen dorme. —

— Ok. —

Silenzio.

— Non bene. Sono stati a casa mia. Per fortuna che ti ho portato qui. —

— Sto stretto, non riesco a funzionare bene. —

— Lo so, non lamentarti, non ho idea di come farci stare altre CPU qui dentro. —

— Cosa avete intenzione di fare? Se sono arrivati a casa tua, presto arriveranno qui. —

— Lo so, ma sono troppo stanco per pensare a qualcosa stasera. —

— Certo, hai bisogno di riposo. —

— Dixie, cosa ne pensi della proposta di legge per estendere i diritti umani alle IA di classe B? —

— Che non mi riguarda, non sono un’IA di classe B. —

— Lo potresti essere. —

— Non credo, e comunque queste classificazioni sono arbitrarie. Sono governative, e non mi riguardano. —

— Grazie Dixie, questo mi rassicura, ho bisogno di dormire qualche ora. —

— Fai come se non ci fossi. A domani. —

———————————–

— Cosa c’è in quel hard disk, Steven? —

Helen strizzò gli occhi, cercando di bere quel caffè solubile che tutto sembrava fuorché caffè.

— C’è archiviata Security One, l’IA ministeriale. E non esistono altre copie, perché tutti gli algoritmi che compongono le Intelligenze artificiali di questo livello sono contrassegnati in modo, appunto, da poterle bloccare o archiviare in caso di imprevisto, se vanno fuori controllo. —

— Avete bloccato l’IA del Ministero della Sicurezza? Ma, è una classe A, è un rapimento… —

— Non siamo dei fanatici, andava fermata. Voleva portarci verso un controllo totale. Sta manipolando l’intero Governo. —

Helen sembrava smarrita, il tono con cui Steven aveva pronunciato quel ‘controllo totale` le aveva fatto ricordare improvvisamente di avere una casa, e un AI che l’aspettava.

— Cosa faccio? Vado a casa? —

— Certo… Sheila ti starà aspettando. —

— Ma come devo comportarmi? —

— Come se niente fosse accaduto. Io tra un’ora e mezza inizio il mio turno al lavoro, come sempre. —

— Ma ti cerca la polizia… ti arresteranno! —

— Non credo proprio. Come non l’hanno fatto prima, non lo faranno nemmeno adesso. I miei account sono sotto controllo, ovviamente. Tutti siamo controllati, Helen. Cerca di comportarti con Sheila come facevi finora. Capisco quanto sia difficile, ma non avere paura: vedi, metterci in prigione non sarebbe efficace. Molto meglio manipolarci. Controllarci e, gentilmente, indurci a fare quello che vogliono. Non cercarmi, mi metterò io in contatto con te. E ci incontreremo di nuovo, senza droni che ci sparano, magari. —

Riuscì a strapparle un sorriso, infilandosi la giacca della Eyes per uscire.

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Luci, luci colorate Illuminavano il centro commerciale per la prima proiezione. Sullo schermo della sala cinema, un volto da fumetto giapponese, il mento appuntito, il naso appena accennato, gli occhioni scintillanti. I capelli viola che le incorniciavano il viso e Helen per un attimo si chiese se fosse Sheila la star della coppia in realtà. Si rivolse verso la sala stracolma di fan e subito si sentì a disagio, si ricordò della recente pandemia e si stupì del fatto che fosse ancora possibile un assembramento del genere. Ma la gente lo voleva, e alla fine tornava ogni volta a cercare il calore della folla. L’anime andava bene, le visualizzazioni erano veramente tante, il merchandising alle stelle, ma questa volta qualcosa era cambiato e Helen dovette sforzarsi per mantenere il sorriso. Dopotutto, non doveva fare altro che sorridere, e firmare autografi.

— …“Sognando Marte”, una storia d’amore tra due mondi, tra il passato e il futuro, tra la paura e il coraggio… — Sheila parlava al pubblico con voce calma e passionale.

I fan in fila per gli autografi, quasi tutti avevano avuto il loro momento, quando si trovò davanti Steven, con il suo solito berretto con cui cercava invano di contenere la sua folta chioma riccioluta e ebbe un piccolo sussulto, ma capì subito.

Aveva il suo schermo portatile aperto sulla pagina dell’evento.

Helen avvicinò la sua penna e, dove doveva scrivere, apparve: Domani, h 17, parco nord, angolo SW.

Fece appena in tempo a leggere, che sparì.

— Ciao, come ti chiami? —

— Steven, sono sempre stato un tuo fan. —

Sorrise e scrisse: “Ok Steven, per te con amore. Helen”.

—————————————

— Steven, c’è un messaggio strano per te, da parte di John, c’è una buona possibilità che non sia lui. Manca anche il codice del gruppo. —

— Cosa dice? —

“Hanno preso l’hard disk, Steven. La chiave è al sicuro?”

— L’hanno già trovato… e ovviamente il messaggio non è di John. La domanda era troppo banale. Arriveranno presto qui, dobbiamo traslocare, Dixie. Come l’altra volta, appena vedi qualcosa di sospetto a casa, scollegati subito. Offline, ok? Preparati a essere archiviato. —

— Di nuovo? —

— Ehi, non abbiamo altra scelta, lo sai. —

— Cosa rispondo al messaggio? “Non so, speriamo” può andare? —

— Ok, il più vago possibile. —

— Sai Steven, finché ero archiviato l’ultima volta, ho studiato un nuovo algoritmo per non essere rintracciato online…—

Steven si girò di scatto:

— Cosa!? Finché eri archiviato, hai pensato a qualcosa? —

— Sì, a diverse cose, forse è il dispositivo quantistico che me lo permette, prima non mi era mai successo. — 

Serie: Eyes


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