Si inizia pt2

Serie: Li vuoi i biglietti?


Manca veramente poco, tutto e tutti sono al loro posto per la grande serata del cir

Edoardo sbarra gli occhi e lascia cadere il biglietto nuovamente sul tavolo.

“Ecco perché ci stavi mettendo così tanto”

Il bambino si gira verso la porta della roulotte e vede suo nonno tirare dalla pipa. Ha gli occhi socchiusi, come a voler scrutare bene il volto del nipote.

“Nonno, non volevo, è solo che c’era qualcosa di strano e così mi ha attirato”

“Stupido! I biglietti non attirano noi! Lo sai bene: solo per quegli stupidi umani che ci danno la loro vita in modo che noi possiamo cibarci!”

Edoardo comincia a ritirarsi in un angolo, pauroso di cosa possa mai capitargli. Jobs entra e sbatte violentemente la porta dietro di sé, per poi fermarsi e tornare a fumare la sua pipa.

“Sei abbastanza grande perché tu possa vedere, immagino”

Edoardo alza il capo e guarda sorpreso il vecchio.

“Ma tu hai sempre detto che non posso e non mi hai mai spiegato il motivo. Perché adesso posso?”

“Perché sono passati talmente tanti anni che anche se non sei cresciuto nel vero senso della parola, sei abbastanza grande per poter sapere anche tu. Prima non potevi né vedere né avere un biglietto tuo perché avevo paura che ti affezionassi ad un umano e volessi tornare con loro. Cosa impossibile, lo sai bene. Ti sei mai affezionato ad uno di loro, Edo?”

“No, nonno. Mai”

“Bravo, perché noi abbiamo una natura e sappiamo quello che vogliamo, sappiamo di chi fidarci o meno. Ma loro sono ancora più subdoli di noi: non si distinguono tra buoni e cattivi, hanno pensieri nascosti e non sai mai quale sia il loro scopo definitivo. Ti ricordi com’era essere umano?”

“Non molto, ma non mi manca. Io sto bene qua!”

“Mi fa piacere sentirtelo dire. Ti meriti un tuo biglietto”

“Davvero?”

Edoardo ora si alza in piedi e sorride, mentre i suoi piccoli occhi tornano alla consueta malizia.

“Oh sì. Te lo darò domani, perché quest’ora ed il resto della serata poi, dopo lo spettacolo, comunque, dovrai passarla insieme ai maiali”

Jobs si gira e posa la mano sulla porta, pronto ad uscire.

“Perché?”

Il vecchio, a grandi passi, si dirige verso il nipote e lo prende per i capelli, portandolo fuori. Gira attorno alla roulotte e giunge al recinto fangoso dei suini, che lo guardano affamati. Lo apre e ci butta dentro il nipote, che si mette ad urlare mentre i primi animali si riversano golosi su di lui.

“Perché comunque mi hai disobbedito. Domani riceverai il tuo biglietto. Adesso vedi di urlare piano: non dobbiamo attirare l’attenzione”

Con queste ultime parole Jobs torna al tendone, mentre il nipote viene ancora una volta sbranato dai maiali.

°°°°°°°°°°

Il campanello suona e Caterina corre ad aprire la porta principale, ancora scalza e con i capelli raccolti nella treccia della mattina.

“Belle, non ti aspettavo così presto. Non sono ancora pronta”

La vecchia insegnante sorride e mentre scuote il capo schiaffeggia l’aria con la mano.

“Non ti preoccupare, cara. Sono venuta per aiutarti in qualcosa, se hai bisogno”

Caterina si sposta e lascia entrare la sua nuova amica in casa.

“Per te sarebbe un problema non essere da sole questa sera?”

La giovane insegnante si gira intanto verso la propria camera, mentre pronuncia queste parole.

“Nient’affatto. Dimmi: chi hai invitato di bello?”

“Be, è più un chi mi ha invitato di bello? Avrai sentito quello che è successo oggi a scuola”

“Oh cielo! Che cosa orribile. Come ti senti?”

