
Simplicio
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
- Episodio 1: Gioia mia
- Episodio 2: Zia Gavi’
- Episodio 3: Maura Melas
- Episodio 4: Due robusti centenari
- Episodio 5: Il canuto e la brunetta
- Episodio 6: La presentazione
- Episodio 7: L’amore al tempo del Covid
- Episodio 8: Il gatto è morto
- Episodio 9: Il tredicesimo centenario (parte prima)
- Episodio 10: Il tredicesimo centenario (parte seconda)
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Simplicio era come un bambino, semplice e genuino, di nome e di fatto.
Niente a che vedere con il calciatore brasiliano, o tanto meno con il filosofo greco vissuto nel VI secolo d. C., e neppure col 47° vescovo di Roma.
Lui – per lo più – si esprimeva con un linguaggio gestuale, la mimica facciale e molte parole-frase pronunciate in modo non sempre immediatamente chiaro.
Le sue espressioni verbali erano molto carenti, ciò nonostante era una persona affabile, che riusciva a comunicare ciò che riteneva importante, con le persone che erano riuscite a conquistare la sua fiducia.
Il linguaggio ipoevoluto sin dall’infanzia, gli era costato caro: insulti ed emarginazione sociale, sopraffazione e sfruttamento da parte di tutti quelli che si erano approfittati del suo svantaggio. Soprattutto persone benestanti, proprietari di terre, animali e case. Lo costringevano ad andare in campagna, per lunghi periodi di tempo, a pascolare pecore o mucche, senza alcun riparo per la notte. La nuda terra era il suo giaciglio, la volta buia o stellata, il suo soffitto. Vento, gelo o pioggia: i suoi padroni non gli lasciavano scampo, per un tozzo di pane, doveva custodire il bestiame all’aperto, anche nelle condizioni più avverse.
Simplicio era vissuto così, facendo il servo pastore, lontano dalla casa dei suoi, quasi sempre solo e spesso affamato. Era diventato vecchio senza possedere nulla: né casa, né soldi per campare e neppure denti per masticare il cibo.
L’unico oggetto personale che di solito teneva in tasca, era un orologio da polso con il cinturino di metallo. Durante la sua permanenza in un reparto di rieducazione motoria, (in seguito ad un ictus, con esiti neurologici lievi), il suo Casio era finito in lavanderia, insieme ai pantaloni della tuta da ginnastica.
Lavaggio ad alta temperatura per igienizzare meglio i suoi indumenti, insieme a quelli degli altri pazienti.
Simplicio era un uomo che aveva subito molte perdite importanti e gravi di ogni genere: sembrava ormai abituato e rassegnato alla povertà assoluta, materiale e affettiva. Quel vecchio orologio, però, era un regalo a cui teneva; forse l’unico regalo che avesse ricevuto in tutta la sua vita. Pur non essendo in grado di leggere l’ora, abituato com’era, da sempre, a regolarsi con la luce del giorno, ciò non attenuava, comunque, il suo attaccamento a quell’oggetto. Nei pochi mesi trascorsi all’interno della struttura residenziale di riabilitazione motoria, non era mai apparso così triste e avvilito. Il suo umore in genere oscillava di poco, tra il più o meno tranquillo.
Una sola volta era apparso visibilmente arrabbiato. Inizialmente non voleva spiegare a nessuno il motivo della sua ira. Si era trincerato nel suo mutismo. Quando si era deciso a parlare, aveva messo il dito indice sul naso, nel gesto di raccomandare il silenzio, per evitare che la voce si spargesse e “Bum, bomba”, aveva esclamato, che avrebbe potuto esplodere, per una situazione tanto incresciosa. Dopo quella esortazione a mantenere il segreto, rivolgendosi ad un’unica persona presente in quel momento, con cui aveva stabilito un’ intesa, le aveva fatto capire di essere stato costretto a fare la doccia con l’acqua fredda.
L’idea di dover fare la doccia tutti i giorni non l’aveva mai entusiasmato, pur essendosi adeguato, senza ribellarsi; se poi l’acqua era anche fredda o gelida, andava oltre i limiti della sua capacità di sopportazione. Quella volta era così infuriato che avrebbe voluto scappare e – se avesse potuto – e non ci fossero stati tanti altri dentro, come lui o anche più fragili, avrebbe voluto far saltare per aria, l’intera struttura.
In seguito la confidenza agghiacciante era stata verificata. La caldaia era guasta, il tecnico non era riuscito a ripararla e l’amministrazione, dopo diversi giorni, non aveva ancora provveduto a farla sostituire. La situazione non era del tutto eccezionale. Una fra tante della serie: poche le risorse disponibili per i disabili e vita da nababbi per gli amministratori principali della struttura. I fornitori di macchinari si rifiutavano di concedere altre dilazioni di pagamento, dopo milioni di debiti ancora da saldare.
