NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L'appartamento di Davide era diventato un vero rifugio per streghe disperate, strani animali e spiriti elementali esigenti. Anche la mente dello stregone era affollata di voci che tiravano e spingevano in direzioni contrastanti. Per fortuna lo stregone era abituato a ignorare i clienti fastidiosi.
Lo stregone non si era più preoccupato della sua nudità. Fosse stato ancora umano, l’aria gelida di quella nottata caotica e la sensazione della pelle esposta lo avrebbero messo in imbarazzo. L’insensibilità tattile gli davano una prospettiva lontana del proprio corpo, era più come se giocasse ad un videogioco dalla grafica incredibilmente dettagliata. Fissò ancora una volta il chocker rosso e poi il viso quasi familiare con quegli occhi blu e i capelli dal doppio colore con una gioia intrisa di nostalgia. Materializzò degli indumenti in un lampo, richiamandoli dai cassetti del suo appartamento. Si rivestì in fretta: infilò dei jeans neri e una felpa rossa.
«La reazione non era la mia, tonto, era Nadine che, con i suoi ottantanove anni suonati, non si è mai data alla pazza gioia… tsk! Una monaca.»
Risero entrambi. Le fiamme, di un bel colore turchese, consumarono i corpi, il sangue, gli arti e le ossa, incenerendoli per poi spegnersi velocemente senza lasciare alcun tipo di traccia.
«Adesso il dramma sarà quello di modificare le memorie di un sacco di parenti, genitori e figli che non avranno più notizie dei loro cari…»
Lo stregone stava ragionando su che incantesimo poter usare per una tale quantità di menti su cui intervenire.
«Io prendo il colosso di Rodi in spalla, tu portati Matilda.» Davide indicò un corpo nudo privo di sensi tra il marciapiede e una statua che non ricorda…
«Scherzi, Matilda? Quel mostro tenta—»
«Ma quello è mio padre! Oh cazzo…» In una Fiat Punto blu nuova di zecca vide seduta sul sedile del passeggero anche la madre che stava proteggendosi il volto, trasformata in statua di ottimo granito.
«Sei stata tu Nadine?» Davide si rivolse alla nuova amica che era la fusione di una bellissima strega e di quella che credeva una gatta certosino.
«Avevo dimenticato che fossero i tuoi genitori. Ho cercato di proteggerli dallo Schwarzy femminile. Ho usato una pietrificazione “light”.» Nadine poggiò una mano sulla spalla del padre di Davide granitico.
«Aspetta prima di riportarlo alla normalità. È meglio sparire dalla strada.»
Sollevò la donna gigantesca e le statue dei due genitori come se stesse trasportando degli scatoloni vuoti.
La scimmietta dell’orrore grugniva e squittiva, in preda al panico e all’ansia. Il mago la carezzò con la tempia mentre passava correndo lungo tutta la schiena della donna muscolosa messa fuori gioco da un unico pugno.
L’animale avvertì le vere intenzioni di quel nuovo nemico totalmente sconosciuto attraverso quel tocco delicato: si fermò di colpo e si sedette con uno strano sospiro di sollievo seguito da una serie di versi decisamente meno agitati. Vainilla tenendo sulle spalle la furetta protesa come a voler salutare con un allegro coccoco lo stregone ritrovato, spostò il peso della piccola Matilda sulla spalla sinistra e mise una mano sull’avambraccio di Davide: la strada tornò ad essere vuota e silenziosa.
Tre auto della polizia arrivarono a sirene spiegate, insieme ad un APS dei pompieri.
Gli agenti scesero dalle auto guardandosi intorno, parlottarono tra loro e iniziarono una breve perlustrazione della zona.
Avevano ricevuto ben quattro chiamate di denuncia per una forte esplosione in strada, i vigili del fuoco parlavano addirittura di diverse bombole di gas deflagrate e di un palazzo in procinto di crollare. Aspettarono il ritorno dei quattro agenti mandati ad ispezionare il quartiere, discussero altri dieci minuti decidendo il da farsi e comunicando alla centrale una serie di chiamate fasulle che parlavano di scoppi e di danni strutturali, quando tutta la zona era in perfette condizioni. Fermarono un pover’uomo che portava a passeggio un piccolo barboncino bianco, cercando di capire se vi era stato un qualche tipo di disordine in strada, l’uomo non seppe cosa rispondere, parlando di uno strano temporale e qualche lampo completo di tuono, ma senza pioggia. Gli agenti e i pompieri andarono via poco dopo.
La squadra guastatori magici apparve nell’appartamento di Davide, occupando un sacco di spazio dove prima c’erano soltanto i mobili del salotto. La materializzazione di quei corpi determinò un boato e uno spostamento d’aria consistente: l’arredo, le sedie, il tavolino basso con sopra due vasi di ceramica finemente lavorata dai cinesi del negozietto all’angolo, vennero sbalzati con una certa violenza creando un area circolare sgombra di ostacoli. Solo il divanetto singolo davanti alla TV oppose una maggiore resistenza, inclinandosi in avanti e poggiando il suo schienale contro la televisione da cinquantacinque pollici.
Vainilla/Nadine teneva, malamente e facendo forza con la spalla sinistra, una ragazzina nuda con dei capelli color rosso tiziano naturale sporchi e arruffati, anche l’intero corpo era coperto da fango e terra, in una posa scomposta da sacco di patate privo di sensi. La lasciò cadere a terra senza complimenti e se non fosse stato sconveniente, le avrebbe pure assestato una pedata sulle costole.
Davide, al centro della sala, stava posando i suoi genitori facendo molta attenzione. Poi posò la ciclope culturista, spostando la poltrona, che si era trasformata in giaciglio per streghe prive di sensi. Notò come il lemure le avesse già risanato la bocca, mentre adesso squittiva in direzione dello stregone. La magia di comprensione, usata anticamente dai diplomatici per stipulare accordi e patti con i re e i maghi di un’epoca remota, colorò l’intero salotto di un bel rosa vivace.
«Che intenzioni avete? Come ti chiami… sei una specie di scimmia pipistrello?» La domanda era rivolta a quel piccolo essere inquietante dagli occhi arancione sgranati come una moneta da due euro.
«Il mio nome. Mele mi chiama Otto, sì? Ma mi chiamo… è diverso, anche se a me sta bene pure essere chiamato con un semplice numero. Sono un lemure: mi chiamate aye-aye o chiromio. No, no, sì… perché prima eravamo venuti fin qui, per un Libro molto potente, molto forte e assordante nel suo richiamo, sembrava, lo sai no? Un toro o un rinoceronte in preda al corteggiamento amoroso. Sì? Ora però Mele sembra avere le idee confuse… beh, no. In realtà adesso non ha alcun pensiero coerente, vede solo te, nudo, mentre scambi delle attenzioni lussuriose nei suoi riguar—»
«OK, Otto! Vedo che sei un tipo riservato e taciturno e che non vuoi rivelare troppo…» sorrise Davide.
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