
Strani Incontri
Serie: Regina
- Episodio 1: Prologo: Il Risveglio
- Episodio 2: Carlos Sandez
- Episodio 3: Cose che accadono
- Episodio 4: Strani Incontri
- Episodio 5: Un Volto nel Buio
- Episodio 6: La Necropoli Sotterranea
- Episodio 7: Il Risveglio dei Morti: Lucien
- Episodio 8: Times Square
- Episodio 9: Notte di Tenebra
- Episodio 10: Fine
STAGIONE 1
«Mi prendi in giro? Due antropologi?»
Arnold fece spallucce.
«Cosa vuoi che ti dica. Li ha mandati l’università del Washington. Ma a essere sincero credo lavorino per i federali.»
Ammetto che la mia testa non fosse in condizioni ottimali, tra emicranie, flashback e ricordi confusi, ma quell’andirivieni di gente, unito alle perspicaci teorie di Arnold, non mi era certo di aiuto.
«Ma cosa vengono a fare qui due antropologi? Posso capire la presenza di ingegneri, operai e magari qualche vigile del fuoco…»
«Cosa vuoi capire ragazzo, pensa a lavorare e fatti gli affari tuoi. Con i federali è sempre meglio stare in guarda.»
«Arnold, cos’è tutta questa paura? Da giovane contrabbandavi sigarette?» domandai ridendo.
In effetti la reazione di Arnold mi fece pensare che la sua giovinezza non dovesse essere stata delle più tranquille.
«Piantala. Piuttosto pensa a non fare casini. Siamo tutti sotto osservazione» disse indicando i due presunti federali.
Quando ci avvicinammo a loro fui d’accordo con Arnold nell’ipotizzare che quei due non fossero i soliti ingegneri o addetti ai lavori. Uno di loro aveva l’aria di uno studioso vecchio stampo e mi lanciò una rapida occhiata da dietro le lenti dei suoi occhiali squadrati per poi rivolgere la sua attenzione ad altro. Anche l’abbigliamento non era dei più adatti: eravamo nella zona sud dei tunnel, sotto Chinatown, in presenza di sporcizia, fango e detriti di varia natura, alcuni ben più antichi del recente crollo. Sicuramente quel completo marrone avrebbe avuto vita breve, ma a quello strano uomo non sembrava importare dato che era decisamente concentrato su altro: stava osservando una parete crollata per metà. In quella parte del tunnel i lavori procedevano a rilento, tanto che era stato deciso di interrompere quella tratta a tempo indeterminato. A me e ad Arnold era stato chiesto di vigilare sul mantenimento di ciò che era rimasto in buono stato, in attesa che altri operai ci affiancassero nel lavoro di ripristino. Ma prima occorreva che gli ingegneri terminassero il loro lavoro di verifica e ricostruzione. Io, intanto, fissavo quella parete aperta a metà che sembrava scendere verso il bacco.
«Mi perdoni»
Quella voce mi fece voltare. Vidi un giovane di bell’aspetto, grosso modo alto come me, ma vestito meglio. Evidentemente avevano scambiato i tunnel per una sala di ricevimento.
«Quel completo durerà poco» commentai senza nemmeno rendermene conto.
L’uomo sorrise.
«In effetti, siamo stati chiamati con una certa urgenza o avrei indossato qualcosa di più…comodo. Mi deve perdonare, non mi sono presentato. Mi chiamo William Hawkins e l’uomo più in fondo è il professor Dimitri Petrov. Io sono il suo assistente.»
Era più giovane di me.
«Piacere» dissi evitando i miei soliti commenti. Ma tra me e me ridevo pensando alla faccia di Arnold quando avrebbe saputo che il professore era di origine russe. Un russo che lavora per gli americani. Anche se probabilmente era più americano di me e Arnold messi insieme. Noi ritrovavamo lo spirito patriottico solamente durante le partite dei Lakers.
«Senti, ma cosa fate tu e quel professore qui nei tunnel? Arnold pensa che siate due agenti in incognito.»
Il giovane rise.
«Siamo solamente due studiosi. L’università ci ha chiesto di eseguire un sopralluogo per via delle tombe che sono state ritrovate.»
Probabilmente la mia espressione in reazione a quelle parole dovette assomigliare a quella di un baccalà appena pescato perché il giovane rise e di gusto.
«Spero non sia un tipo impressionabile.»
Ed io fui costretto a contenere la sorpresa.
«Ma figuriamoci. Ho ucciso ratti grossi come canguri… e non ti dico le blatte che girano qui.»
Con quella risposta riuscii a fare la figura del perfetto idiota, me ne resi conto dal sorriso accondiscendente che mi rivolse.
«Allora non avrà problemi a scortarci oltre quella parete. Abbiamo bisogno di una mano per effettuare alcuni rilievi e gli operai mi hanno indicato lei e il suo collega.»
In quel momento il mio orgoglio ritrovò il giusto spazio all’interno del mio viso e sorrisi compiaciuto.
«Naturalmente.»
Oltrepassare la parete fu abbastanza facile essendo quasi del tutto venuta giù. Il vero problema ce lo trovammo davanti subito dopo. Nel crollo doveva aver ceduto parte del sottosuolo perché una grossa voragine, simile a un tunnel, proseguiva lungo una zona che nulla aveva a che fare con i tunnel della metropolitana. Arnold accese la piccola luce inserita nel casco e prese la sua torcia dalla borsa degli attrezzi cercando di illuminare il più possibile l’interno. La zona dove ci trovavamo era ben illuminata, ma quel varco presentava una pendenza molto accentuata verso il basso che rendeva difficile vedere a distanza di pochi passi. Arnold provò a sporgersi, mentre io lo tenevo.
