Spiritualità

Il mio cuore è un libro aperto. Chi mi passa accanto vi può leggere tante cose. Sentimenti, passioni, stati d’animo, emozioni. Amore e odio, bene e male, dolce e salato, calore e gelo. Ma mai riesce a nascondere o celare la verità. Forse è questo il motivo per cui non sono mai stata capace di legarmi a uomo, amante, marito o semplice compagno che fosse.

Il mio cuore è un libro aperto. Potete leggervi le mie preghiere, indirizzate a un Dio che non è un Dio cristiano, o musulmano, o ebreo. È Dio e basta, è colui che è capace di ascoltarmi perché sa che io esisto, anche se sono un minuscolo granello in mezzo alla sabbia. Un piccolo granello in mezzo a miliardi di altri granelli che formano la spiaggia.

Il mio cuore è un libro aperto, che vorrebbe saper leggere il cuore degli altri. Ma alcuni sono ermeticamente chiusi. Il mio cuore invece è ialino, cristallino. Quello degli altri a volte appare più che opaco, è un muro invalicabile. Vedo cristiani recarsi in Chiesa e recitare le litanie avanti a un altare, o sotto un crocifisso, o vicino a un’icona. Poi escono e maledicono colui che si avvicina per chiedere un’elemosina. Vedo musulmani recitare versetti del Corano, rivolti verso la Mecca, prostrati in preghiera cinque volte al giorno. Un Dio, Allah, che vuole il bene dell’umanità e che viene invece preso a giustificazione di stragi e attentati. Vedo ebrei recitare la Torah in prossimità del Muro del pianto, il movimento ritmico del capo verso il muro sta a significare il loro pentimento e la loro richiesta di perdono per i propri peccati. Ma i coloni dei Territori occupati non si fanno scrupolo di sparare contro i Palestinesi che vorrebbero riappropriarsi delle terre che erano loro da tempi immemorabili.

Il mio cuore è un libro aperto. Può peccare in pensieri, parole, opere, omissioni. Per mia colpa, mia colpa, sì, mia grandissima colpa! Ma se io sbaglio, c’è sempre qualcuno pronto a riprendermi. Se invece sbagliano gli altri, le loro colpe rimangono sommerse sotto una parvenza di perbenismo. È forse perché non so fingere? È forse perché in me la colpa crea sempre imbarazzo, e tutti si possono accorgere del mio disagio? O il disagio è mio, nei confronti di me stessa, per aver fatto qualcosa che non andava fatto o detto qualcosa che non andava detto?

Il mio cuore è un libro aperto, il mio spirito pervade il mondo. Ecco, gli elementi si fondono. Acqua, aria, terra, fuoco. Si mescolano tra loro a creare infinite tonalità di colore, si ridividono assumendo ognuno la propria identità. Si riuniscono a formare una sfera trasparente, che altro non è che il mio spirito. Il mio cuore non ha occhi ma vede, non ha bocca ma parla, non ha orecchie ma ascolta, non ha mani ma tocca, non ha naso ma percepisce odori e profumi. Il mio cuore e il mio spirito uniti insieme danno senso alla mia spiritualità. Spiritualità che mi pervade, che pervade e sovrasta il mio corpo, che esce dal mio corpo e si unisce alla natura, al mondo, all’umanità. Che è sì rivolta a un’entità soprannaturale, ma a chi importa se questo Dio si chiami Jahvè, Odino, Vishnù o Budda? Dio è intorno a noi, lo possiamo sentire, lo possiamo vedere, lo possiamo palpare, lo possiamo annusare, ci possiamo parlare. Non dobbiamo cercarlo, perché è qui, fuori e dentro di noi, sopra e intorno a noi.

È per questo che il mio cuore è un libro aperto. Perché esso è aperto tra le mani di Dio.

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