
… Si ottiene tutto
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Nuovi incentivi
- Episodio 2: Destruction Derby
- Episodio 3: Incontro clandestino
- Episodio 4: Una visita inaspettata
- Episodio 5: Nuovi orizzonti
- Episodio 6: Tempo di risposte
- Episodio 7: A pesca
- Episodio 8: … Si ottiene tutto
- Episodio 9: Come tutto ebbe inizio
- Episodio 10: Si accendono i riflettori
- Episodio 1: 60 minuti
- Episodio 2: Un pianoforte in penombra
- Episodio 3: Con le buone maniere
- Episodio 4: Aria pesante
- Episodio 5: Piove sul bagnato
- Episodio 6: Topo di biblioteca
- Episodio 7: Salmone Affumicato
- Episodio 8: Arriva la cavalleria
- Episodio 9: Carnevale
- Episodio 10: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 1: Il passato non si cancella
- Episodio 2: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 3: Alla base della piramide
- Episodio 4: Dietro le quinte
- Episodio 5: Pioggia di sangue
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Puoi ascoltare questa puntata su: https://www.spreaker.com/show/agenzia-sullivan-soci
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Guidai fino al “Rising Star” a velocità corsa clandestina, dovevo arrivare il prima possibile, l’ora non era ancora così tarda da farmi rischiare di perdere l’ingresso di Vincent, perciò ogni minuto era prezioso. Passai un paio di semafori col rosso, una vecchietta mi fece il dito medio, sorrisi, questa città era in grado di regalarti scene del genere in continuazione, incredibile. La radio vomitava musica che non apprezzavo, ormai muovevo il mio culo su Prison Planet da anni e anni, ma ancora non ero riuscito a scoprire una sola emittente che soddisfacesse i miei gusti musicali. Il mio sesto senso mi diceva che quella notte sarebbe finita al campanello della villa di Modigliani, pronti a portarci via il ragazzo per un bel processo con condanna, fanculo le prove circostanziali. Dovevamo solo tenere in vita Gregory e sperare che tutto quello che ci aveva raccontato fosse vero, la nostra accusa si reggeva quasi del tutto sulla sua testimonianza, a quel punto ogni prova raccolta diventava una colonna a sostegno dell’edificio. Tirai giù il finestrino, l’aria gelida invase l’abitacolo: volevo tenermi sveglio e in forma, avrei avuto bisogno di forza, di lì a poco.
Svoltai nel parcheggio interno del Club che, notai, non avevo mai visto così vuoto nelle sere passate, posizionai la mia auto al vertice destro in alto, in modo da poter controllare tutta l’area senza timore di brutte sorprese. Chiusi il finestrino, avevo tutti i vetri oscurati quindi era impossibile sapere se ci fosse qualcuno in macchina. Odiavo attendere, era una di quelle attività che ti costringeva a pensare a te stesso e al tuo operato, una specie di confessione dalla quale fuggire era impossibile. Avevamo trascorso notti insonni sotto casa di un sospettato o intenti a pedinare un’auto con troppa voglia di mostrarci ogni parte, anche la più remota, della città, solo che con Sully le ore volavano via, quando ero costretto a farlo da solo, invece no. La macchina che cercavo svoltò l’angolo come avevo fatto poco prima, ero certo si trattasse di quella di Vincent: mia madre aveva deciso di dotarmi di una buona memoria fotografica. Afferrai il passamontagna sul sedile del passeggero, lo indossai, poi presi la mazza da baseball e mi preparai a scendere.
