
Solo Finzione?
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 2: I sussurri della scuola
- Episodio 3: Il profumo
- Episodio 4: Elena o Ellen T
- Episodio 5: Quella vita
- Episodio 6: Panacea
- Episodio 7: Dissonanza cognitiva
- Episodio 8: Solo Finzione?
- Episodio 9: Luna piena
- Episodio 10: Una carezza con i calli sopra le mani
- Episodio 1: Confusione e liberazione
- Episodio 2: Forse era destino
- Episodio 3: Respira e lascia a me i dubbi
- Episodio 4: Solo l’inizio
- Episodio 5: L’amore forse non esiste, se esiste non dura per sempre
- Episodio 6: Il sipario
- Episodio 7: Artefice del destino
- Episodio 8: Finite incantatem
- Episodio 9: Veemenza
- Episodio 10: Primo giorno di scuola
- Episodio 1: Dolce paranoia
- Episodio 2: Bilancio
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
Elena lo fissò con occhi lucidi, scuotendo la testa con disapprovazione. «Solo finzione?»
La sua voce si incrinò. Si coprì la bocca con una mano nel disperato tentativo di soffocare un singhiozzo che le serrava la gola, le lacrime la tradirono, scivolando silenziose lungo le guance. Quello che aveva letto non era solo finzione ma, il loro passato attraverso mente e cuore di Niccolò. Leggendo quel libro, Elena si era persa tra i dolci ricordi di un’intensa adolescenza a tratti incasinata e disperata, così reale da sembrare ancora palpabile.
Trovarsi dinanzi Niccolò, era come stare sul ciglio di un burrone o camminare sul letto secco di un fiume, con una montagna d’acqua pronta a travolgerti alle spalle. Una dolce miscela di adrenalina e paura.
Improvvisamente, l’allarme di un promemoria la fece sobbalzare. Prese il telefono dalla borsa: «di già ?» Mormorò incredula.
Il tempo era passato troppo in fretta. Tutto quello che voleva dire restava bloccato nel petto, in castigo in un angolo del cuore.
«Devo andare a prendere mia figlia. Ne riparleremo.» La sua voce era autoritaria mentre guardava Niccolò negli occhi, come se volesse leggere la sua anima, anticipare la sue parole.
«Non ho altro tempo da dedicarti, mi spiace» replicò Niccolò. Sembrava vulnerabilmente sorpreso dalla sua freddezza.
«Come scusa?» Sussultò Elena alzandosi di scatto. Lui non la degnò di uno sguardo. Lei sbatté la mano sul tavolino rotondo di alluminio, facendolo traballare.
«Ho degli impegni, Elena» sibilò Niccolò, bloccando i bicchieri che stavano per cadere.
«Niccolò Sartori… Non conosco i tuoi impegni, né voglio saperli, ma questa conversazione non finisce qui.» Nonostante la tensione, i loro sguardi restavano intrecciati, legati dal filo invisibile del destino.
Niccolò si alzò, chiuse la giacca istintivamente e si avvicinò abbastanza da udire pensieri tumultuosi, il clamore dei ricordi che si accumulavano come braci incandescenti pronte a trasformarsi in un incendio.
«Dammi il tuo numero» pretese Elena, con il suo iPhone tra le mani pronta a digitare.
«Non ho mai cambiato numero!» Niccolò, restò fermo e deciso.
Elena digitò il numero che sapeva a memoria, avviò la chiamata. Lui prese il telefono dalla tasca interna della giacca, mostrò lo schermo e la chiamata che vibrava.
«Nemmeno tu hai cambiato numero» constatò, con una voce che tradiva una leggera sorpresa.
Nonostante il tempo trascorso e i cambiamenti della vita, i loro numeri di telefono erano rimasti gli stessi. Quei numeri simboleggiavano il legame che li univa, un altro segno dell’invisibile filo del destino. Si scambiarono l’ennesimo sguardo, connessi da una silenziosa consapevolezza del passato condiviso.
Elena abbassò gli occhi sul suo telefono, poi lo rimise in borsa provata.
«Allora, quando ci rivediamo?» chiese, cercando di mantenere la voce ferma nonostante il tumulto interiore.
Niccolò fece un passo indietro, evitando un baratro, le mani infilate nelle tasche dei pantaloni.
«Non lo so. Davvero, non lo so» replicò, con un’ombra di malinconia e malessere, le mani tremanti che desideravano sfiorare la pelle di Elena.