***
In seguito alla rottura dell’orologio, un altro Casio, molto simile, acquistato da chi non reggeva quel suo sguardo mesto, aveva compensato solo in parte, l’amarezza e lo sconforto di Simplicio.
Mancava poco al giorno della dimissione, quando il suo unico nipote e tutore, con cui era vissuto negli ultimi anni, era andato a trovarlo, come sempre, di sabato. L’uomo aveva già comunicato, in precedenza, alla zio e al personale che l’aveva in carico, la sua intenzione di assumere una badante per assisterlo in casa, nell’igiene personale e per le altre necessità.
Il giovane aveva una piccola attività commerciale nello stesso comune di residenza e non intendeva lasciare solo in casa quel povero vecchio, fratello di sua madre, nelle ore in cui sarebbe stato assente. Poi, però, aveva valutato i pro e i contro, la questione economica e la possibilità di avere una maggiore libertà per sé, adottando una diversa soluzione.
Aveva cambiato idea e richiesto l’inserimento in una RSA, in un paese poco distante.
La mancata promessa di poter tornare a casa e dormire, finalmente, nella modesta cameretta riservata a lui, con un grande orologio a parete e un quadro di San Simplicio, suo omonimo, vescovo e martire, a proteggerlo, era stata un’altra delle tante cocenti delusioni.
Gli operatori sanitari che gli ruotavano intorno, dopo alcuni mesi, avevano finito per affezionarsi. Quel vecchio dall’aspetto gracile, semplice, pacifico e per certi versi, anche saggio, aveva conquistato i loro cuori, ed erano delusi quanto lui, per quel cambiamento di programma. Qualcuno sosteneva che il trasferimento definitivo alla nuova struttura, dopo l’illusione del focolare domestico, sarebbe stato l’inizio di una rapida fine. Doversi adattare al nuovo ambiente, senza più alcuna speranza di poter tornare alla casa del nipote, lo avrebbe stroncato, pensavano.
A distanza di anni erano giunte alcune notizie su di lui. Simplicio stava bene, come rinato. Si era assunto il compito di accogliere, come volontario, i nuovi ospiti, all’ingresso della residenza socio-assistenziale. E si prestava a dare una mano ai più deboli e meno autosufficienti; insomma si rendeva utile. Si era adattato ai vari cambiamenti della nuova casa, appariva tranquillo e in buona salute.
Per uno come lui, abituato a trascorrere molti inverni della sua vita, all’addiaccio, sotto un solo manto di stelle, quella casa luminosa, con l’aria condizionata, non sembrava fredda e tanto meno buia; forse appariva più come una reggia.
Avrebbero festeggiato presto i suoi cento anni, fra un centinaio di altri ospiti che gli avrebbero augurato, in coro, buon compleanno; facendolo sentire circondato da quel calore umano che tante volte gli era mancato.
Avrebbe ricevuto anche qualche regalo: un orologio nuovo da suo nipote, una sciarpa dalla direttrice che gli voleva bene, e un piccolo pensiero da qualche operatore socio-sanitario, se il covid non lo avesse portato via, a brillare tra le stelle di un altro cielo.
Serie: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 1: Il segreto dei dodici centenari
- Episodio 2: Simplicio
- Episodio 3: Il signor G
- Episodio 4: ALICE
- Episodio 5: Emme di maggio
- Episodio 6: Tziu Giulliu
- Episodio 7: Tziu Luisicu
- Episodio 8: Nonna Caterina
- Episodio 9: La signorina Tomasi Tanina
- Episodio 10: Signora maestra
Un uomo semplice da cui prendere esempio. Bel racconto. Complimenti
Grazie Rocco, da quest’uomo davvero semplice ho appreso lezioni di vita importanti che non scorderò mai.
Simplicio, non il filosofo né il veacovo, ci insegna che le amarezze della vita non devono per forza farvi diventare freddi… la vera felicità arriva sempre: esattamente quando aiutiamo i nostri simili.
Avrei voluto conoscerlo.
Ciao ShanLan, sono sicura che ti sarebbe piaciuto: ispiravate tenerezza e persino ammirazione, per aver superato tante avversità mantenendo una sua dignità e senza diventare mai una cattiva persona, nonostante le tante cattiverie subite.
Grazie ShanLan per aver letto e condiviso il tuo pensiero su Simplicio.
Ispirava tenerezza e non ispiravate. Scusa per il refuso.
