Spazi vuoti

Vittorio era in silenzio. La sua analista Marzia gli parlò.

“Vittorio, mi ha detto che si sente confuso. Potrebbe descrivermi la stanza nella quale passa la maggior parte del suo tempo quando è a casa?”

Vittorio fu spiazzato da quella richiesta. Si concesse una pausa e chiuse gli occhi. Entrò mentalmente nel luogo che si accingeva a descrivere.

“La mia stanza è il monolocale nel quale vivo. Purtroppo, con quello che guadagno e i prezzi degli affitti alle stelle posso permettermi solo quello. C’è il divano che la notte diventa letto, al centro c’è il tavolo della cucina che all’occorrenza si trasforma in scrivania. Poi c’è un mobile con il televisore sopra e uno scaffale in metallo dove ci sono dei libri, una radio e qualche altro oggetto decorativo. Insomma, niente di speciale.”

I suoi pensieri rimasero ancora in sospeso alla ricerca di un dettaglio importante da condividere, ma non riuscì ad aggiungere altro.

Marzia, da brava psicologa, attese il tempo necessario per replicare, mentre nel frattempo aveva preso qualche appunto: “Si sente sereno quando è nella sua stanza, Vittorio?”

Vittorio rifletté per un po’. “Non ci ho mai pensato, voglio dire, c’è tutto quello di cui ho bisogno. Direi che non sono sereno quando sono nella mia stanza, come non lo sono quando sono fuori o in altri posti. Il problema è che non riesco a comprendere cosa mi stia accadendo, ho pensieri che mi tormentano dai quali non riesco a liberarmi ed è il motivo per il quale mi sono rivolto a lei.”

Marzia gli sorrise rassicurandolo: “Certo Vittorio, ma si fidi di me. Le vorrei proporre il seguente compito da svolgere fino al nostro prossimo incontro. Stasera quando ritorna a casa, entrando, si fermi e guardi la sua stanza. Faccia un bel sorriso e le parli come se fosse una cara amica. Quindi, ogni giorno inizi a creare degli spazi vuoti, o spostando qualche oggetto o eliminandolo del tutto. Magari è arrivato il momento di liberarsi di cose che non servono più.”

Ritornando a casa, Vittorio pensò a quello strano compito che gli aveva affidato la sua analista. Si era però promesso di svolgerlo con dedizione. Arrivato, aprì la porta e rimase fermo. “Buonasera, eccomi di ritorno mia cara stanza.” La stanza sembrò guardarlo con infinita tristezza, se non con totale indifferenza. Non ci aveva mai fatto caso. Ancora fermo sull’uscio, soffermò il suo sguardo sul divano. Vi erano appoggiati due cuscini vecchi dai colori sbiaditi. Entrò e senza pensarci troppo li prese e li mise in una busta. Domani mattina li avrebbe buttati. Fissò di nuovo il divano, questa volta vuoto. Continuava a guardarlo e non pensava a niente.

Nei giorni successivi continuò a svolgere il compito che Marzia gli aveva assegnato. Giorno dopo giorno la sua stanza cambiava. Si erano creati nuovi spazi. Molti oggetti inutili non c’erano più e quelli rimasti, avevano trovato una collocazione più armoniosa. Vittorio iniziava a comprendere il significato e l’importanza dello spazio vuoto e capiva quello che stava facendo.

La dinamica era: creare uno spazio vuoto, ovvero togliere oggetti o spostarli, osservare quello spazio vuoto senza giudicare, perché di fatto non c’era niente, e quindi, quando e se fosse stato il momento giusto, riempirlo con qualcosa di completamente nuovo. Si accorse che anche la sua mente iniziava a comportarsi in quel modo. È come se, attraverso quell’esercizio, si stesse svuotando dai pensieri tossici e stesse creando lo spazio per nuovi pensieri positivi.

Era arrivato il giorno della seduta programmata con Marzia. Prima di uscire, Vittorio si guardò intorno. Come era cambiata la sua stanza, pensò. E come era cambiato anche lui. Finalmente iniziava a sentirsi meglio.

“A stasera, cara stanza” salutò.

La stanza sorrise e gli rispose: “A stasera Vittorio, abbi cura di te”.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ho riletto i tuoi racconti, ne valeva la pena. Non comincio a seguirti perché vedo che tu non segui praticamente nessuno, forse c’è qualche motivo.Però ti ho segnato con il SegnalibriCK, quindi resto in attesa di altro.

  2. Molto bello, delicato, sussurato e quindi dolcissimo. Hai dato una descrizione dello scioglimento dei nodi molto semplice. Ovvio che il percorso per liberarsi dei “pesi importanti ma inutili” è molto più lungo ma la tua metafora è magnificamente efficace. Attendo altri scritti! A presto.

  3. Un racconto introspettivo, molto significativo e originale.
    Molto bello lo stratagemma del far parlare la stanza per dare maggior risalto alla condizione psicologica del protagonista.
    Davvero bravo!