Sondra e Joe
Serie: La botola in cantina
- Episodio 1: Terra e pietre
- Episodio 2: Deodorante e tabacco
- Episodio 3: Sondra e Joe
STAGIONE 1
«Ha notato qualche punto che le era sfuggito in precedenza?» domandò lo sceriffo.
«No, tranne forse l’accenno al fatto di non chiudere a chiave le porte. Forse Edward ha parlato della sua scoperta con qualcuno in paese.»
«Forse. Ma resta il fatto che lei non ha trovato nulla in casa del suo amico, oltre all’orologio, intendo. Nessuna botola in cantina, nessuna stanza segreta.»
«La casa è molto grande. Se la cantina si estendesse sotto tutta la costruzione potrebbe esserci una zona che non ho notato, due ambienti separati.»
«Inoltre non stiamo considerando la cosa più importante: dov’è il signor Green? C’è solo un modo per scoprirlo.» La donna si alzò spingendo la sedia indietro con forza. Afferrò per l’ennesima volta il pacchetto di sigarette dalla scrivania e lo posò un istante dopo. «Andiamo a casa del suo amico. La precederò con l’auto di servizio. Mi segua con la sua.» Riprese le sigarette e le infilò con un gesto preciso e meccanico nella tasca del giubbotto.
Dal centro del paese, se così si può definire un gruppo sparuto di costruzioni in legno a due piani intorno a una chiesa evangelica che esorta a pregare prima di avere problemi e a un negozio di beni di prima necessità, la distanza per raggiungere l’abitazione di Edward Green richiedeva non più di dieci minuti in auto. La strada era larga abbastanza da consentire il transito di due automobili. Alberi ad alto fusto fiancheggiavano il logoro nastro di asfalto fino a un bivio che lo divideva in due, dimezzandone anche la larghezza. Tuttavia il traffico pressoché inesistente non creava problemi.
Joseph spinse lo sguardo lontano, di qua e di là del bivio. Le case qui si assomigliano un po’ tutte, pensò. «Quanto hai ragione, caro Edward» disse ad alta voce quasi per sentire vicino a sé il suo amico.
L’auto dello sceriffo imboccò la strada sulla destra per frenare in modo brusco subito dopo. Joseph Walker lampeggiò due volte con gli abbaglianti e attivò la freccia a sinistra per indicare alla donna alla guida dell’auto che lo precedeva che stava sbagliando strada. Dopo un attimo di esitazione l’auto di pattuglia si mosse in retromarcia e svoltò nella direzione corretta.
Dove diavolo ti sei cacciato, Edward, pensò Joseph mentre scendeva dall’auto e si dirigeva insieme allo sceriffo verso l’ingresso.
«È qui che l’ho trovato» disse indicando uno scalino. «L’orologio si vedeva benissimo camminando in direzione della casa. Penso che non l’avrei notato uscendo, perché era a ridosso dello scalino.»
«Già… casualità, superficialità…»
«Come dice?»
«Nulla. Pensavo ad alta voce.» La donna accese l’ennesima sigaretta gettandola a terra dopo aver aspirato poche boccate di fumo e non prima di averla torturata tra il pollice e l’indice.
«La brace salta via e la sigaretta smette di essere una possibile causa di incendio.»
Joseph non rispose e distolse lo sguardo dalla donna, trattenendo un moto di stizza per essere stato scoperto a osservarla forse in modo troppo insistente.
La porta di ingresso principale non era chiusa a chiave, così come Joseph Walker l’aveva trovata durante la sua prima visita. A differenza del mattino, poco prima del tramonto la luce del sole si insinuava sotto il porticato offrendo una piacevole sensazione di intimità e calore anche se le giornate non offrivano più le temperature gradevoli che Joseph aveva descritto nella sua lettera.
«Inizio a comprendere la volontà di Edward di restare qui.» Era più un pensiero ad alta voce che una frase rivolta allo sceriffo. Immaginava il suo amico seduto a godersi il sole del pomeriggio, immerso nelle sue letture.
