
…SONO SOLO UN BAMBINO…
Il mio nome è Hassan e da qualche giorno ho compiuto dodici anni. Sono nato in una piccola casa, molto colorata, in un piccolo villaggio a pochi passi da Damasco, in Siria. Mio papà è un venditore di gioielli abbastanza conosciuto dalle mie parti, mamma, invece, una bellissima sarta dagli occhi verdi come il prato che lavora in casa per badare a me e ai miei due fratelli. Sì, ho due fratelli, almeno questo raccontano le foto sui nostri muri, perché io non li ho mai conosciuti. Yarin, 20 anni, è morto un mese prima della mia nascita per difendere il nostro villaggio, Saabir di 21 anni, invece, è nell’esercito da sempre: nelle sue foto, infatti, indossa una divisa, ma non posso essere certo che sia ancora vivo. Le mie giornate cominciano molto presto, all’alba. La mia sveglia è un allarme che suona al centro di Damasco. Papà dice che quando sentiamo questo allarme qualcuno lancia bombe sui palazzi dei cattivi. Io non ci credo perché succede quattro o cinque volte al giorno e non sono solo i palazzi dei cattivi a cadere. A scuola ci vado poco, solo quando i miei genitori dicono che è sicuro andarci. Adoro il calcio e giocare con i miei amici, ma non avendo un pallone utilizziamo i caschi dei soldati che troviamo lungo la strada. Oggi è una giornata molto particolare perché il sole non vuole sorgere e la luce non entra nella mia casa: questa volta non è il suono a me familiare di un allarme a svegliarmi, ma un rumore fortissimo che porta il pavimento sotto i miei piedi a tremare. Oggi una bomba ha colpito la mia casa. Mi alzo dal letto e intorno a me vedo solo tanto fumo e tanta polvere, gli occhi mi bruciano e respiro quasi a fatica. Dove ieri c’era il nostro salone vedo una montagna di macerie, le foto dei miei fratelli in tanti piccoli pezzi, le stoffe di mia madre senza più colore. Una serie di mattoni ricoperti di sangue mi porta poco più avanti: nonostante il bruciore dei miei occhi riesco a intravedere sotto le macerie due corpi senza vita, quasi irriconoscibili perché pieni di lividi ma stretti l’un l’altro in un abbraccio di protezione. Sono i miei genitori. Ho tanta paura, ho freddo nonostante il gran caldo del periodo e non riesco a staccare lo sguardo da quell’abbraccio che la morte ha ignorato. Il mio corpo non si muove e nelle orecchie un fischio tremendamente forte non vuole lasciarmi in pace. Vorrei piangere ma qualcosa mi trattiene…improvvisamente alcune voci, per me incomprensibili, rompono il profondo silenzio che mi circonda. Alzo lo sguardo e attraverso la polvere vedo un uomo vestito da soldato venire verso di me. Lui mi prende in braccio e insieme raggiungiamo la strada e tutti gli altri soldati che sono lì ad attenderci: è l’esercito degli occidentali. Mi offrono subito acqua e qualche barretta di cioccolato ma la mia attenzione è ferma su quel soldato che mi ha preso tra le sue braccia per portarmi in salvo. Il suo volto coperto da occhiali scuri e fazzoletto pieno di polvere mi trasmette una strana energia. D’un tratto l’uomo scopre la sua bocca e nella mia lingua dice “ti voglio bene”. Forse un’allucinazione ma poi la certezza: è mio fratello Saabir. Lui, alleato dell’esercito occidentale, ha guidato i soldati verso la mia casa. Ora che sono seduto sulle sue forti gambe e indosso il suo caschetto, però, mi chiedo perché la mia vita non è come quella di altri miei coetanei più fortunati che possiedono tanto ma non sono soddisfatti. Io in questo momento ho lo sguardo e la protezione di mio fratello e mi basta questo per sentirmi ricco…in fondo sono solo un bambino…
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Grazie mille davvero.
Bellissimo e toccante, bravo
Grazie Massimo, si in effetti ho dosato meno il ritmo con l’obiettivo di rendere il racconto meno cruento, ma anche con l’intenzione di creare nella mente del lettore un vero e proprio scenario realistico. Inoltre ho preferito utilizzare parole non troppo complesse perché, nell’immaginario, queste sono pronunciate da un bambino. Grazie mille ?
Racconto molto attuale. La vicenda è toccante. Bella l’idea del finale, ha dato originalità al racconto che altrimenti sarebbe potuto risultare un po’ inflazionato. La narrazione fila in un flusso continuo senza pause. Indubbiamente scorrevole, sebbene trattandosi di un bambino e, considerata la situazione, si poteva provare a dosare il ritmo per una resa ancora più potente del finale. Decisamente una buona prova. Bravo!