«Me lo devi, Nic!» Gli occhi verde smeraldo di lei brillavano di una determinazione feroce. Improvvisamente, fece un passo avanti, così vicino a Niccolò che lui si sentì travolto da una valanga. Con tutta l’innocenza che il mondo le aveva tolto, Elena gli sfiorò la guancia con un affettuoso bacio. Le sue mani rimasero sepolte nelle tasche, incapaci di muoversi. Si rese conto di ciò che era accaduto solo quando lei si voltò e, a una decina di metri di distanza, risaliva il marciapiede. Gli mancava il fiato, proprio come se fosse stato travolto e seppellito da una valanga. Per quanto si ostinasse a dire che fosse solo un pericoloso errore, sentiva una dolcezza malinconica che non voleva respingere. Era come se quell’incontro fosse destinato. Un sollievo che non poteva spiegare, la voce di Elena, una melodia nostalgica che continuava a risuonare dentro di lui. E in quella dolcezza effimera c’era una rabbia vigile, che ronzava nelle orecchie. Aveva fatto troppo male a Elena. Voleva proteggerla da se stesso restando lontano, ma il romanzo che aveva scritto sembrava una strada che portava dritta a lei. Eppure, Elena aveva una vita che Niccolò non sognava di sfiorare e rovinare ancora, la bambina ne era la prova. Con tristezza, pensò di cambiare numero. Era solo un pensiero di una mente che non voleva soffrire. Ma sapeva che il suo cuore non poteva facilmente dimenticare gli occhi verde smeraldo. Combattuto tra il desiderio e la consapevolezza del passato. Quell’incontro, l’errore del destino, ora si trasformava in una tentazione irresistibile. Nessun errore.
Niccolò saldò il conto, attraversò la strada e camminò pensieroso accanto al muro di cemento della scuola, che gli fece compagnia fino all’ingresso. Entrò nel parcheggio, dove Laura lo attendeva fuori dalla macchina, seduta sul cofano della Maserati Ghibli nera, noleggiata. Guardò l’orologio: erano da molto passate le dodici. La scuola superiore, quel sabato di fine maggio, era chiusa per l’incontro con l’autore. Si avvicinò a Laura e porse la mano tesa con il palmo aperto. Lei gli diede le chiavi del veicolo. Senza parlare, entrarono in macchina. Prima, però, Niccolò si tolse la giacca e la adagiò sui sedili posteriori di pelle rossa. Si calò nell’abitacolo e accese il potente motore a gasolio con un leggero senso di disgusto.
«Lo hai fatto di nuovo,» esclamò Laura, ridendo «quella smorfia che fai quando accendi la macchina. Perché?» La donna, incuriosita, lo osservava attentamente.
«Avrei preferito il motore a benzina. Credimi, è tutta un’altra musica» rispose Niccolò, molto seriamente. Laura evitò di fare battute.
La sua curiosità , in realtà , era rivolta all’incontro di lui con Elena.
«Com’è andata allora?» Domandò, osservando minuziosamente ogni lembo di pelle del volto di Niccolò per cogliere una qualsiasi anomalia nella sua espressione e risposta.
Niccolò sfregò i palmi delle mani sullo sterzo, che stringeva con forza. Si sentiva diviso tra il bisogno di confidare tutto a Laura per svuotarsi e la sensazione di non avere nulla da dire. Desiderava solo un incontro tra mente e cuore, per decidere chi dovesse prevalere. La mente emetteva un’allarme insopportabile ad ogni ricordo, mentre il cuore, nel suo mutismo perenne, batteva al cardiopalma; se avesse potuto, avrebbe urlato. Ma cosa voleva davvero?
Niccolò, senza che lei notasse, placò il tumulto interno. Si voltò leggermente verso Laura, i suoi occhi fissi su di lei. «Non è stato facile» iniziò lentamente. «Vederla dopo tutto questo tempo.»
Laura annuì, rimanendo in silenzio, rispettando la difficoltà di Niccolò nel trovare le parole giuste. «E… Cosa avete detto?» Chiese infine, quasi un sussurro.
Niccolò esitò. «Abbiamo parlato del passato… Credo. Era come se stessimo cercando di parlare ad altezze diverse. Non ascoltavo bene.»
«Non ascoltavi perché la tua testa te lo impediva?»
«Esatto.»
Laura notò un’ombra di tristezza attraversare il volto di Niccolò. «Come ti senti, ora?» Chiese delicatamente.
«Bene!»
«Non farti togliere le parole di bocca con una tenaglia, Nic. Si vede che non stai bene.» Laura lo guardò con dolcezza, tenendo il tono delicato. «Perché non mi hai mai detto di lei? Quante volte ti dissi che sospettavo esistesse. Perché mentirmi?»
«Non ti ho mentito. Un artista non rivela mai la sua musa, è come un’amante segreta» replicò Niccolò.
Laura per un attimo rimase in silenzio, guardò l’autore, convinto delle sue parole. A lei sembravano un’abile via di fuga. Rise, fino a scoppiare.
«Ti diverti, Laura?»
«No, scusa. Pensavo fosse Nadia la tua musa, sbagliavo. Quando ho visto quella donna ho capito. Scusa ancora, non volevo nominarla» sussurrò Laura sempre con il suo tono delicato.
«Fa nulla» Niccolò sospirò, appoggiandosi allo schienale del sedile. «Mi sento… Sollevato, in parte. Come se avessi finalmente affrontato un fantasma. Ma allo stesso tempo, sono ancora confuso. È come se una parte di me non volesse avere a che fare nulla con lei e non capisco il perché.»