Belle posa una mano sulla spalla della giovane donna e la guarda in modo materno. Caterina sospira e si lascia ricadere sul letto, per poi prendersi la treccia da dietro la schiena e cominciare a giocarci.

“Sono ancora sotto shock, ogni tanto quell’immagine mi torna alla mente e non posso farci niente”

“Il bambino come sta?”

“Oh, lui sta bene. Non ha visto nulla e sua mamma è venuta a prenderlo quasi subito: si riprenderà in fretta. Anzi, sono sicura che lunedì mattina racconterà tutto ai suoi amici”

Caterina sorride e si volta verso Belle, proprio mentre questa le chiede “Ti hanno interrogata?”

Caterina annuisce e poi abbozza un sorriso.

“Sì, e proprio da questo punto posso rispondere alla tua domanda”

Belle la guarda interessata, spostando leggermente il capo di lato, incuriosita.

“L’agente che mi ha interrogata mi ha chiesto di uscire, proprio questa sera; e così gli ho detto che dovevo andare al circo con un’amica e non so come ma viene anche lui”

La giovane sorride e nota lo sguardo contento dell’amica.

“Oh cara, sono così contenta! Dimmi, come si chiama? Sai che qui ci conosciamo tutti: anche solo di nome, ma se non è nuovo quanto te lo conosco di sicuro”

“Carlo Simioli”

Belle si porta una mano tra guancia e mento e distoglie lo sguardo nel nulla, pensando. Ad un certo punto solleva il capo e batte le mani tra di loro.

“Ho capito: è quel ragazzo alto, moro, molto carino?”

L’anziana la guarda con un gran sorriso e gli occhi grandi.

“Esattamente lui”

Caterina sorride e si alza, dirigendosi verso l’armadio e mettendosi una giacca azzurra sulle spalle.

“Aspetta, tu hai intenzione di venire vestita così?” le chiede Belle alzandosi e raggiungendola, guardando il suo abbigliamento.

“Sì, perché?”

“Cara, una della mia età dovrebbe vestirsi così, dovrei farlo io, ma non si sento ancora così vecchia. Quindi adesso ti togli quella gonna monotona e quella giacca e ti cerchiamo qualcosa di colorato. L’ideale sarebbe un bel vestito leggero”

Caterina le sorride ed insieme cominciano a guardare i vari abiti nel suo guardaroba. Dopo mezz’ora di ricerca e di accostamento di colori, finalmente la giovane donna è pronta e mentre si sta ammirando nello specchio, il campanello suona di nuovo. Belle la guarda andare verso la porta sorridendo contenta.

“Signorina Lensi, questi sono per lei”

“Oh, non doveva!”

Belle si avvia verso la porta e vede che l’agente, ora fuori servizio, porge alla sua giovane amica un piccolo ma ben curato mazzo di fiori. Vedendo il momento di leggero imbarazzo mentre Caterina prende i fiori e sorride al giovane, l’anziana decide di avvicinarsi e di presentarsi.

“Salve, io sono l’amica di Caterina: Belle”

“Salve signora. Io sono Carlo Simioli”

“Oh quante formalità. Diamoci del tu, che ne dici?”

“Se a voi va bene”

“Se a te va bene, Carlo. E adesso porta al circo questa signora e quest’adorabile signorina”

Caterina arrossisce ancora una volta e posando i fiori in un vaso esce poi con l’uomo e l’amica. Carlo avanza prima delle due donne fino alla strada ed apre la propria macchina, aprendo poi la portiera davanti.

“Prego, chi vuole venire davanti?”

Caterina fa un passo indietro e guarda Belle.

“Vai tu, è giusto così”

“Nient’affatto. Gli abitanti devono vedere una bella ragazza accanto a questo giovanotto, non una vecchia maestra un po’ stramba. Io andrò dietro e ti indicherò il resto degli abitanti di questo piccolo paese”

“Grazie Belle”

La maestra le sorride, mettendole una mano sulla spalla e accompagnandola fino al suo posto. Carlo allora chiude delicatamente la portiera e apre quella dietro per Belle.

Dopo poco l’agente si siede al volante e parte verso il circo.

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