
Sul lavoro
Un problema che affligge tutti, quindi un problema del cazzo perché non siamo ancora riusciti in 2000 anni a risolverlo. Credo che il fatto di obbligarsi a cercare un lavoro, che sia appagante, che ti permetta di pagare l’affitto la macchina e le droghe sia un atto contro natura. Spesso vediamo gente agli sportelli degli uffici pubblici con una faccia da Cristo in croce degna delle rappresentazioni più tragiche. Giacche macchiate, sudore, barba lunga per lui e smalto sbeccato per lei. Anime vuote in un turbinio di eventi di cui non sei padrone. Esci da casa con tuo padre che sta morendo per rinchiuderti in una gabbia di illusioni sperando che tornando a casa troverai una moglie di dieci anni più giovane e la birra nel frigo, ma ritrovi solo polvere sui termosifoni e unto sui fornelli.
E ci esiliamo nel lavoro perché qualcuno un giorno ci ha detto che è giusto farlo e che ci inserirà nel giusto posto della società. Il giusto posto. La società. È davvero quello che vogliamo?
No, perché quando ero piccolo sognavo prati verdi e spazi aperti, sole e aria fresca. Poi ho scoperto che esiste l’inverno, e pazienza. Ma non ho mai accettato il fatto di dover per forza seguire la strada del far carriera. Cosa significa essere in carriera in fondo? Avere una bella macchina, il frigo nuovo, un appartamento nuovo, mangiare al ristorante e giocare a tennis con il tuo superiore? Significa ingoiare amaro vent’anni nella speranza di ritrovarsi a settantanni con la coperta sulle ginocchia e il gatto a guardare il telegiornale?
See. Lasciamoci temperare a fondo come l’ultima matita che resta nell’astuccio, quella più sfigata, con la mina rotta, quella che sai già che sembra reggere, sembra, ma poi appena l’appoggi dice “fanculo, io mi spezzo”. E allora mettetevi a temperare le penne, che quelle vi daranno soddisfazione nella loro ferrea tenacia. Lasciate che siano i pezzi forti ad avere ambizioni.
Sogno di non avere ambizioni, questo è quanto. E quando mi dicono “cosa vuoi fare da grande?”, rispondo che non lo so, forse perché non ho voglia di mettermi in gioco? No, non credo. Semplicemente ci sono i treni che vanno sui binari, le macchine che vanno per strada e ogni tanto c’è una qualche bestia che vola sopra tutto e non ha bisogno di benzina o elettricità. Quella cosa sono io.
E avresti mai pensato che quando ti guardano dal basso in fondo sono loro che vorrebbero fare cambio con te? Non avere quella barriera che ti dice “devi essere qualcosa” ti lascia la libertà di essere qualsiasi cosa la natura voglia che tu sia. La tua natura. Il tuo destino.
Che poi è lo stesso.
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