Era molto più facile dire alla sua editrice che non conosceva il vero motivo, piuttosto che svelare la cruda e folle verità . Una verità scritta con anima e sangue, forgiata in un passato turbolento e insospettabile, persino per Elena. Un intreccio insospettabile di eventi reali, abilmente romanzati. Una parte del loro passato, con tutto il dolore che portava con sé, un elemento imprescindibile, a qualunque prezzo, per il romanzo.
Laura predilesse il silenzio, poi posò una mano confortante sul braccio di Niccolò. «A volte, affrontare il passato è il primo passo per trovare la pace. Piano piano. Ma non devi farlo da solo. Sono qui per te.»
Niccolò le sorrise debolmente. «Grazie, Laura. Davvero.» Mentre esprimeva gratitudine, si chiedeva come si sarebbe comportata Laura se avesse saputo o, peggio ancora, se avesse scoperto l’oscuro passato.
Accese il motore della Maserati, il ruggito del motore riempì l’aria e dissipò la mente. Mentre uscivano dal parcheggio, Niccolò si sentiva leggermente più sicuro. Uscirono abbastanza velocemente dal paese, imboccarono subito la super strada, qualche chilometro verso sud. Bivio, Niccolò affrontò la rotatoria vivace, sul rettilineo schiacciò il pedale del gas e diede sfogo ai cavalli della Maserati. Sorpassò senza problemi un paio di auto. Dopo qualche curva, si mise ad una moderata velocità di crociera. Avviò la sua playlist di canzoni, in modo casuale: Club Dogo per iniziare. Varie canzoni di rap italiano si susseguirono mentre Niccoló guidava, scambiava chiacchiere di poco conto con Laura. In mezz’ora arrivarono al loro albergo. Parcheggiarono, ed entrambi scesero.
Serie: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 1: Ombre e sussurri dal passato
- Episodio 2: I sussurri della scuola
- Episodio 3: Il profumo
- Episodio 4: Elena o Ellen T
- Episodio 5: Quella vita
- Episodio 6: Panacea
- Episodio 7: Dissonanza cognitiva
- Episodio 8: Solo Finzione?
- Episodio 9: Luna piena
- Episodio 10: Una carezza con i calli sopra le mani
Il confronto con Elena è stato molto significativo. Forse, avresti potuto osare un po’ di più, magari spostando il flashback precedente al termine del dialogo stesso, in modo da dare continuità e maggior spazio proprio all’evento.
In ogni caso, queste sono cose che si potranno sistemare anche successivamente e non tolgono nulla alla bontà della storia, che rimane sempre molto interessante.
All’inizio della serie pensavo che Elena fosse una donna forte e dura. In realtà , credo che la Elena della realtà sia una donna profondamente segnata da un dolore che ancora non riesce a superare. Trovo in lei fragilità e dolcezza che spesso sono doti migliorative in una persona. Mi piace il confronto fra i due, lo hai gestito veramente bene. Lui, con quelle sue mani in tasca, ne esce sicuramente segnato.
Grazie per il tuo commento. Io invece, all’inizio della serie pensavo che mi sarei perso però poi… Ho iniziato persino io ad apprezzare. Mi sentivo limitato dalle parole, hai mai avuto questa sensazione?
Credo che le parole escano a fatica semplicemente quando una storia non va, ossia non la sentiamo ‘nostra’. Quando invece accade il contrario, le parole scappano che è un piacere e che le dobbiamo addirittura afferrare.
Invece hai quella sensazione bellissima che scrivi, scrivi e sono tante parole tutte incastrate perfettamente e poi le devi tagliare perché 1500 sono poche?🤣🤣🤣
Certo! E su consiglio di un ottimo autore di Open, i primi che bisogna ‘segare’ sono gli avverbi!
Credo che Niccolo’ sia alle prese con una battaglia interiore e credo tu l’abbia resa benissimo. Forse non riesce ancora ad essere sincero del tutto, soprattutto con sé stesso, che è poi la prova più difficile. Aspetto il seguito.
Ciao e grazie. La tua impressione è corretta. Io nella mia mente al momento ho la storia e non so fin dove voglio portare la sincerità . Se non mi incasino nuovamente da solo dovrei farcela.
“. Ma cosa voleva davvero?”
Bravissimo. Credo tu abbia reso in pieno la sensazione che si prova quando ci si deve mettere, o rimettere, in discussione. E non è per niente facile.
Non è per niente facile, esatto. Ne sai qualcosa?
Temo proprio di si😅. Ma credo che nella vita, prima o poi, accadano a tutti momenti così.
Eh, purtroppo.
Ciao, mi è piaciuto molto questo capitolo, soprattutto per i dialoghi tra Elena e Niccolò, molto credibili. Forse, suonano un po’ piu forzati quelli della seconda parte con Laura. Aspetto il prossimo capitolo, bravo!
Ciao Melania, grazie del commento. Purtroppo, non sono riuscito a descrivere alcune cose, come il rapporto tra Nic e Laura. (Lei lo vede colto e sicuro) In oltre volevo dare la sensazione che dopo l’incontro con Elena, Niccolò fosse leggermente stordito. Insomma nulla!