«Non si vede un granché e il terreno è in discesa. Più che due addetti alla manutenzione servirebbero due speleologi attrezzati. Non credo nemmeno che sia sicuro proseguire.»
Quel varco era abbastanza largo da permettere a uomini di media statura di procedere senza troppi problemi. Certamente la pendenza a cui si riferiva Arnold non era da sottovalutare poiché anche illuminando quel varco non si riusciva a capire cosa ci fosse dopo. Avremmo potuto correre il rischio di cadere nel vuoto. E infatti poco dopo venimmo fermati da un uno degli operai. Ma il Professor Petrov sembrò non apprezzare.
«Non è possibile trovare un modo per scendere?» domandò il professore sperando di non dover rimandare il suo sopralluogo.
Al che mi intromisi io.
«Potrei provare a dare un’occhiata e vedere se è sicuro procedere. Dovremmo avere qualche corda nella cabina degli attrezzi.»
Arnold avrebbe voluto prendermi a schiaffi. Ma io lo guardai facendo finta di nulla. In fondo ero più curioso dei due studiosi. Quando mi sarebbe ricapitata una situazione simile? Mi diressi velocemente nel piccolo stanzino del tunnel B, che era il tunnel dove ci trovavamo. Ogni tunnel possedeva una specie di deposito, io lo chiamavo ripostiglio, per evitare di portarsi dietro la roba più ingombrante. Le corde non facevano parte dell’attrezzatura normale, ma ricordavo bene di averle viste mentre recuperavo del lubrificante per gli ingranaggi. E infatti la trovai poco dopo. Quando tornai Arnold era sul punto di dire qualcosa, ma io lo precedetti.
«Ci metterò cinque minuti. Il tempo di vedere cosa c’è.»
Legai una delle estremità della corda alle bretelle della mia tuta e porsi il resto l’altra estremità ad Arnold. Ma, senza che avessi il tempo di aggiungere altro, anche il giovane assistente del professore afferrò la corda e assieme a lui uno degli operai. In tre avrebbero potuto reggermi senza problemi. Questo mi rassicurò.
«C’è qualcosa che vuoi che dica a tua moglie?» domandò ironicamente Arnold.
«Piantala, Arnold. Non vado avanti più di qualche metro e se mi rendo conto che è troppo ripido, e rischio di cadere, torno indietro. »
Arnold sbuffò, mentre il professore sembrò apprezzare molto la mia disponibilità. Io accesi la luce sopra il casco e mi diressi all’interno del tunnel-cunicolo. Quasi subito mi resi conto che era davvero ripido. Ma il fatto che io fossi alto e robusto, e il cunicolo non molto largo per la mia stazza, mi permetteva di avanzare con una certa sicurezza. Ovviamente sapevo di dover stare attento a qualche eventuale segno di cedimento, ma in realtà quel cunicolo sembrava essere stato scavato nella roccia intenzionalmente: le mie mani toccavano pareti lisce, un po’ troppo lisce per essere considerate il frutto di uno smottamento. Non ero un geologo, ma le mie mani da sole percepivano facilmente quella differenza. Evidentemente il crollo lo aveva solamente liberato dalla terra che lo ricopriva. Questo pensiero mi rincuorò e decisi di avanzare ancora di qualche passo. Fu così che non mi accorsi che il cunicolo era finito. Fui sul punto di scivolare, ma la corda mi tenne. Sentii un urlo, era la voce di Arnold. Io ero rimasto a penzoloni. I miei piedi non trovavano più punti di appoggio, erano solamente la corda e le mie mani a permettermi di mantenere la posizione. Pensai che le possibilità fossero due: o sarei morto io precipitando o Arnold d’infarto a forza di urlare. Poi mi feci coraggio e provai a cercare con il piede un punto d’appoggio qualunque in modo da tirarmi indietro. La luce del casco non mi permetteva di vedere cosa ci fosse sotto di me. In compenso i miei tre compagni d’avventura improvvisati stavano cercando di tirare la corda per aiutarmi a risalire. Io provai a mia volta a fare leva sulle braccia. Fu in quel momento che un rumore proveniente dal sottosuolo attirò la mia attenzione. E fu allora che mi sentii mancare e persi i sensi.
Serie: Regina
- Episodio 1: Prologo: Il Risveglio
- Episodio 2: Carlos Sandez
- Episodio 3: Cose che accadono
- Episodio 4: Strani Incontri
- Episodio 5: Un Volto nel Buio
- Episodio 6: La Necropoli Sotterranea
- Episodio 7: Il Risveglio dei Morti: Lucien
- Episodio 8: Times Square
- Episodio 9: Notte di Tenebra
- Episodio 10: Fine
Proprio bello questo racconto, ad ogni episodio mi immergo nella lettura e continuerei ancora e ancora.
Vediamo ora cosa succede al nostro protagonista. 😁
Immagino che a questo punto siamo vicini alla prima attesa connessione con il prologo. Questa è stata la parte più avventurosa finora, vediamo cosa ci aspetta.
Wow. Bello, davvero! Gli elementi vincenti ci sono tutti: descrizione convincente di personaggi e luoghi, climax fino all’interruzione. Gancio sospeso nel vuoto, come il protagonista. Ora tocca immaginare qualcosa fino alla prossima puntata!
Bravo 👏 👏 👏