
Sono pronto da anni, per l’amor di Dio
Serie: Nel Tunnel
- Episodio 1: Signore, mi può aiutare?
- Episodio 2: Non sono una bambina
- Episodio 3: Giacomo, 2:19
- Episodio 4: Sono pronto da anni, per l’amor di Dio
STAGIONE 1
«In realtà qualcosa ho trovato…» disse Sandra un giorno in cui le stavo ponendo ancora una volta le stesse domande. Eravamo a casa; ero stato dimesso dall’ospedale dopo una settimana. Nessuna conseguenza seria, solo il taglio alla mano da tenere sotto controllo per via di un principio di infezione, ma che era in via di guarigione. I primi giorni bastava un piccolo movimento della mano perché il taglio riprendesse a sanguinare. Ogni sera Sandra mi aiutava a cambiare le bende e a medicare la ferita. Era un compito che eseguiva con immensa cura: puliva bene la mano ferita senza farmi sentire alcun fastidio. Spesso indugiava osservando il suo lavoro: sollevava la mia mano e la portava vicino al suo viso sfiorandola con le labbra. Più di una volta avevo ritratto la mano mentendo sul fatto che facesse male: il ricordo della lingua che leccava il sangue della ferita era ancora forte.
«Cosa?» Il mio cuore saltò un battito.
«Un ciondolo… credo sia d’oro» disse divertita. «L’avrà perso qualche esploratore con il tuo stesso senso dell’avventura!» Un ampio sorriso le illuminò il volto.
«Che tipo di ciondolo? Dov’è?» Le avevo raccontato della croce? Forse no… non ricordavo con sicurezza. «È una croce?» domandai temendo la risposta.
«Come lo sai? L’hai persa tu? È tua?» rispose Sandra.
«Posso vederla?» Avevo iniziato a considerare tutto quello che era successo come un sogno, un brutto sogno. Non era semplice, perché il ricordo si presentava sempre più nitido man mano che passavano i giorni. Con i sogni di solito accade il contrario.
La sua risposta mi lasciò senza fiato. «Eccola» disse slacciando i primi bottoni della camicetta. «L’abbiamo pulita bene e l’abbiamo messa al collo. C’era anche la catenina!»
«L’abbiamo… chi?» Non avevo quasi più voce.
«Abbiamo? Abbiamo cosa? Che cosa stai dicendo?» Rideva, ma era a disagio.
«Dove l’hai trovata?» domandai.
«Laggiù, nella galleria» rispose in modo vago.
«Nella… stanza?»
«No, vicino… per terra. Non ricordo! L’ho presa… cazzo lo so non è mia, avremo dovuto lasciarla là dentro. Forse me l’hanno regalata. Non lo so. Dudith, forse…»
Ero in debito d’ossigeno, avevo smesso di respirare. Fissai i suoi occhi e per un attimo mi parve di vedere il nulla. Poi ripresero vita e insieme al suo viso si aprirono in uno splendido sorriso. Mi stava prendendo in giro?
«Ti avevamo chiesto di aiutarci.» Era di nuovo seria.
«Sandra, per favore… non sono ancora pronto per scherzare su quello che mi è successo.»
«Scherzare su cosa?» Mi sembrava davvero preoccupata. «Adesso voglio fare una doccia. Poi prepariamo qualcosa per cena. Oppure andiamo fuori?»
Si alzò di scatto. «Andiamo a fare una doccia. Ne ho bisogno.»
«Sandra… per favore… non fare la bambina…»
«Ti ho già detto che NON SONO UNA BAMBINA!» L’urlo fu fortissimo. Chiusi gli occhi. Non riuscivo a capire perché Sandra avesse deciso di trattarmi così. Per farmela pagare, pensai, per farmi passare la voglia di agire prima di pensare, per non farmi fare altre cazzate. Oppure… oppure… Smisi di pensare. Non aveva alcun senso.
Decidemmo di andare a cena fuori convinti che qualche ora con altre persone e in un altro ambiente potesse stemperare l’atmosfera pesante da cui eravamo stati avvolti. Quella sera non accadde più nulla. Sandra ed io non parlammo più di ciò che mi era successo, tantomeno del suo comportamento. In realtà non accadde più nulla neppure nei giorni seguenti. In ogni caso il nostro rapporto non fu più lo stesso. Si trascinò ancora per qualche settimana, ma si era irrimediabilmente dissolto quel pomeriggio.
***
Ci sentiamo ancora oggi, siamo rimasti buoni amici, come si dice in queste occasioni. Parliamo di molte cose: il lavoro e le possibilità di carriera, i vecchi amici e cosa fanno oggi, le vacanze o come arredare la nuova casa. Ma nessun accenno al mio incidente, nulla. Siamo entrambi single: continuo a ripetermi che abbiamo tempo, ma presto il tempo ci sfuggirà di mano; n circostanze diverse forse avremmo potuto ritrovarci e pensare a un nuovo inizio: siamo grandi adesso, un’età in cui la passione lascia spazio alla razionalità. È questa transizione che permette convivenze più stabili e durature.
In circostanze diverse, non in questo mondo, non dopo aver vissuto quel pomeriggio. Sandra ha provato a riallacciare i rapporti, ma fino a oggi sono riuscito a tenerla lontana.
Spesso trascorro lunghi periodi senza svegliarmi in preda agli incubi, ma negli ultimi tempi ho deciso di dormire con la luce accesa: quando apro gli occhi ho bisogno di vedere immediatamente la realtà davanti a me, senza lasciare spazio ai miei fantasmi pronti a mostrarsi nei momenti in cui la ragione perde forza. Tento ancora di convincermi che si sia trattato di allucinazioni.
