
Sulla strada di casa
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
- Episodio 1: Inevitabile come il respiro
- Episodio 2: Il senso dei ricordi
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Io non credo nei fantasmi. Continuo a ripetermelo mentre mi dirigo veloce verso casa, evitando di guardarmi indietro. L’ho vista all’ultimo incrocio, quello davanti al panificio e al negozio di fiori, quasi le sono finita addosso. Ho farfugliato una scusa quando l’ho riconosciuta, o meglio mi è sembrato di riconoscerla. Non era lei, visto che è morta da dieci anni, eppure sono scappata quando ha provato a rivolgermi la parola. Non era solo il viso a essere simile, anche la camicetta a fiori e gli orecchini che indossava, nella mia memoria sono associati a lei. Mi do della stupida, è solo l’ennesimo scherzo della mia mente. Dovrei decidermi a dare ascolto a Paola e prendere appuntamento con il suo psicologo. Non è nel mio stile chiedere aiuto e l’idea di raccontare i fatti miei a uno sconosciuto mi sembra inconcepibile, ma non riesco più a fronteggiare lo stress.
“Devi ancora elaborare il lutto e smettere di sentirti in colpa.” La mia amica ha ragione, è passato un anno, anzi di più da quando se ne è andato di casa. L’ho cacciato io, quello è uno dei motivi per cui mi sento in colpa.
Mi passo una mano sulla fronte sudata. È colpa dello sciopero degli autobus e della mia vecchia auto se sono stata costretta a questa camminata. Dopo soli centocinquantamila chilometri la mia Volvo ha deciso di abbandonarmi. Ha scelto un pessimo momento, visto la condizione del mio conto in banca e il mutuo che devo pagare da sola.
Roberto si è offerto di accompagnarmi, ma ho rifiutato, come faccio con qualsiasi suo invito. È un mio collega, non deve superare questa linea. Non importa quanto sia gentile, divertente e attraente, anzi è proprio per questi motivi che deve rimanere a distanza. Non ho bisogno di un altro uomo, anche se Paola è di parere contrario.
“La vita si affronta meglio in due.” Mio malgrado, le parole di Anna, la sosia della donna incontrata all’incrocio, mi risuonano nella testa. Era tanto che non pensavo a lei, ma il vuoto che ha lasciato non è scomparso. Anna non è stata solo una vicina di casa, ha rivestito il ruolo di zia adottiva, di confidente delle mie pene adolescenziali, mi ha fatto da mamma quando la mia mi ha chiuso la porta in faccia. Non mi sono mai sentita giudicare da lei, neppure quando le ho rivelato con gli occhi bassi di essermi innamorata di Luigi.
Non sono riuscita ad andare al suo funerale, ma è sulla sua tomba che, tempo dopo, ho pianto per la scoperta, quando la mia vita è andata in frantumi. Per mia madre si è trattata della giusta punizione, il castigo del Dio dietro a cui ha sempre amato nascondersi. So che Anna avrebbe visto la situazione in modo diverso e, prima di tutto, mi avrebbe stretta in un abbraccio al profumo di gelsomino.
Sussulto.
Qualcosa che non avevo messo a fuoco prima reclama la mia attenzione. L’ho sentito solo per un istante, eppure il profumo era lo stesso. La sosia di Anna sapeva di gelsomino. La pelle d’oca arriva all’istante. Mi giro di scatto, mi aspetto quasi di vedere la donna dietro di me, un sorriso divertito dipinto in faccia e i capelli grigi raccolti in una crocchia. Invece, è il mio cellulare a farsi sentire.
“Sono da zia Raffa, non torno per cena.”
Giorgia non mi ha chiesto il permesso, conta poco quello che voglio. Mi ha solo avvertito e, dal suo punto di vista, mi ha già concesso molto. Poco importa che abbia quindici anni e dipenda da me, almeno a livello legale. Mia madre mi ha rifiutato anni fa e ora lo fa mia figlia. C’è qualcosa di beffardo in questo, una sorta di cerchio che si stringe fino a soffocarmi, la vendetta per le mie colpe.