«Non si vive male» commentò la donna. «Tranquillità e ritmi sostenibili. Tutti amici e nello stesso tempo tutti nemici. In ogni caso nessun segreto per nessuno, dopo qualche tempo che si abita in un posto simile.»
Joseph volse lo sguardo dietro di sé prima di entrare in casa. A terra notò un altra sigaretta spenta subito dopo essere stata accesa e gettata quasi intonsa, a parte lo schiacciamento che si notava all’estremità.
Un vizio decisamente costoso. Sarebbe meglio se smettesse di fumare oppure se iniziasse a farlo in modo serio.
Entrò precedendo lo sceriffo e si diresse verso la scala che conduceva in cantina.
«Ecco cosa ho trovato questa mattina. Ambiente pulito, pavimento integro. Nessuna botola, nessuno scavo. Pareti nude, eccetto queste due vecchie credenze.» Indicò una parete a cui erano accostati due mobili che sembravano appartenere a un’altra epoca.
«Tipico delle cantine e delle soffitte di questi paraggi» confermò lo sceriffo. «Non si butta via nulla: abbiamo spazio quindi accumuliamo di tutto, quasi sempre senza motivo.»
«Sceriffo…» Joseph si bloccò come davanti a una rivelazione.
«Signor Walker» lo interruppe la donna. «Direi che a questo punto può chiamarmi per nome, se lo desidera. Sondra. Conosciamo bene entrambi il suo amico Edward. In qualche modo siamo legati a lui.»
«Grazie Sondra. Joseph, o semplicemente Joe.»
«Sceriffo… Sondra» riprese. «Si ricorda quando le avevo detto che la cantina avrebbe potuto essere più estesa di questo ambiente? Ne sono sempre più convinto: mi sembra troppo piccola per una costruzione come quella sopra di noi.»
Si soffermarono entrambi attratti dai due vecchi mobili.
Prima che lo sceriffo potesse dire qualcosa Joseph si inginocchiò per osservare alcuni segni sul pavimento. «A quanto pare questo è stato spostato da poco.»
La donna ebbe un attimo di esitazione prima di inginocchiarsi a sua volta e controllare il pavimento. «Sì… è possibile. Mi aiuti a spostarlo.»
«Non dovremmo avere l’autorizzazione? Dopotutto siamo entrati in una casa senza che ci fosse il proprietario.»
«Nella lettera Edward le dava il permesso di entrare, se non ricordo male.»
«Sì, Sondra. Ma adesso siamo in due e lei è un’agente di polizia.»
«E in quanto tale posso agire senza permessi in caso di emergenza. Non si preoccupi Joseph. Mi dia una mano.»
Serie: La botola in cantina
- Episodio 1: Terra e pietre
- Episodio 2: Deodorante e tabacco
- Episodio 3: Sondra e Joe
Ciao Antonio, questo è un inizio che cattura subito grazie all’atmosfera cupa della provincia e alla figura inquietante e ambigua dello sceriffo Siler. La lettera di Edward introduce perfettamente il tema dell’ossessione e del tesoro nascosto, trasformando una scomparsa in un giallo teso. I piccoli dettagli dissonanti, come la strada sbagliata e i tic nervosi, seminano un dubbio costante che incolla il lettore alla storia. Attendo il resto.
Ciao Mariano.
Il prossimo episodio sarà conclusivo, perché ho optato per un racconto breve data la complessità del genere.
Ti ringrazio per il commento e per aver notato i particolari che ho voluto mettere in evidenza.
Mi attira tantissimo il personaggio di Sondra. A parte che le hai scelto un nome bellissimo, mi sembra piena di misteri e sfumature. il modo in cui parla dell’amico scomparso mi fa venire il presentimento che sappia più di quello che dice, o peggio, nasconda volontariamente qualcosa. E mi sembra stia creando una sorta di “legame” anche con il protagonista, ma forse è solo una mia sensazione.
Il legame tra i due sarebbe da sviluppare in un racconto più lungo e articolato. Chissà… Ma qui siamo quasi alla fine.
E… sì: lei decisamente sa!
Sui nomi: una delle difficoltà che incontro, sempre, è proprio la scelta dei nomi da dare ai personaggi!
Ciao Irene, grazie.