Arrivo con un po’ di ritardo a questa serie, quindi ora mi rimetterò in pari, promesso! 😁
Detto questo, mi piace il modo in cui hai introdotto il personaggio e l’ambientazione che gli ruota intorno. Vado a leggermi gli altri episodi! 👌
Grazie Giuseppe, spero che in qualche forma, l’essenza del protagonista di questo racconto, in qualunque dimensione si trovi, possa aver raggiunto la pace e la beatitudine che merita, ed essere avvolto da vibrazioni positive, anche quelle emanate dai vostri benevoli commenti.
La presentazione di queste persone è bellissima. Una persona così vera, Simplicio, nella sua caparbia semplicità. Mi piace molto questa tua serie.
Grazie Bettina, sono doppiamente felice del tuo apprezzamento, per me e, in questo caso, anche per Simplicio, come se stesse rivivendo una nuova vita, attraverso le vostre parole, di riconoscimento delle sue qualita` e del suo valore umano, che lo rendevano, ai miei occhi, una persona speciale.
anche a me era venuto in mente il servo pastore di De André. Ma, differentemente dalla canzone, qui abbiamo una vita vera, che il tuo modo di raccontare, a cui hai dato correttamente la forma di una sorta di relazione o cronaca, permette di scorgere nella sua concretezza. Un uomo reale, e sicuramente leale, capace di far fronte alle circostanze dell’esistenza con la solida caparbietà di chi l’esistenza l’ha conosciuta nella fatica e nella mancanza di comodità che a molti appaiono scontate. E certo fa indignare che nessuno si fosse preoccupato di verificare lo stato della caldaia, cosa di non poco rilievo trattandosi di persone molto anziane. Si arrabbia, Simplicio, ma non con il mondo: solo con l’acqua fredda. E al mondo, invece, almeno così mi pare, rimane aperto al punto da assumere un ruolo anche nella RSA, che certo non è il posto migliore del mondo. E poi il Covid, e sia.
Un uomo vero, questo ho veduto fin qui nel tuo racconto. E se c’è un segreto non sta, a mio avviso, nella longevità biologica, ma in quella spirituale, senza dare a questo termine nulla di metafisico.
Hai commentato la storia di Simplicio come se l’ avessi incontrato anche tu, in carne e ossa, e parlando con lui avessi colto la sua umanita` e sensibilita`, che nessuno dei suoi disumani “padroni”, hanno potuto distruggere. Le tue parole sono di gran conforto per me. Ci tenevo ad anorare il ricordo di questo grande vecchio, fragile e forte.
Grazie di cuore.
Inevitabile per me immaginare un accostamento tra questo tuo servo pastore e quello di De Andrè.
Un racconto amaro che è nelle mie corde, visto che parla di solitudine e di emarginazione sociale, con tanto di frecciatina verso chi si arricchisce sulle spalle degli anziani. Tu gli hai messo anche un tocco di serenità verso la fine, che non guasta mai.
Ah, De Andre`! Cosa darei perche` mi sussurrasse all’ orecchio, mentre dormo, qualche parola o frase da inserire nei miei racconti. Non immagini quanto abbia confortato gli anni critici della mia adolescenza. L’ho amato al punto che la notte in cui e` morto (come ho gia` scritto in un racconto), e` venuto a salutarmi in sogno. E non sapevo che stesse cosi` male.
Grazie Francesco, ci sono tra noi, molti punti di incontro.
Meraviglioso ❣️
Grande uomo Simplicio. In genere chi soffre troppo nella vita tende a diventare cupo, invece lui ha trovato la sua realizzazione nel fare del bene ❣️
Si, e` vero. Ho scelto lui per questo secondo racconto dei centenari perche` lo considero un piccolo-grande uomo. In un certo senso un personaggio eroico, che ha saputo vincere tante dure battaglie di vita quotidiana, con poche armi spuntate.
“sembrava ormai abituato e rassegnato alla povertà assoluta, materiale e affettiva”
😢
In realta` Simplicio, che manifestava poco, soprattutto con le parole, i suoi sentimenti, non era mai diventato una persona fredda e arida, nonostante tutto, era sensibile alle attenzioni e alle premure di chi gli stava intorno e, a modo suo, ricambiava.
“insulti ed emarginazione sociale, sopraffazione e sfruttamento da parte di tutti quelli che si erano approfittati del suo svantaggio.”
😢
Il bullismo e` sempre esistito e le ingiustizie di questo tipo sono – oggi come allora – fin troppo presenti. Gli esempi potrebbero essere tanti, ma lo spazio necessario per elencarli sarebbe troppo ampio.
“qualche verso tratto da una delle canzoni di Sanremo”
Vorrei questa, per tanti motivi:
“E ti diranno parole rosse come il sangue
Nere come la notte
Ma non è vero, ragazzo
Che la ragione sta sempre col più forte
Io conosco poeti
Che spostano i fiumi con il pensiero
E naviganti infiniti
Che sanno parlare con il cielo
Chiudi gli occhi, ragazzo
E credi solo a quel che vedi dentro”.