Il portuale parcheggiò al centro, solo un’auto bloccava la visuale tra me e lui, per fortuna la zona non era molto illuminata, visto che tre lampioni su quattro erano fulminati. Feci attenzione a non emettere rumori mentre chiudevo la portiera, avevo imparato ad essere silenzioso quando, da ragazzo, rubavo oggetti preziosi all’interno della nave dell’esercito nella quale soggiornavo. Bei tempi quelli, prima che tutto finisse in vacca e mi conducesse in questa merda di pianeta. Mi accostai alla macchina che mi copriva dallo sguardo di Vincent che era appena sceso, la mano intenta a chiudere la portiera a chiave, fischiettava felice, forse pregustava il culo di qualche ballerina che conosceva. Non appena si voltò scattai accovacciato, la mazza nella mano destra era pronta ad essere scaricata con forza sulla nuca del portuale, quando fui abbastanza vicino da percepire il puzzo acre della colonia da quattro soldi che doveva essersi spruzzato poco prima, scaricai tutta la forza che avevo. L’uomo cadde in avanti come se avesse inciampato in qualcosa, le mani d’istinto erano schizzate ad attutire il colpo.
“Beh, avevo una carriera da battitore e nemmeno lo sapevo, cazzo che sfiga” dissi tra me e me con un sorriso che mostrava tutti i miei denti.
Ammanettai il corpo svenuto e poi mi tentai di sollevarlo di peso ma, come previsto, quel bastardo pesava come un elefantessa incinta, a quel punto feci l’unica cosa che potevo: trascinarlo per i piedi. Quando giungemmo alla mia auto lasciai la presa e aprii entrambe le portiere posteriori, caricarlo fu un’impresa titanica, ma, qualche minuto dopo, ero riuscito a portare a casa il risultato. Appena in tempo per evitare l’arrivo di altri avventori del locale. Gli legai i piedi ben stretti in modo che non potesse muoversi in nessun modo, frugai nella tasca interna della giacca alla ricerca di una piccola boccetta che portavo sempre con me: sali che favorivano il risveglio. Svitai il tappo e lo passai sotto il naso di Vincent che, qualche istante dopo, rinvenne con un paio di colpi di tosse. Gli puntai la canna della pistola sotto il mento.
“Se ti metti ad urlare il tuo cervello diventerà parte della tappezzeria di quest’auto” amavo esordire con frasi ad effetto come quella.
“Va bene, va bene” biascicava intontito dalla botta, dovevo aver esagerato con la potenza, se quello era il risultato.
“Lavori al porto, per i fratelli Ricardo, è corretto?”
“Sì” gli occhi ora erano piantati su di me, la faccia era rimasta deformata da una smorfia di dolore, di sicuro avrebbe voluto toccarsi la nuca ma non poteva con le manette.
“Di recente sei stato spostato a lavorare all’ultimo molo del porto, quello più lontano da sguardi indiscreti e, soprattutto, più facile da proteggere.”
“Da quanto mi spii?”
“Le domande le faccio io” spinsi più a fondo la canna dell’arma, quasi dentro la lingua.
“Okay, hai ragione.”
“Che cosa scaricate? Le casse hanno un codice che fa pensare ad equipaggiamento di derivazione militare.”
“Sì, è vero, scarichiamo modifiche per il corpo, destinate ai migliori uomini dell’esercito della Repubblica.”
“Bene, vedo che stai diventando collaborativo. Io scommetto che il lavoro era cominciato per conto di Manzano, ma i tuoi capi hanno scelto di tirare un po’ sul prezzo e ne è nato un piccolo ricatto. Vi siete messi contro La Famiglia sperando di rinegoziare gli accordi di fornitura. Non è così?”
“Hai ragione, Estebàn vuole che il porto rimanga indipendente dall’influenza di Manzano e dei suoi, così che possiamo continuare ad ospitare tutte le merci, da ogni parte del pianeta. Parte delle casse ce la terremo comunque, i Ricardo hanno grandi progetti” un sorriso tirato fece la sua comparsa sul volto dell’uomo.
“Bene, immagino che non l’abbiano preso bene questo cambio di politica.”
“Per il momento non ci hanno ancora attaccato, ma lo faranno presto.”
“Torna a dormire, tesoro” avevo tutto ciò di cui necessitavo.
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- Episodio 2: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 3: Alla base della piramide
- Episodio 4: Dietro le quinte
- Episodio 5: Pioggia di sangue
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