
Sparatutto e hacker
Serie: Erasmus
- Episodio 1: Monika
- Episodio 2: Cinque paia di occhi
- Episodio 3: Jérémie
- Episodio 4: Arrivo
- Episodio 5: Pavel
- Episodio 6: Appuntamento di benvenuto
- Episodio 7: Abdul
- Episodio 8: Sparatutto e hacker
- Episodio 9: Andrea
- Episodio 10: Un lungo progetto
- Episodio 1: L’accusato
- Episodio 2: Boccata d’aria
- Episodio 3: Arja
- Episodio 4: Il valzer dei fiori
- Episodio 5: L’assassino (finale serie)
- Episodio 6: La gelosia dei bulli
- Episodio 7: Ritrovamento
- Episodio 8: Sospetti
STAGIONE 1
STAGIONE 2
La mattina seguente, lunedì 1° settembre, iniziarono le lezioni. Andrea si svegliò presto, fece colazione con il suo solito latte e caffè e alcuni biscotti con gocce di cioccolato di una marca locale che aveva trovato al supermercato. Erano durissimi e avevano un retrogusto alle mandorle che non gli piaceva. L’Italia gli mancava già per tante cose, soprattutto per il bidè. Dopo l’incubo di non riuscire ad aprire le porte, veniva il disgusto di sentirsi sporco. In Finlandia, culturalmente molto simile al Giappone, esistevano i gabinetti con incorporata una doccetta a lato. Entusiasta, Andrea l’aveva provata immediatamente.
Allagò il bagno e si inzuppò completamente.
Rinunciò a quella sottospecie di bidè e optò per il sistema in uso tra i barbari al di là delle Alpi. Sorprendentemente dopo tre giorni si era già abituato. Si considerava alla stregua di un traditore per non sentire così pressante la necessità del bidè.
Uscì di casa e si avviò verso gli edifici universitari. Il ponte era affollato di allegri studenti. Il fatto fossero così di buon umore innervosì Andrea in maniera esponenziale. Camminò svelto alla ricerca dell’aula d’informatica. La prima lezione era del corso di Macchine Automatiche e avrebbe imparato come programmare e controllare il lavoro dei robot industriali. Dato l’argomento del corso che interessava più branche d’ingegneria, l’aula era affollata di studenti provenienti da più specializzazioni. Tra tutti spiccò l’alto ragazzo con i capelli corti e l’accento slavo.
Andrea ne era certo.
Vicino ad un ragazzo con i capelli ricci e neri, in seconda fila, c’erano due posti vuoti.
«Ciao, è libero?» chiese educatamente.
Il ragazzo annuì e spostò un pochino il suo zaino che aveva messo tra le due postazioni.
Andrea si sistemò e poi si rivolse nuovamente al suo vicino.
«Mi chiamo Andrea, comunque, sono italiano.»
Il ragazzo girò la testa infastidito.
«Pierre, francese» disse nella sua lingua madre e tornò a fissare il monitor già pieno di codici informatici.
Andrea sapeva bene della rivalità con i cugini d’oltralpe, ma in quel momento fu così felice di aver trovato un altro ragazzo mediterraneo che si trattenne dal sorridere in maniera vistosa o di alzare i pugni al cielo dalla gioia.
«Forte! Bella la Francia, ci sono stato una volta» disse Andrea troppo velocemente e troppo entusiasticamente.
«Ti prego non dire Parigi» ribattè Pierre digitando qualcosa alla tastiera.
«Ehm…sì, sono stato a Parigi.»
«Lo sapevo» disse il francese seccato e si girò verso Andrea. «La Francia non è solo Parigi, c’è anche altro. Io vengo da Digione e quasi nessuno sa dove si trovi.»
Andrea lo guardò impacciato.
«È vicino al confine con la Svizzera, giusto?»
Pierre aprì le braccia soddisfatto.
«Bravo, finalmente uno che conosce la geografia.»
Sollevato, Andrea volle continuare a chiacchierare ma entrò il professore. Un professore veramente giovane notò Andrea, trentenne ad occhio. A quella età, in Italia si era a stento tutor se non ancora laureandi.
Non fece in tempo a presentarsi che bussarono alla porta. Un ragazzo asiatico con un berretto di New York City in testa, una larga T-Shirt bianca di almeno un paio di taglie più grande e dei bermuda mimetici fece capolino.
«La puntualità è essenziale, non solo a scuola ma nella vita» disse il professore seguendo il ragazzo mentre cercava un posto libero.
Trovò con gli occhi la postazione vuota vicino ad Andrea e lo salutò, come fossero vecchi amici. A grandi e rumorose falcate si avvicinò, sotto lo sguardo divertito del resto della classe.
