Single Man

Serie: Single Man


Vi siete mai chiesti come si comporterebbe un robot, che non è mai entrato in contatto con un essere umano, se ne trovasse uno congelato” in una capsula criogenica? Io si e mi sono immaginato come si potrebbero comportare tale robot ed i suoi fratelli meccanici.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Single Man

Il mio tempo è giunto.

Tra poche ore sarò inserito nella fornace di disgregazione molecolare e sarò scomposto in atomi cessando così la mia vita. Accade questo perché ho raggiunto il limite di sostituzione dei miei arti compreso quello delle parti interne del mio corpo. Solo il mio cervello è rimasto sempre lo stesso ma adesso molte celle di memoria iniziano a deteriorarsi sempre più in fretta.

È per questo che ho deciso di inserire nella memoria centrale del nostro computer di controllo, nel mio rapporto di fine vita, la vicenda più importante che ho vissuto. Spero che le future generazioni di noi analizzino questi dati/ricordi e possano trovare quell’umanità che si è persa ormai da troppo tempo.

Il mio identificativo è Ing8 robot umanoide ingegnere di 8° livello, del nuovo ordinamento robotico, preposto alla manutenzione degli edifici robotici. Noi robot del nuovo ordinamento non siamo stati creati direttamente dagli esseri umani, come avvenne invece per i robot del vecchio ordinamento che in seguito progettarono noi. Gli esseri umani non abitano più il pianeta da molto tempo, questo perché una incredibile pestilenza annientò ogni forma di vita, sia umana che animale, dal pianeta stesso. Nel database del nostro computer centrale è riportato che tale pestilenza sia stata causata dall’inquinamento che l’uomo stesso aveva provocato, ma indizi portano a pensare che siano stati gli stessi robot a creare il virus pestilenziale. Il compito dei robot del vecchio ordinamento era di aiutare l’uomo a bonificare il pianeta dall’inquinamento stesso ma, forse, nel cervello degli stessi robot prese consistenza il fatto che la variabile da eliminare, per portate a compimento il proprio lavoro, fosse proprio l’uomo stesso.

Come sia andata poi la cosa, non si sa. Negli archivi robotici si parla poco dell’uomo e degli esseri viventi che popolavano il pianeta. Il fatto è che ora il pianeta è stato definitivamente ripulito, ma non c’è nessuno che possa fruire di tale miglioramento. Il clima è considerato adeguato agli standard, non ci sono tempeste o uragani, l’aria è pura al 100%, così come l’acqua, ma tutto questo non serve a noi robot. Noi siamo provvisti di filtri particolari che riciclano ogni impurità che si attacca al nostro corpo, non abbiamo bisogno di respirare per vivere, però continuiamo nel nostro lavoro di ripulitura del pianeta perché non abbiamo altro scopo.

Ognuno di noi ha il suo compito da svolgere nelle dodici ore del nostro giorno robotico, non abbiamo bisogno di dormire ma solo di ricaricare le nostre batterie ausiliare dopo un ciclo di lavoro che può durare circa dieci o dodici ore robotiche secondo l’intensità del lavoro stesso. In un’ora le nostre batterie si ricaricano e possiamo ricominciare a lavorare. Questo per tutti giorni e per tutto il nostro anno robotico che dura esattamente trecentosessanta giorni robotici composti appunto da dodici ore robotiche ciascuno.

Gli ordini di lavoro ci vengono impartiti dal computer centrale di controllo e quindi fu molto strano quando fui convocato direttamente dall’ufficio del primo capo ingegnere «Ing8 qui la segreteria del primo capo ingegnere, sei convocato immediatamente a colloquio con il primo capo ingegnere» gracchiò il mio impianto auricolare radio. Risposi «Affermativo» e mi diressi immediatamente come ordinatomi verso l’ufficio del primo capo ingegnere situato nel palazzo di governo robotico.

Arrivato nell’ufficio del primo capo ingegnere notai Ele5, robot elettrico/elettronico di 5° livello, e gli domandai: « Ele5, anche tu convocato?» «Si» rispose Ele5. Il robosegretario ci comunicò: «Potete entrare, il primo capo ingegnere vi riceve.» Il primo capo ingegnere era un robot con un’anzianità di servizio molto alta, ma ancora lontano dalla dismissione. Senza alzare lo sguardo disse: «Ho un ordine di lavoro urgente per voi, sapete che dobbiamo creare dei nuovi magazzini e c’è solo un’area che possiamo riutilizzare, l’area del Santuario» «Il Santuario?» domandai sorpreso. L’area del Santuario era un’area protetta dove sorgeva l’ultimo palazzo costruito dagli esseri umani. Nessun robot si curava più di tale struttura ormai fatiscente, si narrava anche che gli spiriti degli esseri umani infestassero tale struttura.

Alla mia affermazione il primo capo ingegnere alzò il suo sguardo gelido fissandomi e mi domandò secco: «Problemi, Ing8?» Risposi: «Nessuno, primo capo ingegnere.» «Bene» disse il primo capo ingegnere a bocca stretta, riprese: «E’ da tempo che abbiamo tolto l’energia al Santuario ma per qualche motivo a noi sconosciuto c’è ancora della dispersione energetica presente nel Santuario stesso, il vostro compito è scoprire la fonte della dispersione ed eliminarla per permettere così ai robodemolitori di intervenire in sicurezza. Questo è il vostro nuovo ordine di lavoro fino al suo completamento, andate.» Il primo capo ingegnere abbassò lo sguardo e continuò il suo lavoro. Io ed Ele5 rispondemmo in coro «Ricevuto primo capo ingegnere, eseguiremo il suo ordine» ed uscimmo dall’ufficio.

Insieme ad Ele5 ci dirigemmo subito al Santuario senza indugio «Preoccupato?» domandai a Ele5, rispose: « Scocciato. Non mi sono mai recato al Santuario e mai avrei pensato di farlo.» Non parlammo più fino al nostro arrivo al Santuario.

Il Santuario era un edificio alto e imponente ai tempi degli esseri umani, niente in confronto ai nostri palazzi robotici che lo sovrastavano. Negli archivi robotici non erano riportate informazioni del suo utilizzo e perché era stato mantenuto in essere. Forse i robot del vecchio ordinamento non lo avevano demolito per rispetto a chi li aveva creati, ma attualmente nessun robot del nuovo ordinamento vi aveva messo più piede da anni. Lo stato attuale del palazzo era ormai disastrato, ma solo l’idea che dovesse essere demolito mi metteva a disagio, pur non avendo io stesso mai visitato tale luogo. I muri erano molto scrostati, l’insegna che ne indicava nome e funzionalità aveva perso molte lettere e alcune finestre non avevano più i vetri che erano stati rimossi tanto tempo fa. Sostammo a lungo davanti all’ingresso e nessuno di noi due voleva fare il primo passo.

Continua...

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