Lei si è trasferita, lavora nel settore turistico, non riesco ancora a credere che sia responsabile della sicurezza nel consorzio che gestisce la pista ciclabile attiva ormai da alcuni anni. La galleria adesso è un’attrazione: illuminata e dotata di tutte le misure di sicurezza è meta di passeggiate a piedi, in bicicletta o sui pattini a rotelle. Sandra la attraversa spesso per effettuare i controlli di routine.
Più di una volta è svenuta all’interno del tunnel, lei dice per colpa di una leggera forma di claustrofobia, ma non vuole cambiare incarico. L’ultima volta ha detto ai due ragazzi che l’hanno soccorsa di non sapere dove fossero suo fratello, che la sfotte sempre per il difetto di pronuncia ed è un fifone, e le sue amiche Dulia, Dudith e Sofia.
Credo che porti ancora la catenina con il ciondolo, la piccola croce appesa dal lato sbagliato. E credo che presto verrà a farmi visita, o meglio dire verranno?
Io sono pronto… sono pronto da anni, per l’amor di Dio.
Serie: Nel Tunnel
- Episodio 1: Signore, mi può aiutare?
- Episodio 2: Non sono una bambina
- Episodio 3: Giacomo, 2:19
- Episodio 4: Sono pronto da anni, per l’amor di Dio
Devo dirti la verità, mi capita raramente ormai di provare realmente anche una debole traccia di inquietudine quando leggo testi di questo genere. Non perché sia fatto di acciaio o stupidate simili, ma perché diciamocelo, se sei avvezzo all’horror a predominare è il fascino o nei casi più leggeri il divertimento, non più la paura ormai… Be, oggi mi hai restituito un assaggio di un sentimento che non provavo da un po’ di tempo leggendo: l’inquietudine. Sì, è proprio così che la definirei, inquietudine. Una inquietudine che ha visto il suo culmine, per come la vedo io, nei dialoghi fra Sandra e Samuel, dopo che lei mostra la catenina. È stato sufficiente richiamare le parole dette dai bambini e bum, subito effetto riuscito. E anche il finale non è da meno, come ha detto @cristiana , una premonizione di paura, un disastro incombente… Passerò di sicuro da altre tue belle opere!
Ciao Gabriele. Ti ringrazio per il tuo commento.
In effetti chi come noi ama le storie horror è portato a leggerle senza quasi provare emozioni. Però a volte ci imbattiamo in racconti che toccano corde molto sensibili, diverse in ognuno di noi, e che fanno tornare quel senso di “inquietudine”.
Leggere quanto dici nel tuo commento mi ha colpito molto, perché mentre scrivevo questo racconto ho provato sulla mia pelle quel senso di disagio che in qualche modo sono riuscito a trasmettere. E per chi come me si diverte con la scrittura questo non può fare altro che un immenso piacere.
Grazie ancora e a presto!
Complimenti Antonio per questo racconto che mi sono letta d’un fiato stamattina. A parte il fatto che amo il genere, avrei una lista di complimenti da farti lunga un chilometro. L’idea è assolutamente originale e spaventosa. Diciamo che i ‘bambini’ nell’horror sono sempre vincenti e tu hai saputo usare il tema con particolarità. Mi piace molto anche la parte introspettiva. Il protagonista parla spesso con se stesso ed è una tecnica che svela ciò che accade attraverso occhi ‘prestati’ a chi scrive. Inquietante il finale che mi è davvero piaciuto. Niente di eclatante o scadente nel sangue come purtroppo spesso accade, bensì una sorta di ‘sospensione’, di attesa. So che mi capiterà qualcosa…Lo sento…Forse. Bravissimo, aspetto altro di tuo.
Buongiorno Cristiana. Bambini e genere horror… sono d’accordo con te. Anche io amo il genere. Non amo invece lo splatter e cose simili.
Durante l’estate ho avuto un po’ di tempo libero e mi sono dedicato a scrivere qualcosa “tutti i giorni”, come ci insegnano i bravi maestri. Beh, funziona: ogni giorno la storia è lì che ti aspetta ed è fresca nella mente. Pensa che ho tentato, e ancora tento, di trasmettere questo concetto durante il mio lavoro (insegno fotografia – e fotografo): pensa, immagina, guarda e fai fotografie tutti i giorni. E cosa direbbe chi suona uno strumento musicale?
Ho voluto provare a scrivere e devo dire che mi sto divertendo molto. Poi ho scoperto questo social che mi sembra molto interessante… Purtroppo da qui a Natale sarà più difficile avere tempo libero, ma proverò a riservarmi una mezz’ora quotidiana.
Tutto questo sproloquio per ringraziarti di quanto hai detto! Grazie!
Ps. Ho inviato alla redazione la prima parte di un altro racconto… anche in quello i bambini sono protagonisti, ma il genere è diverso. Data la lunghezza sarà diviso in 4-5 parti.
Aspetto di leggere i tuoi commenti. A presto!
Non mancherò:)
(Però a me lo splatter piace tanto…)
Ok, super inquietante, ma decisamente un bel finale. Sono contenta di aver scoperto e seguito questa serie. Bravissimo!
Mi fa piacere il tuo apprezzamento. Penso che a noi che amiamo raccontare storie resti sempre il dubbio: “Funzionerà? Sarebbe stato meglio se… Forse avrei dovuto… ” Questo è il bello del gioco. Grazie.