Spunt’azzurra

Serie: L'estate del 2023


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Un'ultima piccola storia sul filo dell'estate

Settembre arriva e tu non te ne accorgi. Lo cogli sul fatto il giorno dopo, allora è tardi. Il sole è già diverso, il mare è già diverso, il caldo è già diverso. A settembre il cielo è azzurro e sono strade. Ci passa un po’ di tutto. Lo sanno bene le nuvole, lo sanno bene le rondini radunate sopra i fili del telefono, lo sa bene Elisabetta con le sue continue novità, con tutti i pezzi degli scacchi che le mancano, con i suoi occhi rivolti allo specchio, all’oscillare vuoto dei fantasmi, alla sua vita che non c’è. Lo so bene anche io. Tante cose stanno per ricominciare, le scuole riaprono, la palestra riparte, gli educatori manifestano, la guerra è sempre lì. Volevo andarmene ma non mi sono organizzato. Volevo andarmene ma mi sono svegliato stanco anche quest’anno. Pazienza. Mi toccherà aspettare un altro po’. Accendo la radio, abbasso il finestrino, alla rotatoria faccio passare due biciclette e poi proseguo. Lascio il quartiere S. Martino alle mie spalle e poi, prima del formicaio del Fanfani metto la freccia, scalo la marcia e svolto a sinistra. In via Fossa S.Orso da qualche mese hanno rifatto l’asfalto e adesso, mentre torno a casa dopo la riunione con il sindacato, scivolo con la mia Punto del 2000 su questo nastro che è nero, stretto, lungo e liscio e che in fondo, all’altezza del Bar 90, si apre verso la piatta estensione vuota della campagna di Rosciano e di Bellocchi. Seguo la traiettoria sinuosa della strada, con gli edifici del vecchio quartiere che dopo l’avvallamento e la curva si precipitano fino ai bordi della carreggiata in un’unica fila di porte e finestre assediate da tutto quello che non è più città. Vedo l’eremo di monte Giove. Veleggia in alto, alla mia destra, in cima al verde scuro e spumoso della collina. La sua forma appuntita è scolpita contro la luce densa delle sei di pomeriggio. Passo davanti alla palazzina dove abitava Tommaso. È bianca e quadrata. È divisa in quattro parti. Penso ad una mansarda piena di fumo, ai film noleggiati con la tessera della Video-Big Apple, ai cerchi concentrici provocati dal tonfo di fuoco del’11 settembre, a che fine fanno le estati dei ragazzi. Penso ad un’ambulanza ferma lì davanti, il 5 maggio di quest’anno, con io che andavo di fretta e che credevo avrebbe potuto essere per il padre, se proprio non poteva evitare di essere per qualcuno e che invece era per lui. Era venerdì e la notizia aveva cominciato a girare per tutta quanta la città nella seconda metà del pomeriggio. Avevo ripreso il telefono in mano che erano le otte di sera. Ero negli spogliatoi della palestra, avevo appena finito di allenare il turno degli adulti e il telefono era esploso di chiamate e di messaggi che all’inizio non capivo.

Serie: L'estate del 2023


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Discussioni

  1. Che bello, Michele, questo finale di stagione. Mi ci sono buttata dentro vivendo in esso il mio particolare stato d’animo legato alla fine dell’estate. Non è mai per me un periodo congeniale, dovuto soprattutto all’allontanamento della casa in riva al mare che mi disorienta ogni volta. Il tuo racconto mi ha fatto compagnia. Leggo ‘volevo andarmene, ma non mi sono organizzato’ e faccio mia questa verità. E il tempo passa, questo ‘tempo’ che scorre veloce nei tuoi racconti e che non dà scampo. L’estate passa, la vita passa. L’estate è un viaggio e lo è anche la vita. Trovo questo episodio scritto particolarmente bene, nello stile che oramai abbiamo imparato a riconoscere. Dici e non dici, butti la palla al lettore e poi tiri indietro la mano. Ho l’impressione che tu sappia esattamente dove condurci e fino a che punto. Una serie, la tua, fra quelle che ho apprezzato maggiormente e che ho sentito vicine.

    1. Grazie Cristina, di aver dedicato il tuo tempo e la tua attenzione al racconto della mia estate. Spero di essere stato di buona compagnia. Ti assicuro che tu lo sei stata. Ci vediamo in giro, in posti e stagioni fatte di parole.

  2. Ciao Michele, davvero molto bello, forse l’episodio della serie che ho preferito. Uno stile di scrittura fresco e giovanile, che mi ricorda un pochino le palline super rimbalzo della mia giovinezza, o le palline impazzite dentro ai flipper, quelli veri, quelli meccanici, dove se scuoti troppo forte per non perdere il gioco rischi il ‘tilt’. Ecco, tu hai scosso il flipper molto forte, ma sei sempre riuscito a non far tilt. Complimenti, continuerò a leggerti.

  3. Ciao. Sono partita leggendo questo episodio. Sono tornata al primo e li ho letti tutti, volendo andare a capire se il primo fosse una eccezione. Non ti sei smentito negli altri episodi. La bellezza di questa serie non sta tanto nella trama e accadimenti, ma nello stile che usi che, su un certo numero di parti, significa che è tuo e già sperimentato. La bellezza di questa serie sta nel come racconti di personaggi e protagonisti, gettando un’occhiata in qua e in là, nelle loro movenze quotidiane, notturne, pensieri che saltano di palo in frasca, assoggettando il lettore allo stesso destino. Hai narrato ciò che siamo, in ogni momento, tutti i giorni pur se con differenti modalità e pensieri. Noi facciamo questo. Il titolo può evocare una certa leggerezza, ma io qui ho trovato “la vita” vera, reale, senza eroi e antieroi, scritta con un linguaggio altrettanto “vero” che è il potenziale di tutta la serie e che non mente a chi legge. I racconti sono collegati dall’estate, ma sono tutti compiuti, tranne l’ultimo forse, che evoca l’avvio di una seconda stagione (almeno intuisco questo). Un bel momento, leggerli. Grazie. Buon proseguimento di scrittura.

  4. I dettagli e i punti unici di questo brano sono sapientemente celati da una prosa in apparenza semplice che agevola la scorrevolezza del racconti, ma la malinconia di Settembre si percepisce ed è bello vederla narrata con uno stile che sembra davvero il tuo.