
SILENE CERCA DINO
Serie: FRASTUONO
- Episodio 1: IL FRUSCIO
- Episodio 2: LA DISCOTECA
- Episodio 3: L’AEROPORTO
- Episodio 4: SILENE CERCA DINO
- Episodio 5: NUOVO INCONTRO
- Episodio 6: IL POTERE SALVIFICO DELL’AMORE
STAGIONE 1
Con la fine del mese di giugno, Silene terminò il periodo di prova presso una libreria del centro città. Il contratto non le fu rinnovato; se lo aspettava e non era un granché dispiaciuta. Il titolare le fece capire che le sue conoscenze in ambito editoriale erano piuttosto scarse, invece i clienti andavano incuriositi, fornendo trame e considerazioni relativamente alle nuove uscite. Poco male, pensò Silene, troverò di meglio.
Non si era dimenticata di Dino. Dopo l’incontro in discoteca, avvenuto settimane prima, aveva cercato più volte di contattarlo, chiamando da altri telefoni quando aveva capito che il suo numero era stato bloccato, ma senza alcuna risposta. Del resto non sapeva niente di lui: dove abitasse, che lavoro facesse. Si ricordava che lamentava un problema all’udito, ma chissà se era vero. E poi, che ci faceva al ‘Limbo’?
Un’amica le telefonò per darle una informazione che poteva essere interessante: alla Biblioteca Comunale cercavano un archivista, con un minimo di esperienza.
Silene chiamò per un appuntamento e nel giro di qualche giorno fu convocata. Prima dell’incontro ridiede ai capelli il naturale colore castano, tirò fuori un paio di occhialetti tondi, e preparò un curriculum aggiornato. Aveva bisogno di un lavoro, non poteva sempre contare sull’aiuto dei genitori; prima o poi si sarebbero stancati di questa figlia ancora da sistemare.
Il direttore fu cordiale, ma anche pratico.
“Come mai non ha proseguito il lavoro in libreria?” le chiese dopo avere scorso il documento portato da Silene.
“Per i classici ho passione, solo di libri recenti chiedevano informazione.”
Il tipo la guardò incuriosito. “Ma lei parla in rima?”
“Talvolta accade” rispose Silene sorridendo.
“Leggo che ha frequentato un corso sulla ‘importanza dantesca nella società moderna’… le è stato utile?”
“Spesso m’aiuta nella vita” rispose Silene.
“Studi liceali, molte letture, progetti per il futuro” continuò il direttore “bene, mi sembra una brava ragazza, voglio metterla alla prova. Facciamo sei mesi di tirocinio retribuito e poi decidiamo: che ne dice?”
Silene gli fece un grande sorriso, “ottimo mi pare, quando posso iniziare?”
“Venga domani che sistemiamo le carte. Intanto le mostro la biblioteca, se per caso non c’è mai stata” le disse con un po’ di ironia.
Passarono davanti ad un ufficio chiuso. Silene guardò la targhetta sulla porta, era lucida, sembrava messa da poco: il cognome non le disse niente, ma il nome le ricordò il ragazzo della discoteca. Dino. Chissà dove se ne starà nascosto, pensò.
Il nuovo lavoro le piacque subito. Controllare i libri, riordinarli, metterli a scaffale. Anche verificare le schede dei clienti era interessante. I colleghi erano simpatici, anche se trovavano strano il suo modo di parlare.
Non aveva più cercato di contattare Dino, ma era incuriosita da quell’ufficio sempre chiuso, che aspettava un certo Dino, forse ammalato oppure in ferie, chissà.
Così dopo una settimana cercò di saperne qualcosa. Parlò con il responsabile della rete informatica locale, che si occupava anche del personale. Il Dino, venne a sapere, se n’era andato da quasi un mese, dopo essere stato da poco passato di livello, e senza alcuna spiegazione. Non solo: da allora nessuno aveva più sue notizie. Aveva gestito tutto con e-mail. Niente telefono, niente sms. Aveva anche cambiato abitazione, senza comunicare il nuovo recapito, ovviamente.
Che strano, pensò Silene, si comporta come il Dino della discoteca; non sarà mica lui?
“Una foto avresti, da mostrarmi?” chiese al collega.
“Perché? Pensi di conoscerlo?”
“Conobbi un Dino che sparì.”
“Beh” disse l’informatico “ho ancora qui il suo badge, la foto è piccola. Non si tratta mica di un segreto di Stato.”
Silene la guardò. Era lui, un poco più giovane. Che strana coincidenza, pensò.
“È il ragazzo che ho conosciuto! Come rintracciarlo potrei?”
“Ah, questo non lo so. Ha fatto perdere ogni traccia; abbiamo provato anche con sua mamma, ma non ha saputo aiutarci.”
“Mamma?” disse Silene.
“Sì, posso darti il suo numero di telefono; si tratta di una persona molto educata e gentile.”
Silene si sentiva una strana euforia addosso: aveva rintracciato il ragazzo del ‘Limbo’, apparso e scomparso nel nulla. Ora il progetto era di ritrovarlo, fisicamente.
