
Si ricomincia a studiare
Serie: Planavamo a stento
- Episodio 1: L’incontro
- Episodio 2: L’inizio della frequentazione
- Episodio 3: La nascita dell’amicizia
- Episodio 4: L’aeroclub
- Episodio 5: Il volo
- Episodio 6: Il gruppo storico
- Episodio 7: Le ragazze
- Episodio 8: L’appuntamento
- Episodio 9: L’impatto con gli esami
- Episodio 10: Il primo esame
- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
- Episodio 1: Nuove difficoltà
- Episodio 2: La sconfitta
- Episodio 3: Il colpo
- Episodio 4: La fuga
- Episodio 5: Una specie di addio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Carlo mi chiamò il giorno successivo al mio rientro. Era mattina inoltrata, ma io ero ancora a letto, dato che ero tornato la sera prima ed ero stanchissimo dopo quelle settimane intense e senza sosta in giro in treno.
“Allora Leader Blue, finalmente sei tornato!”, mi disse con voce squillante.
Sentirlo mi fece più piacere di quanto mi sarei aspettato: percepii la complicità e l’intesa che si ristabilivano dopo un mese che non ci sentivamo e la nostra amicizia che ripartiva senza imbarazzi.
“Sì, sono tornato ieri: sono ancora scombussolato perché il viaggio è stato bello, ma massacrante. Non ci siamo mai fermati più di due notti nello stesso posto e spesso abbiamo dormito in treno per fare più strada.”
“Voi siete pazzi! Io invece mi sono riposato a casa al mare coi miei e ora sono carichissimo per i nuovi esami. Quando ci vediamo? Così facciamo un piano strategico della campagna autunnale.”
Percepivo che il senso di lontananza che avevo avvertito i giorni prima di partire era scomparso e sentivo la sua solita voglia di condividere progetti insieme con la sua caratteristica aria esaltata che era in grado di contagiare quelli che gli stavano intorno: era questo il Carlo di cui ero diventato amico e fui contento di ritrovarlo.
“Guarda, stamattina non ce la faccio, sono ancora rincoglionito, però possiamo fare oggi pomeriggio sul tardi.”
“Perfetto, allora, vieni tu?”
“Ok.”
“Allora ti aspetto a casa mia.”
Nel pomeriggio, come stabilito, mi trovavo in camera di Carlo. Lui aveva un aspetto fresco e riposato, era abbronzato per quelle settimane trascorse al mare e mi aveva accolto con un largo sorriso.
Cominciammo subito a parlare fitto come facevamo sempre: io gli raccontai dell’intensissimo viaggio in Interrail con Nicola e lui mi ascoltò con attenzione, poi cominciammo a parlare degli esami che ci aspettavano.
Provammo a pensare varie alternative, ma alla fine confermammo l’idea di affrontare Analisi 1 che secondo tutti era il vero spauracchio del primo anno, e non solo di quello. Era un bello scoglio, ma avevamo diversi appelli da sfruttare: in fondo era importante superarlo entro l’anno, ma fra ottobre, novembre e dicembre non cambiava moltissimo e questo poteva voler dire più occasioni e meno ansia.
Certo a novembre sarebbero cominciate le lezioni del secondo anno, e se fossimo riusciti a superarlo prima e magari avessimo anche cominciato a studiare per uno degli altri esami, magari Disegno che era più pratico, non sarebbe stato male. Io però avevo capito che fare piani troppo precisi non serviva a molto perché c’erano tanti aspetti che restavano fuori dal nostro controllo. Carlo non era molto d’accordo con questa mia posizione, secondo lui questo atteggiamento era un modo per prepararsi degli alibi per i fallimenti. Dovevamo concentrarci sull’unico obiettivo di superare l’esame a ottobre e dovevamo convincerci che dipendeva tutto da noi.
Ma io non ero convinto di questi pensieri: mi sembrava di essere al largo in acque agitate, e di non avere molto controllo sulla situazione; mi sembrava di essere in balia di forze molto più grandi di noi che avrebbero potuto spazzare via come un fuscello in mezzo a un uragano i nostri migliori propositi.
La settimana successiva cominciammo ad affrontare questo nuovo ostacolo e il nostro morale era alto, visto che ci sembrava che se fossimo riusciti a superarlo la nostra situazione sarebbe cominciata a migliorare. Per me inoltre gli argomenti di Analisi e soprattutto buona parte degli esercizi per lo scritto erano familiari perché nell’ultimo anno al liceo scientifico avevamo affrontato argomenti molto simili.
Quindi ricominciammo il nostro ritmo di studio insieme, a volte sfruttando ancora il bel tempo per delle giornate di studio all’aperto e andando avanti con un buon ritmo. Mi sembrò che Carlo fosse più tranquillo e che i sensi di colpa e di inadeguatezza che aveva mostrato nella nostra discussione a casa sua si fossero dissipati. Nei fine settimana riuscivamo a uscire con gli altri la sera e andare qualche volta al mare, ma presto le giornate si accorciarono e si fecero più fredde e cominciammo a sentire l’arrivo dell’autunno. Diventò più facile stare a casa per studiare, soprattutto nei pomeriggi quando diventava sera prima.