«Yo bro, come butta?» disse ad Andrea sedendosi. Sbiascicò quelle parole così velocemente e con uno slang americano da strada che Andrea capì solo il senso della frase ma non le singole parole.
«Se avete finito, la classe gradirebbe iniziare la lezione» disse al limite della pazienza il professore rivolto ad entrambi.
«Certo prof» urlò allegro l’ultimo arrivato.
Andrea lo odiava già.
Mentalmente prese nota di evitare, oltre al bulletto slavo, pure l’idiota americano.
Il professor Virtanen si dimostrò subito simpatico, per gli standard nordici, e disponibile. Spiegava in un inglese impeccabile e diede agli studenti esempi pratici molto semplici da applicare al computer. Dopo un’ora di lezione fecero una pausa.
«Yo raga, sono esausto, ho fatto tipo dodici ore di fila di evento, avevo dimenticato che ci fosse lezione» disse l’americano ad Andrea e Pierre stiracchiandosi. Il francese ignorò platealmente entrambi e continuò a lavorare al computer.
Andrea sospirò e guardò amareggiato l’altro ragazzo.
«Potresti ripetere, non ho capito bene.»
«Fortnite bro, dove vivi?» rispose l’altro come se fosse la cosa più ovvia dell’universo.
Andrea lo guardò ancora più perplesso ma non osò chiedergli di ripetere per la terza volta.
«Comunque mi chiamo Andrea e sono italiano» si presentò per cambiare argomento.
«Ian in questo mondo di finzione, in quello vero sono Deathbreaker. Mi trovi così su Fortnite e Call of Duty.»
Andrea finalmente capì di cosa stesse parlando.
«Ah ma parli dei videogiochi!» esclamò soddisfatto.
Ian lo guardò come fosse un marziano.
«Bro ma che cazz…non avete la Play in Italia?»
Andrea la prese sul personale.
«Ovvio che esiste, non ci gioco io.»
«E dire che mi sembravi un dritto, bro. Ehi tu, riccio pasticcio, sei su Fortnite?» disse rivolto a Pierre.
Il francese, visibilmente, raccolse tutte le sue energie per non mandarlo a fanculo all’istante in una delle peggiori maledizioni in dialetto stretto.
«Ho giocato una volta» disse trovando la calma. «È banale, sono riuscito a scovare dei bug e a bloccare il pulsante “fuoco” degli altri giocatori.»
Gli altri due ragazzi lo guardarono a bocca aperta.
«Mi hanno bannato dopo quell’episodio, ma tanto avevo già deciso di non giocare più» continuò con disgusto e aria di sufficienza.
Ian fischiò compiaciuto, e diede un colpo ad Andrea.
«Hai capito il francese, bro.»
La lezione continuò fino alla pausa pranzo. Ian si incollò ad Andrea mentre scendevano nella sala mensa.
Pierre si era dileguato appena Ian ebbe pronunciato la parola “crew” ma per sua sfortuna, o per fortuna di Andrea, era seduto in un tavolo della mensa tutto solo. L’italiano e l’americano si invitarono, non richiesti, al suo tavolo.
Il francese sospirò e alzò gli occhi al cielo.
«Yo quindi sei un hacker?» chiese l’americano a Pierre.
«Studio informatica e mi piace smanettare qua e là.»
«È un hacker» disse contento Ian facendo un segno con la testa ad Andrea.
«Io voglio diventare programmatore di videogiochi, lasciare quel deserto dello Utah e trasferirmi nella Silicon Valley, che sogno» continuò l’americano in estasi.
Andrea guardò il suo piatto scettico. Era supposto ci fosse carne di renna nascosta sotto quel liquido oleoso e marrone. Assaggiò. Funghi mollicci. Rabbrividì e deglutì a forza.
Mentalmente appuntò di pranzare a casa.
«Come mai siete venuti qui?» chiese agli altri due, più per fare conversazione che per reale interesse.
«Sono obbligato a fare un semestre fuori» disse apaticamente Pierre.
«Io per il fuso orario» rispose Ian avventandosi sulla sua carne con quei funghi di gomma.
Di nuovo Andrea era incerto se chiedere maggiori informazioni, che evidentemente Ian riteneva superflue, ma non ce ne fu bisogno. Masticando a bocca aperta e sputacchiando qua e là l’americano continuò.
«Ho un sacco di europei in squadra, con lo stesso fuso orario è più facile giocare assieme. In America mi toccava dormire di notte e giocare di giorno, assurdo bro» spiegò ridendo.
Andrea lo guardò con un sorriso forzato e pensò che se Ian fosse stato l’americano medio, tanto valeva imparare il cinese. Al più presto.