Credo di capire il motivo di questa tua scelta, essendo padre di un ragazzo.
Grande Vecchioni, mitico. Un testo poetico molti bello e un’ interpretazione emozionante del duetto. La loro esibizione sta avendo un successo strepitoso sui social; finalmente un post virale per qualcosa di buono.
E poi e` l’ ennesima conferma che il festival di Sanremo non e` solo da criticare o disprezzare.
La vita di quest’uomo ed il modo in cui l’hai descritta mi hanno magistralmente spezzato il cuore, nella consapevolezza di una storia vera. Parzialmente ricomposto dal fatto che Simplicio si sia inaspettatamente sentito a proprio agio nell’ultimo periodo in struttura. Sarebbe interessante capire in che modo l’ha vista lui, la sua vita.
Ciao Roberto, grazie di queste tue parole gratificanti, che mi sostengono nel cammino. Un percorso molto diverso dal precedente, che comporta qualche responsabilita`, anche morale, di rendere giustizia ai volti che ho conosciuto e che sto cercando di mostrare in questa serie di racconti dedicati a loro.
Posso dirti che Simplicio era un uomo consapevole, di cio` che aveva subito. Detestava quelli che erano stati i suoi “padroni”, ma era un uomo che la vita non aveva spezzato, ne` piegato e neppure indurito. Aveva mantenuto la semplicita` di un bambino e ispirava tenerezza, pur avendo dato prova di saggezza, in molte situazioni.
Tutto il racconto mi piace e i commuove. Nel finale, però dimostri quell’attenzione al tuo ‘personaggio’ che non è da tutti. Immaginare per lui un piccolo momento di felicità, augurarglielo. Denota attaccamento e sensibilità. Brava
Grazie Cristiana, mi piace pensare che Simplicio abbia trovato finalmente tutta la beatitudine che merita un uomo che e` stato vittima di pregiudizi, dell’ egoismo e dell’ avidita` da parte di molti che si ritenevano superiori e percio` in diritto di abusare delle sue prestazioni. Nella sua condizione non aveva gli strumenti per difendersi verbalmente, gia`difficile per gran parte dei modesti lavoratori, in un’ epoca in cui certi proprietari terrieri avevano potere di vita e di morte sui loro “servi”, sfruttandoli e facendoli perire per fame o per le condizioni precarie di lavoro, senza alcun criterio di sicurezza.
” La nuda terra era il suo giaciglio, la volta buia o stellata, il suo soffitto. Vento, gelo o pioggia: i suoi padroni non gli lasciavano scampo, per un tozzo di pane, doveva custodire il bestiame all’aperto, anche nelle condizioni più avverse.”
Sembra uno spaccato di un universo lontano e invece parliamo di una Italia di pochi decenni fa
Vero. Una dura realta` che ancora esiste. I notiziari di due o tre giorni fa, hanno trasmesso la storia di un uomo, tenuto in condizioni di schiavitu`, (segregato e maltrattato), all’ interno di una piccola azienda agricola, nelle campagne di un paese della Sardegna, a pochi chilometri di distanza dal luogo in cui abito.
I responsabili sono stati denunciati e verranno processati.
Certo scegliere bene l’argomento è importante. Deve essere un argomento che tocca ed interessa, e che non sia troppo divisivo per non ingenerare polemiche interminabili. Ma poi quello che narri lo devi narrare bene, e ci devi mettere il sentimento, altrimenti narri senza coinvolgere.
Ecco, tu coinvolgi, Maria Luisa.
Grazie per la condivisione.
Ciao Giancarlo, preferiresti un omaggio virtuale poetico, qualche verso tratto da una delle canzoni di Sanremo o sarebbe meglio spedirti dei fiori?
Per ora ti dico solo grazie, di cuore.
Le tue parole sono cio` che di meglio potevo sperare, per un racconto come questo, scritto non per suscitare risate o ragionamenti filosofici di alto livello, ma soprattutto per onorare la memoria di un bravuomo che mi ispirava tanta tenerezza.
“se il covid non lo avesse portato via, a brillare tra le stelle di un altro cielo.”
Eddài, allora è periodo di allergia! È la seconda volta che finisco un tuo racconto con gli occhi umidi. Come ho letto di recente su un bel commento, se si narra qualcosa che si sente dentro e si usano bene le parole, l’effetto c’è si sicuro…
Si, credo che tu abbia ragione. L’ emozione che proviamo nel raccontare certe storie intime o che in qualche modo ci appartengono, possono toccare le corde di persone attente e sensibili, che leggono e possono entrare in risonanza anche per situazioni analoghe del proprio vissuto.