Ben presto riuscimmo a tenere un ritmo costante e serrato, anche se indulgevamo nelle nostre solite divagazioni che a volte ci costringevano a finire più tardi per rispettare gli obiettivi che ci eravamo prefissati.
In ogni caso, come nell’esame precedente, riuscimmo a diventare molto efficaci nello svolgimento degli esercizi e anche quando cominciammo a fare i problemi di esame, ci sembrava di riuscire a capirli e risolverli bene così il nostro morale migliorò di molto.
Temevamo però sorprese come la volta precedente, ma cercavamo di convincerci che non tutti gli esami sarebbero stati delle trappole e quindi arrivammo fiduciosi alla metà di ottobre quando avevamo deciso di affrontare lo scritto per la prima volta.
In una bellissima mattina di ottobre, una di quelle con l’aria tersa e la luce che illumina in modo obliquo e caldo il mondo intorno, entrammo nel lugubre magazzino dove si trovava la nostra facoltà e andammo nell’aula dove si sarebbe tenuto l’esame scritto. Trovammo lì già altri compagni di corso e anche qualcuno degli anni precedenti che tentava di recuperare quell’esame. L’aula quindi si affollò velocemente e poco dopo entrò il professore, un uomo alto e longilineo, coi capelli scuri con qualche filo di grigio e vestito con un elegante completo blu.
Fece separare un po’ alcuni dei banchi per evitare copiature, ma io e Carlo rimanemmo nelle nostre posizioni abbastanza ravvicinate e comunque avevamo concordato una serie di segni per passarci informazioni e anche qualche trucco per scambiarci eventuali foglietti. Mi guardai intorno e contai che in tutto gli studenti presenti all’esame erano una cinquantina.
Il professore fece girare una serie di fogli fotocopiati dove c’erano i tre esercizi d’esame e quando lessi il mio sentivo il cuore che mi pulsava nelle tempie. Due esercizi erano abbastanza standard: c’era uno studio di funzione, che mi sembrava lungo, ma che non mi preoccupava molto. Poi c’erano un paio di esercizi sui limiti e sugli integrali, ma l’ultimo era di un tipo che non avevo mai visto: occorreva fare una dimostrazione di una proprietà e si suggeriva di applicare il principio di induzione: era qualcosa che non avevamo mai affrontato nei problemi svolti in quelle ultime settimane.
Questo particolare mi innervosì e mi fece perdere la fiducia in me stesso che avevo costruito nella preparazione. Io e Carlo ci guardammo e decidemmo di cominciare con la funzione, che sapevamo ormai fare bene. Però con l’insicurezza dovuta a quel problema sconosciuto non riuscivo a essere lucido come sempre: mi fermavo continuamente perché mi accorgevo di piccoli errori e così ero più lento del dovuto.
Finimmo comunque la funzione e poi facemmo anche l’esercizio sui limiti, ma sentivo di essere ormai nel pallone: avevo fretta di terminare quegli esercizi che sapevo fare perché ero consapevole di aver bisogno di tempo per affrontare l’ultimo problema.
Finalmente quando mancava circa mezz’ora lo cominciai e, ragionando, mi sembrò di intuire una soluzione. Cominciai a scrivere qualcosa, senza però riuscire a finirlo perché ormai era ora di consegnare.
Alzai la testa e vidi che nell’aula eravamo rimasti meno della metà di quelli che c’erano all’inizio: molti si erano ritirati durante l’esame.
Noi consegnammo e ci dirigemmo veloci verso l’uscita, entrambi con un’espressione seria. Scambiammo qualche frase con qualcuno dei compagni di corso che erano all’esame, ma poi raggiungemmo quasi subito verso la macchina.
Durante il viaggio di ritorno entrambi provavamo una rabbia sorda perché ci sembrava di aver subito un altro colpo basso. Ancora una volta ci sembrava che la partita fosse stata truccata e l’avversario fosse stato sleale.
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- Episodio 1: La bottiglia
- Episodio 2: Secondo tentativo
- Episodio 3: L’esame
- Episodio 4: L’Interrail-La partenza
- Episodio 5: Interrail-Il viaggio
- Episodio 6: Si ricomincia a studiare
- Episodio 7: Il piano
- Episodio 8: Un’audace incursione
- Episodio 9: Il colpo di mano
- Episodio 10: Effimera tranquillità
“In una bellissima mattina di ottobre, una di quelle con l’aria tersa e la luce che illumina in modo obliquo e caldo il mondo intorno, entrammo nel lugubre magazzino dove si trovava la nostra facoltà e andammo nell’aula dove si sarebbe tenuto l’esame scritto”. Bello il contrasto. Mi piace particolarmente. Episodio interessante e soprattutto mi piace la tua scrittura che si fa di volta in volta più fluida.
Analisi è l’esame per antonomasia in ingegneria. Uno scoglio enorme
“Ancora una volta ci sembrava che la partita fosse stata truccata e l’avversario fosse stato sleale.”
Eeeeh, sensazione costante anche per me