Sogno Nr 1
Il luogo era un misto tra Lecco, Ragusa e Vittoria.
Anche se una parte di me mi frenava, andai in una casa chiusa. Non riuscivo a non andare.
Entrai e vidi questa donna di colore imponente, avevo l’impressione che fosse più alta di me, prosperosa, molto delicata e dolce nei modi di fare e di parlare, capelli lunghi mossi. Vestiva un tubino nero, una vestaglia trasparente nera e calze nere trasparenti. Mi disse che la tariffa era di cinquanta euro ma che potevo pagare a rate. Nella casa c’erano tante altre stanze e con altre prostitute.
Mi vergognai quando vidi entrare una persona che conosco, un collega.
Cavolo, che ci fa qui? pensai e cercai di nascondermi a tutti i costi, cercai di cambiare perfino stanza e mi ritrovai in cucina dove c’erano altre due prostitute brutte come la morte. Chiesi loro di mantenere la bocca chiusa ma fu inutile; si misero a ridere e fui scoperto dal mio collega che, però, non si curò assolutamente di me. Ero al sicuro. La mia prostituta, che nel frattempo si era allontanata, ritornò, chiuse le porte della stanza e si avvicinò a me. Io ero molto eccitato e ci iniziammo a baciare. Era cosa strana che una prostituta baciasse il suo cliente ma non riuscivo a farne a meno. Ci baciammo per un tempo lunghissimo. Sentivo il suo corpo e le sue labbra calde, dolci, sensuali, che mi accoglievano e abbracciavano con calma. La baciai anche sul collo scendendo fino al seno. Stavamo impazzendo di lussuria. Poi lei mi tirò su e mi propose un gioco: voleva “picchiarmi”. Io accettai ma non ricordo che fossimo riusciti a farlo. Non ne so il motivo.
Nel frattempo mi accorsi che i nostri corpi avevano cambiato le loro caratteristiche. Lei era sempre nera e io bianco ma il resto era cambiato e me la ritrovai con le gambe aperte. La sua vagina era piccola, senza peli pubici, talmente bagnata e calda che sembrava stesse bruciando. Mi ricordo che era completamente bagnata anche tutta la zona attorno la vagina e anche parte delle gambe. Penetrai e mi accorsi che anche il mio pene era diverso; era più grande. Mi stupii moltissimo; quella donna “sconosciuta” aveva fatto miracoli.
Non ricordo di essere arrivato all’orgasmo perché l’allarme del glucometro mi dava un inizio di iperglicemia.
Nonostante tutta l’eccitazione mi sentivo, comunque, in imbarazzo e mi sentivo frenato. Dentro di me c’era il giudice che sentenziava: stai facendo una cosa sporca. È una cosa brutta, non la puoi fare. È sbagliato!
Infatti durante l’atto amoroso sentivo di volermi lasciare andare ma non riuscivo. Anche lei lo aveva percepito e ha fatto tutto ciò che le fosse possibile per mettermi a mio agio ma io non rimasi sull’uscio.
Sento una voglia pazzesca di rincontrarla e di riprendere da dove abbiamo lasciato, dato che non abbiamo assolutamente concluso. Chissà se succederà nella vita reale questa volta…
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Erotico
Un racconto molto intimo e sincero, che riesce a trasmettere con efficacia il conflitto tra desiderio e senso di colpa. Ho apprezzato in particolare come l’aspetto emotivo finisca per essere più importante di quello erotico perchè ciò che mi resta impresso è il bisogno di lasciarsi andare e la difficoltà nel farlo, più che l’incontro in sé.
L’imbarazzo e il timore del giudizio rendono il protagonista umano e credibile.
Un testo coinvolgente in cui è facile riconoscersi.
A titolo strettamente personale, trovo che l’eros senza l’aspetto emotivo lascia il tempo che trova e diventa una cosa meccanica che non ci lascia nulla. Come accade nella vita gli incontri ci fanno da specchio e ci restituiscono parti di noi che non sempre vediamo e/o accettiamo.
Ti ringrazio molto perché i tuoi commenti sono tutt’altro che banali
Il sogno raccontato così, con quella sincerità senza filtri, ha una forza sua. L’imbarazzo, il giudice interno che sentenzia, il glucometro che interrompe tutto. E quell’ultima riga che rompe il confine tra sonno e desiderio è il finale giusto.
Grazie mille