Gli incontri strani sono iniziati una settimana fa, un pomeriggio a lavoro. Avevo appena finito una piega e, mentre salutavo la cliente, qualcuno si è fermato davanti alla vetrina. I suoi occhi hanno subito cercato i miei, il tempo di un sorriso e l’uomo si è allontanato. Non sono uscita per chiamarlo indietro, non sapevo chi fosse. Anche se assomigliava in modo impressionante a mio cugino Sergio, a uno degli ultimi ricordi che ho di lui. Non ho provato a darmi spiegazioni, mi sono subito concentrata su altro. Dicono che nel mondo abbiamo almeno sette sosia, perché non crederci? È stata la prima spiegazione razionale che mi ha proposto la mente e l’ho accolta a braccia aperte.
Il giorno dopo sul bus, alla fermata davanti alla stazione, è salita una donna con il bastone e i capelli candidi. Si è guardata in giro e, nonostante ci fossero un paio di sedili liberi, si è posizionata davanti a me e mi ha chiesto di potersi sedere al mio posto. Credo di averla fissata con gli occhi sbarrati e la bocca aperta, poi mi sono alzata in fretta e mi sono avvicinata alla porta. Pur sentendo il desiderio di voltarmi, di studiare i particolari del viso per trovare una valanga di differenze, sono rimasta di spalle desiderando scendere il prima possibile. Non era mia nonna, ma i ricordi se ne sono fregati e mi hanno travolto, facendomi pizzicare gli occhi e correre veloce il cuore. Ora, è toccato ad Anna.
Prima di rendermene conto sto chiamando Paola. Non penso di voler rimanere sola in casa. La mia amica mi risponde quasi subito, ha un leggero fiatone.
“Sono ancora in palestra, ma esco tra poco. Cosa è successo?” Ha colto qualcosa di anomalo nella mia voce, qualcosa che si trasforma in un sospiro tremolante.
“Lo so che è assurdo, ma mi è sembrato di vedere Anna. Aveva addirittura il suo profumo!”
Mi risponde il silenzio dall’altra parte, Paola è alla ricerca delle parole giuste. È l’unica a cui ho raccontato cosa sta succedendo.
“Sveva, tesoro. Penso che siano tutti segnali del tuo corpo per dirti che non puoi continuare così, devi affrontare i tuoi demoni.”
“Non ho le allucinazioni!” mi viene quasi da gridare, sto cercando di difendermi dalle mie stesse paure. “E non credo nei fantasmi” dico con voce più bassa e stanca.
“Non stai impazzendo, stai tranquilla. Ma niente succede per caso. Provi senso di colpa verso quelle persone?”
“Di sicuro mi mancano” sospiro, mentre frugo nella borsa alla ricerca delle chiavi. “Ma non ci sono più da molto tempo, perché vederle ora?”
“Forse perché vogliono farti capire qualcosa.” L’ipotesi di Paola mi dà i brividi. Sia la signora sull’autobus, sia quella incontrata poco fa hanno provato a parlarmi.
Salgo sull’ascensore e incontro nello specchio il mio viso tirato e pallido, nonostante il fondotinta. Un pensiero mi attraversa come una scossa, mi torna la pelle d’oca.
“E se dovessi vedere anche lui?”
Paola esita, ha capito a chi mi riferisco. Magari, sta pensando che sto realmente perdendo la testa.
“Cosa fai stasera?”
Continuo a guardarmi allo specchio e a non riconoscermi.
“Ti ho chiamato apposta. Ti va di cenare insieme? Giorgia è da sua zia.”
“Va sempre male con lei?”
“Si, ovviamente. Mi parla solo quando è strettamente necessario, ma è più facile che mi mandi messaggi o mi lasci sul frigo dei post-it.”
L’ascensore si ferma, ma le porte se la prendono comodo prima di schiudersi.
“È l’adolescenza. Anche mia figlia si comportava in modo assurdo.” Sappiamo entrambe che non dipende dall’età il comportamento di Giorgia, il muro che ha alzato nei miei confronti, ma facciamo finta di crederci.
“Già, passerà.” Inserisco le chiavi e apro la porta di casa. Mi accoglie un silenzio pesante che mi fa venire subito voglia di tornare fuori. “Ti va un sushi al solito posto?”