Non era quello che si era aspettato, pensò guardando quei due, ma sempre meglio della solitudine.
Serie: Erasmus
- Episodio 1: L’accusato
- Episodio 2: Boccata d’aria
- Episodio 3: Arja
- Episodio 4: Il valzer dei fiori
- Episodio 5: L’assassino (finale serie)
- Episodio 6: La gelosia dei bulli
- Episodio 7: Ritrovamento
- Episodio 8: Sospetti
“barbari al di là delle Alpi”
😂 mi ha fatto ridere, ma ho anche trovato sottile ed arguto questo giro di parole per indicare i transalpini 🙃👏
Grazie! La speranza è l’ultima a morire, prima o poi i nostri cugini capiranno l’utilità del bidè oltre a quello di lavarsi i piedi 🙄
“L’Italia gli mancava già per tante cose, soprattutto per il bidè.”
❤️ ❤️ ❤️
Immancabile 😂
Molto divertente questa scena, un buon episodio per presentare i personagi, bravo
Grazie Alessandro!
Ho letto tutti gli episodi d’un fiato!
Questa serie mi sta piacendo sempre di più! Sei partito da uno stile noir del primo episodio ad una narrativa vivace e spigliata che, secondo me, valorizza ancora di più l’ombra degli avvenimenti che già so che devono verificarsi. Non vedo l’ora di leggere il seguito!!!
Inutile dire che adoro già Pierre!!
Grazie! Apprezzo molto il tuo commento, per il personaggio di Pierre mi sono ispirato ad un vero ragazzo francese che ho conosciuto qualche anno fa, esagerando un pochino alcuni aspetti. Ho avuto paura di renderlo un po’ una macchietta, per questo sono felice che ti piaccia!
Ho letto tutti gli episodi d’un fiato!
Questa serie mi sta piacendo sempre di più! Sei partito da uno stile noir del primo episodio ad una narrativa vivace e spigliata che, secondo me, valorizza ancora di più l’ombra degli avvenimenti che già so che devono verificarsi. Non vedo l’ora di leggere il seguito!!!
Inutile dire che adoro già Pierre
Andrea ha finalmente modo di confrontarsi con alcuni compagni. Anche se agli antipodi, chissà che non riescano a regalargli qualcosa di sé arricchendo il suo sguardo sul mondo. Quanto al colpevole, forse si nasconde fra loro. Così d’istinto i miei sospetti non ricadono su Deathbreaker: le acque chete sono quelle più profonde
Eeeeeh chissà, nei prossimi capitoli si apriranno nuovi scenari e nuovi personaggi interessanti 😉
Eeeeeh chissà 😉
“Il professor Virtanen si dimostrò subito simpatico, per gli standard nordici, e disponibile.”
Ora sono curiosa, non conosco gli standard nordici ma presumo siano molto distanti da quelli mediterranei 😂
Quando ho cercato informazioni sull’Erasmus in Finlandia, c’erano i consigli pratici e gli shock culturali espressi sia dal sito dell’Università che dall’ambasciata finlandese in Italia e dai vari italiani trasferitisi lì. Erano tutti concordi nel definire i finlandesi, in linea generale, l’opposto dell’italiano. Praticamente sono la patria degli introversi, specialmente tra il genere maschile. Non conosco finlandesi in maniera diretta, ma solo attraverso i piloti della Formula 1. Uno fra tutti: Kimi Raikkonen. Il suo festeggiamento sul podio è mettersi in un angolo a bere lo spumante in solitaria! Gli annali riportano un solo suo sorriso in pubblico: da ubriaco e nudo in mezzo alla neve di un parco di Helsinki.
I personaggi cominciano ad aumentare; chissa` se il bulletto slavo, l’ idiota americano o Pierre il Francese, diventeranno colpevoli di qualcosa. Ancora e` presto e altri nuovi personaggi, vorrai presentarci, immagino. Per me che non azzecco mai il colpevole, e` decisamente troppo presto per fare supposizioni. Aspetto il prossimo episodio, per addentrarmi in un ambiente che mi incuriosisce. Le tue descrizioni rendono tutto molto verosimile.
Non so se la sto facendo troppo lunga con l’introduzione dell’ambiente e dei personaggi, ma giuro che tra poco si entrerà più nel vivo! Sono contento che però continuo a stuzzicare il tuo interesse, il prossimo episodio sarà decisamente più vivo, ma penso che a te piacerà molto di più il sesto 😉
Dopo questo episodio devo dire che l’Italia doveva porre il veto per l’entrata della Finlandia nella Nato. No bidè? No Nato.
È il caso di dirlo: che situazione di m….!