—
La mamma di Dino fu cortese al telefono, ma pure risoluta. Suo figlio voleva starsene da solo, almeno per un periodo; nemmeno lei ne conosceva il motivo. La chiamava quasi tutti i giorni, la rassicurava e le raccomandava di stare tranquilla. Le telefonate erano sempre disturbate da strani rumori, come tuoni di temporale. Ma Dino le aveva detto più volte che lui non sentiva niente di anomalo.
Rumori strani, pensò Silene; ricordava che Dino le aveva detto di avere problemi all’udito, forse usava un apparecchio acustico, e questo interferiva nella telefonata.
Devo trovarlo, si disse in tono convinto.
—
Dino viveva da quasi un mese a ridosso dell’aeroporto, in una situazione di frastornante tranquillità; il rumore dei velivoli era continuo, ma rassicurante. Le finestre dell’appartamento erano sempre aperte, tranne quando faceva qualche telefonata.
Sapeva che l’estate sarebbe finita, ma per il momento non si preoccupava; non intendeva fare progetti a lungo termine. La vita era piena di sorprese.
Aveva letto di un possibile sciopero del personale di volo, ma nemmeno questo lo turbava: le agitazioni di quel tipo sono sempre rapide, pensava, niente di più che un momentaneo diversivo.
In definitiva la scelta fatta continuava a sembrargli l’unica possibile, e non rimpiangeva nulla del passato: il posto in biblioteca, il gruppetto di colleghi curiosi e petulanti, la relativa stabilità economica. Qualcosa avrebbe trovato da fare, prima che finissero i soldi messi da parte.
Però c’era un pensiero che a volte lo assaliva e gli procurava un po’ di dispiacere: aver troncato in malo modo con quella ragazza della discoteca, Silene, che scriveva strano.
Aveva bloccato e poi cancellato il suo numero di telefono. Adesso un poco se ne pentiva, era stata gentile con lui. Magari poteva rintracciarla al ‘Limbo’ se ci andava ancora.
Ascoltò il possente rombo del decollo alle 16.15 diretto a New York. Si distese a letto, immerso nei soliti pensieri.
—
Potrei andare alla polizia, pensava Silene sistemando una serie di tomi filosofici, ma se non ha commesso nessun reato perché dovrebbero cercarlo? I colleghi mi hanno detto tutto ciò che sapevano. Rimane la mamma, soltanto lei mi può aiutare.
Riuscì a convincerla ad incontrarsi a casa di lei, domenica mattina; in fondo la signora non doveva temere niente, forse la consolava il fatto che una ragazza si interessasse a suo figlio; magari non era così frequente la circostanza.
Silene le fece subito una buona impressione, anche se il suo modo di esprimersi era alquanto particolare; del resto la ragazza cercò di usare meno rime possibili.
“Come le ho già detto al telefono non so dove sia Dino…” iniziò la signora.
“Del tu puoi darmi” disse Silene.
“Va bene. Mio figlio è un tipo particolare, fatica a legare con le altre persone, anche se devo dire che in biblioteca si trovava bene, c’è rimasto qualche anno.”
Guardò la ragazza; le piaceva proprio. Perché Dino non aveva cercato di sviluppare l’amicizia?
“Faccio fatica a capire perché abbia dato le dimissioni, e poi perché abbia pure cambiato casa. Faccio fatica, cara ragazza.”
“Io lo desidero ritrovare” disse allora Silene “e tu mi devi aiutare.”
“E come posso aiutarti? Dimmi come?”
Silene non aveva un piano preciso, ma nemmeno pensava che trovare una persona, nell’era in cui vivevano, fosse così arduo. Credeva anche che se Dino voleva fare l’eremita erano affari suoi, ma forse si poteva fargli cambiare idea; i problemi bisogna risolverli, nella vita, non portarseli addosso.
“Mica voglio forzar le decisioni del figlio tuo, ma potresti però a lui far sapere che lo voglio riveder.”
Scrisse su un bigliettino il proprio numero di cellulare.
“Ecco” disse Silene “lo aveva già, magari l’ha perduto, o voluto dimenticar. Mi può scrivere o chiamare. Molto felice mi farà.”
Guardò la signora con un grande e speranzoso sorriso.
“Ci proverò, cara, farebbe piacere anche a me se tu riuscissi a tirarlo fuori dalla tana dove si è rinchiuso!”
Risero entrambe e si salutarono, fiduciose che qualcosa di buono ne poteva, in qualche modo, uscire.
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Ciao Furio, sai che lei mi piace proprio tanto? Assomiglia tanto ad Amelie e un po’ me la immagino così. Lui mi piace un po’ meno 😅 quanto la fa difficile! La storia si sta sviluppando in maniera curiosa. Aspetto il seguito.
Grazie Cristiana.. la storia l’avevo scritta qualche mese fa.. l’ho sistemata un po’ per dividerla in episodi.. ce ne sono altri due
Bello l’intreccio tra i personaggi, uno che scappa (ma sembra ripensarci) e l’altra che lo cerca. Interessante anche il fatto che Silene parli spesso in rima: delinea un personaggio non banale.
Grazie Nicola.. quando l’ho scritta stavo rileggendo l’Inferno di Dante.. mi ha un.poco influenzato..;-)