Strazio

Serie: Ali-morte


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Le gambe rotte, un’ala inservibile, il suo amore a terra, immobile. Quella che doveva essere una gita romantica e trasgressiva, si era trasformata in una orribile tragedia.

Mellea è quasi arrivata, le gambe le mandano dolori costanti e pungenti, riesce a vedere la coscia e una mano della sua Vivian, ma la chiazza di linfa dorata in cui è immersa e l’immobilità di quelle dita, fanno precipitare la mente di Mel in un abisso di nero terrore.

Un altro boato, altre pietre di dimensioni ragguardevoli cadono vicino a dove striscia la fata ferita che si gira a osservare quella lotta titanica.

L’essere umano stava proteggendole facendo da scudo con l’intero corpo.

Parla, guardandole con la coda dell’occhio, ma Mellea non capisce: è confusa, spaventata, singhiozzante.

Avrebbe preferito mille volte deludere Vivian restando a casa a bere del nettare allungato con la rugiada, piuttosto che essere testimoni di una simile battaglia insensata.

Viv perde copiosamente linfa vitale, la quantità sotto la sua mano si allarga a vista d’occhio.

Altro rumore tonante che fa gelare il cuore, Mel urla quel nome tanto caro, striscia lacerandosi gomiti e braccia.

Un’altra voce altisonante, più acuta e affilata. Parla la lingua degli uomini, Mel la riconosce: sua altezza Seraphine. La sua principessa. Parla amplificata dalla magia, come nelle feste comandate con tanto di fanfara. .

Il tono della reale è perentorio, potrebbe ordinare all’umano di togliersi la vita offrendola alla dea madre.

La risposta dell’uomo piumato e altrettanto secca e accigliata. Indica con la mano la zona dove giacciono i due minuscoli spiritelli alati.

È arrabbiato e allarmato al tempo stesso, la sua enorme mano si agita esprimendo urgenza. .

La risposta di sua luminosità Seraphine non si fa attendere, ordina alla sua fedele marionetta di spazzar via ogni cosa, il comando è nella lingua fatata, seppur distorto dal volume artefatto di quella voce magica.

L’enorme creatura di pietra si solleva sulle due zampe posteriori per annientare qualunque ostacolo.
Ocazzo
 ringhia, indicando ancora una volta le due creature alate. Ottiene solo una risata sguaiata. Melly non aveva mai sentito ridere una reale.

I nobili devono mantenere un contegno degno del loro status… mostrare emozioni li renderebbe vulnerb—

L’umano è veloce, è forte. Si muove come i ragni saltatori: prima che le due montagne si abbattano schiacciando e uccidendo, a mani nude colpisce e sgretola le rocce d’appoggio.

Ogni colpo provoca un onda d’urto che smuove la terra e fa tremare il cuore.

La scultura appena abbozzata di quell’orso deforme crolla su di un fianco, abbattendo un paio di olmi rachitici, l’umano saltatore punta alla minuscola testa con le rune che brillano, afferrandola con entrambe le mani e spezzandola come fosse un’anguria troppo matura.

La luminosità trema e si spegne e le rocce ritornano a essere semplici pietre inerti.

Seraphine osserva dal ramo secco dell’antica rocca, l’imponente palazzo reale ormai abbandonato e ridotto a rudere da migliaia di anni ormai.  Sembra sorpresa e forse preoccupata, sparisce con un lampo azzurro e il rumore di un piccolo scoppio ovattato.

I versi allarmati di quell’essere piumato sono concitati, chiede qualcosa allo spirito del vento. Mellea, la fata ferita, continua a sforzarsi, strisciando incurante del dolore che i frammenti ossei le procurano alle gambe, avverte netta la sensazione di capogiro e di perdita di conoscenza, ma deve accertarsi delle condizioni di Vivian, della sua Vivi… e della piccola.

La voce dello spirito dell’aria è un rumore di fronde piacevole.

«È il nettare che vi cura, vero? Lo stregone ha provato con la magia, ma non funziona.»

«Il nettare sì… puro o trattato. Datelo a Vivi, lei non si… muove.»

Il silfo riferisce, l’umano scompare.

«Viv! VIV!» È roco e debole quell’urlo. Nessuna risposta. Mel solleva la testa e muove un braccio per far leva e strisciare ancora un poco, ma non ha più forze, lacrime grandi e luminose colano sul polso sporco di terra aprendo un cerchietto di pelle chiara.

Vento, la causa involontaria di quella disperazione ricompare alle sue spalle, afferra la fatina sull’orlo dell’oblio con la delicatezza di una mamma lince che recupera il suo cucciolo dispettoso.

