Spleen di periferia

Il silenzio echeggiava nelle vie vuote della città. Quello stridente richiamo mi spinse a seguirlo, tra le tortuose vie del nulla. Lo seguii, forse perché il silenzio tuonava ancor più stentoreo nelle accoglienti pareti di casa. Non erano poi così accoglienti, sovente lasciavano entrare la noia dalla serratura, senza chiedere ne permesso ne perdono. Uscii, Il sole batteva forte, come se cercasse qualcuno. Ma nessuno rispondeva. Le strade desolate rappresentavano perfettamente il mio stato d’animo, la fine non si vedeva. Un orizzonte inafferrabile che ti spinge a cercare il suo traguardo. Il grigio dell’asfalto contrastava in una maniera tra il sublime e l’inguardabile con il celeste del cielo. Sulla sinistra, un parco, inequivocabilmente solo, cimitero di gioie ormai perdute nell’oblio della memoria. Un bambino arrivò, l’altalena lo aspettava con ansia. Senza indugiare, soddisfò i bisogni dell’oggetto inanimato, si sedette ed iniziò a dondolare. I suoi occhi miravano l’ignoto, con candida ingenuità, peculiarità infantile. Il sole brillava nei suoi occhi verdi, come se fosse una scintilla speranzosa. Il suo animo felice e non curante esplodeva nel riflesso dei suoi occhi. Dondolava con quel suo sguardo vitreo che squassava il mio io già in burrasca. Lo guardai per qualche minuto, nel vano tentativo di sottrargli una goccia di quiete sorda, la quale si omologava alla perfezione con lo scenario esterno. Avidamente tenne la tranquillità per se, così decisi di andarla a cercare altrove. Un tumulto silenzioso pervadeva le strade, popolate da vecchi fantasmi e ricordi evanescenti. In mezzo a tutta quella calma che mi riusciva odiosa, non riuscivo a non sentirmi inopportuno, fuori luogo. Il tedio grattava i marciapiedi, s’insinuava fosco nelle finestre, era un tutt’uno con quel rumore sommesso e monotono prodotto da una tenue brezza. La vacua periferia mi condannava a morte, costretto in quel nulla condiviso da tutti gli ergastolani. La bellezza naturale non può mitigare per sempre. Nessuno ne parla, nessuno ha il coraggio di parlarne, forse per il timore di renderla reale, o forse perché non si annoia nessuno. Questa austera noia si concede a tutti, ma le strade sono vuote. Il mare, perfetto per descrivere ciò che invade le strade di periferia, un malto blu, monotono. Andai da lui, senza aspettative per non rimanere deluso, come al solito. Non seppe dirmi nulla e lo fissai, come per carpire ogni risposta o per cercare altre domande, per rendere i miei interrogativi fatuità e crogiolarmi nel torpore di nuove inquietudini. Niente risposte, niente domande. Silenzio.

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