Stella nera
Il punto è che mi sono sempre visto solo, fin da ragazzo.
Non c’è nulla di buono a stare con me, solo dolore e sofferenza.
Da poco mio papà è morto e mi trovo ai piedi della sua tomba. Insieme a me c’è mia mamma, mio fratello, la sua fidanzata e la sorella. Io sono in un altro stato emotivo che mi porta ad estraniarmi, infatti le loro espressioni mi appaiono nebbiose e asettiche; le loro parole sono aria e mi arrivano ovattate. Adesso mi arriva un immagine molto nitida; come una promessa.
Io con un cappello, camicia, pantaloni, scarpe e mantello completamente neri. Sono in cima ad una montagna composta di terra e roccia color porpora, il vento che sferza e fa ondeggiare il mantello. Attorno a me non c’è nessuno e in lontananza un deserto dello stesso colore della montagna. L’unica cosa che rompe il colore della terra è il cielo che è azzurro e limpido, senza nuvole e luminoso. Il sole, forse, è dietro di me ma non ne sono sicuro. In quella solitudine sto molto bene, ho solo una piccola lacrima che prova ad uscire ma fa immediatamente dietro front.
Mentre guardo il paesaggio prometto che starò solo tutta la vita, che nessuna sarà al mio fianco.
Un peso troppo grande da condividere quello di essere orfano, diabetico, contro la mafia, contro gli stereotipi. Un peso troppo grande da condividere quello di sentire la responsabilità della morte di mio papà e di averlo odiato. Chi può accettare e condividere questo? Mi prometto e prometto a mio papà di stare da solo per sempre.
Quindi l’immagine svanisce, torno alla realtà, guardo la tomba, sorrido timidamente, mi volto e vado via. Mentre esco dal cimitero, ascoltando i Nirvana a tutto volume dalle mie cuffiette bianche mi sento come una stella nera. È l’ultima volta che vengo al cimitero.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Young Adult
Un racconto che colpisce per la sua capacità di rendere tangibile l’isolamento interiore. L’immagine della montagna porpora con il cielo azzurro è potente e contraddittoria: quella solitudine non è solo dolore, è anche rifugio scelto, quasi una forma di dignità.
Anche la solitudine puó diventare un meccanismo di difesa, per non soffrire, per non rischiare di sentirsi incompresi, per non essere soli in due. Racconto interessante; peccato finisca troppo in fretta. Sarei curiosa di scoprire se il ragazzo cambierà idea.
Grazie mille. Al momento non so risponderti, magari ci sarà un evoluzione…
Leggendo questo racconto, ho percepito un isolamento profondo e struggente, un distacco emotivo quasi palpabile. Utilizzi con maestria immagini fortemente simboliche e colori contrastanti per esternare lo stato interiore del protagonista. La narrazione in prima persona amplifica l’intimità del racconto, mentre il flusso di coscienza e i dettagli sensoriali rendono concreta la solitudine e la promessa di autodeterminazione. Molto bello.
Grazie mille
Mi è piaciuta la consapevolezza del protagonista. Sceglie la solitudine, nonostante il dolore. Potrebbe scendere a parti, ma non lo fa. Ci vuole coraggio.
Grazie mille
Questo racconto è una discesa perpendicolare ed inarrestabile nel baratro di un dolore silenzioso e nero come le profondità dell’oceano
Grazie mille