Apre qualcosa, un contenitore. Mel lo vede, sembra un’enorme giara che le fate usano per stoccare l’acqua purificata, ma il contenuto al suo interno e di un rosso opaco, molto più denso del nettare che aveva raccolto per tutta la giornata.

L’umano gentile porge il mignolo imbevuto di quella sostanza profumata.

Con le sue ultime forze Mellea assaggia ciò che l’essere umano le ha portato, senza alcuna paura. Cosa può accaderle di peggio? Sta per morire, al massimo avrebbe velocizzato la…

Una dolcezza sconfinata le esplode in bocca. Si rende improvvisamente conto che ciò che le  si sta sciogliendo tra lingua e palato, nel suo mondo, lo possono assaggiare solo le regine e le fate più strettamente imparentate con la massima autorità.

Quando ingoia il primo boccone, avverte un calore prorompente che inizia la sua bruciante espansione dallo stomaco, afferra con più forza il mignolo impiastricciato di inestimabile oro rosso, ne ingoia altri due bocconi con l’ingordigia di un animale selvatico che dopo giorni di digiuno si ritrova con la succulenta preda da sgranocchiare.

La pelle inizia a brillare, chiazze dorate scintillanti le si allargano sulle abrasioni dei gomiti e degli avambracci, le gambe scricchiolano, la sinistra in particolare ruota dolorosamente e ritorna ad assumere una posizione naturale, anche l’ala si risana, tutto il corpo emette luce, i dolori si fanno per un istante acuti, ma poi svaniscono.

«Vivian! Cura Vivian ti prego!» Lo urla disperatamente, piangendo di gioia e sciogliendo in bocca i rimasugli di quella pozione densa e miracolosa.

L’essere umano ascolta lo spirito, poi guarda il corpicino della fata chiamata Vivian. La sua espressione cambia, si spegne.

«Che c’è? Salva anche lei ti prego!» Mel lo sa, ma non vuole credere alla voce che sta urlando dentro la sua testa. Vola, l’ala rotta sta ancora risanandosi e usarla le procura un dolore pungente, ma non ha alcuna importanza. La radice spezzata che le impediva di vedere la sua amata diventa un punto dove sedersi pesantemente per non svenire.

La sua Vivi era lì, immobile. Senza una calzatura, sulle gambe un singolo graffio all’altezza del polpaccio, la veste sollevata mostra le anche e il sollegacchio, il busto appare perfettamente sano, anche le braccia, solo qualche taglietto e una piccola abrasione sul gomito destro. Manca la testa.

Continua...

Serie: Ali-morte


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

    1. Ah! ♥ Stavo rileggendo ieri i capitoli successivi e mi sono ritrovato con la lacrima facile e il nodo alla gola: “… ma è la mia storia!” Ho esclamato rivolgendomi al gatto che stava dormendo vicino alla tastiera. 😀 Lui mi ha guardato e ha fatto la classica espressione che di solito riserva per commiserare tutte le minchiate che faccio giornalmente.
      Comunque per non toglierti ogni speranza, in un mondo dove esiste la magia è facile trovare delle soluzioni stravaganti a tutto. Grazie mille Laura ❤️ per aver letto!

  1. “«Vivian! Cura Vivian ti prego!» Lo urla disperatamente, piangendo di gioia e sciogliendo in bocca i rimasugli di quella pozione densa e miracolosa.”
    Certi giorni vorrei averne anch’io di quel nettare miracoloso. Dopo controllo su Amazon per vedere se lo trovo.😉
    Ciao Emi, simpatico questo episodio.

    1. Ciao Emme! ♥ Beh, lo stregone è andato in erboristeria a prendere un vasetto di miele buono… Ma non sto scherzando, si è teletrasportato in un negozietto vicino casa sua e ha rubato il vasetto di miele più costoso.: 35€ per quel poco di miele di corbezzolo. Mi pare che lo facciano proprio dalle tue parti. 😁

      1. Ciao Emi, il miele di corbezzolo é un po’ amaro, ha molte proprietà benefiche per la salute e costa più caro perché le api ne producono poco. Io uso solo miele e niente zucchero da decenni, e ormai sono diventata un’ esperta. Di solito compro il millefiori (il più economico), oppure quello di cardo selvatico, ricco di ferro. Ancora nessun effetto miracoloso, però.

        1. Non credo di averlo mai assaggiato. Figurati se mi posso permettere un miele tanto costoso. Però mi ha sorpreso sapere che produciamo qualcosa di così raro e ricercato. Avrei potuto usare il miele Elvish, ma credo che in una erboristeria italiana sia più facile trovare quello di corbezzolo. Un vasetto da quarantacinquemila euro è meno probabile… 😀