Un’oretta dopo siamo sedute sulla sua macchina. ” Bello quel vestito, dove l’hai preso?” Mi sono sforzata di darmi una sistemata, ho anche messo il rossetto.
“Sul mercato, un paio di settimane fa.”
“Come è andata oggi a lavoro?”
“Una giornata abbastanza frenetica, ma nessuna cliente rompiballe.”
Paola fa un sorriso, poi tira fuori la domanda che le preme. “E con Roberto come va?”
La guardo contrariata. So che a lei piace, lo vedrebbe bene al mio fianco. “Siamo solo colleghi e resteremo tali. Non cambierò idea.”
“Siete liberi tutti e due, non ci sarebbe nulla di male a frequentarlo, anche solo come amico.”
“Così Giorgia taglierebbe i ponti definitivamente. Chissà cosa le direbbe mia cognata, già ora fa di tutto per mettermela contro.”
Paola scrolla la testa, disapprova. “Tua figlia è importante, ma non può decidere per la tua vita. E tu non puoi rimanere legata a un ricordo.”
Mi metto a guardare fuori dal finestrino, provo a immaginare la vita dietro ai volti dei passanti. Vedo una coppia in attesa sulle strisce pedonali, con una bambina dai capelli lunghi e il vestitino a righe. Assomiglia a mia figlia un po’ di anni fa, quella famiglia sembra ciò che non ho più. Distolgo lo sguardo e inspiro, do voce a una mia paura.
“Non voglio sbagliare ancora, Paola. E non voglio perdere ciò che mi è rimasto.”
La mia amica allunga una mano e la posa sulla mia. “Il tempo non è infinito, tesoro mio. Cerca di non perdere te stessa, o sarà tutto inutile.”
Serie: Quello che chiamate perdono
- Episodio 1: Sulla strada di casa
- Episodio 2: Madri, padri e figli
- Episodio 3: Spiragli
- Episodio 4: Buco nero
- Episodio 5: Occhi verdi
- Episodio 6: Domenica mattina
- Episodio 7: Margherita
- Episodio 8: Anna
- Episodio 9: Pensieri sbagliati e parole giuste
- Episodio 10: Amore mio
grazie per questa storia.
Grazie a te per averla letta!
Ciao Melania! Per la seconda volta devo ammettere che anche questa storia avrei tanto voluto scriverla io😆 Sento molto il sapore di realismo magico (il mio stile/genere/come vogliamo chiamarlo preferito). Un inizio di serie coi fiocchi!👏🏻
Ciao Nicholas, ti ringrazio di cuore! Detto da te che scrivi benissimo, è un commento particolarmente gradito. Spero che continuerà a piacerti:)
Ciao Giuseppe, grazie di cuore!
P.S. Anche io sto recuperando in ritardo la tua ultima serie conclusa.
Un inizio molto intrigante e coinvolgente.
Arrivo a questa serie in ritardo, ma prometto di recuperare tutti gli episodi.
Scusa, ho scritto un altro commento invece di risponderti direttamente😅grazie di cuore!
Non ti preoccupare.
Anzi, grazie mille anche a te per star leggendo la mia serie! 😊🙏
Cosa Farei io di Fronte a un Fantasma? Me lo chiedo sempre. Mi piace il tuo stile, molto coinvolgente.
Grazie mille!
Vedere i morti è buon segno. Significa che si comincia a vedere di più.
Potrebbe proprio essere il caso di Sveva. Grazie per la lettura e il commento!
Bel racconto, immersivo. L’unica nota forse sono alcuni dialoghi. Mi sembra ci siano troppe negazioni ma forse è fatto apposta per riflettere meglio lo stato tormentato di Sveva?
Ciao Daniele grazie per il commento positivo e per l’osservazione sui dialoghi. Non me ne ero resa conto, ci farò più attenzione.
Bello questo inizio, molto concreto e verosimile nonostante gli incontri insoliti.
Grazie!!
Mi piace lo stile in prima persona al presente, lo trovo molto coinvolgente. Il tuo librick mi porta nella mente di una persona tormentata dai ricordi e dal dolore, il tutto con un tono di suspense. Brava!
Grazie di cuore Giuseppe per la lettura e il commento positivo!