Tanto niente dura per sempre
Serie: Quelli dall'anima trasparente
- Episodio 1: 7:00
- Episodio 2: Tre mesi prima…
- Episodio 3: Un 17 luglio come gli altri
- Episodio 4: Tanto niente dura per sempre
- Episodio 5: Un oceano di possibilità
- Episodio 6: Piccole crepe
- Episodio 7: Sprazzi di ordine nel caos
- Episodio 8: Si dia inizio ai giochi
STAGIONE 1
Verde si posizionò davanti alla grande lavagna della sala riunioni e si accinse a spiegare il programma dei successivi sei mesi. Marrone lo ascoltava appoggiato al muro e teneva d’occhio tutti i partecipanti, assicurandosi che prestassero attenzione.
Verde era quasi più prolisso di Marrone, si era dilungato in un discorso dal valore morale senza arrivare a nessun elemento pratico.
“Ed è per questo che useremo i monumenti più antichi, quelli che ormai hanno preso polvere, per costruire un sistema capillare! Infesteremo il Colosseo, il Pantheon, il Partenone, ne faremo delle efficienti centrali operative, trasformeremo l’Antico nel nostro impero!”
“Aspetta, cosa!?” esclamò Marrone sconvolto.
“Marrone, vorresti gentilmente spiegarmi qual è il problema?” chiese con finto stupore Verde.
“Cosa… Non era questo che avevamo deciso! Non era questo!”
“Mi sono permesso di apportare una piccola modifica al programma originale.”
“Una piccola modifica!? Verde, questa non è una piccola modifica! Ti avevo espressamente chiesto di non toccare l’antichità!” protestò Marrone, staccandosi dal muro con uno scatto.
“Beh, qui il capo sono io, quindi decido io. Fine della discussione. Allora, come stavo dicendo…”
“No, Verde, tu non decidi un cazzo! Il capo!? E io cosa sarei!? L’abbiamo fondata insieme quest’associazione, insieme!” sbottò Marrone, stringendo le mani a pungo e piantandosi le unghie nei palmi.
“Marrone, vedi di darti una calmata. Questo è il nuovo programma, che tu sia d’accordo o meno” concluse autoritario Verde, senza degnare più di uno sguardo il collega. Considerò la discussione finita, quindi prese fiato per continuare il discorso.
Marrone esplose. La sua antichità! Casa sua! Il suo Partenone, il luogo che aveva costruito lui stesso, il luogo per cui era morto! Glielo volevano distruggere, volevano distruggere il suo passato, i suoi ricordi, la sua vita! E il tutto senza il minimo rimorso, come un’azione macchinosa ma necessaria. No, non l’avrebbe permesso.
Prese il primo oggetto che vide, una pesante pinzatrice, e la scagliò contro Verde prima di potersi rendere conto di ciò che stava facendo.
Lo prese in pieno. Verde restò un secondo allibito, poi si toccò la fronte, e capì che la pinzatrice gli aveva procurato una profonda ferita.
Il sangue iniziò a colargli sulle tempie, sugli zigomi, fino a raggiungere il mento.
“Marrone, fuori di qui” fu tutto ciò che ebbe da dire mentre la giacca verde menta si impregnava di sangue.
“Cosa!? Non sei tu il capo, non decidi chi è fuori e chi è dentro!”
“Fuori!”
Non l’aveva urlato solo Verde. L’avevano urlato tutti, a una sola voce. La platea si era alzata: c’era chi era sconvolto per la vista del sangue di qualcuno già morto, chi aveva dormito per tutto il tempo e si era risvegliato in mezzo a quel macello e chi sembrava quasi si stesse godendo la scena.
Marrone si disse che andava bene, che lui con quella gente non voleva più averci a che fare. Era la bugia più grande e dolorosa che si fosse mai detto; aveva passato decenni a cercarli, a selezionare i migliori fantasmi, e ora eccoli lì, che gli intimavano di andarsene.
Non era durata manco tre mesi e già si era tutto distrutto.
Ma non era stata colpa sua. Era stato quel bastardo di Verde, il cazzo di narcisista che si credeva superiore a chiunque.
Recuperò la propria valigetta e decise che era davvero meglio andarsene, pur giurando vendetta a Verde.
L’ultimo volto che vide fu quello di Asor, un volto stranamente comprensivo, come se nascondesse una tacita promessa.
Il mondo fuori era luminoso e rovente. Marrone camminò a vuoto per ore, senza una meta e senza il desiderio di trovarne una. Sapeva che c’era un unico fantasma a cui si sarebbe potuto rivolgere. Uno, uno solo, che non vedeva da almeno centoventicinque anni. Certo, avrebbe potuto cercarlo, ma poi? Una volta trovato?
Si accese una sigaretta e continuò a camminare, ormai non sapeva più in che paese si trovava. C’erano tetti spioventi, gazze ladre e un sacco di vicoli ciechi. E un calore tremendo. E la polvere entrava negli occhi e li irritava, facendoli arrossare e lacrimare.
Continuò a camminare senza voltarsi indietro, ma aveva la sensazione di essere seguito da qualcuno, anche se non riusciva a sentire nessun passo dietro di sé; si disse che era un’impressione, che erano soltanto la tensione e il nervosismo, ma decise comunque di girarsi, giusto per tranquillizzarsi un po’.
Ah.
Ecco.
Era stato veramente seguito.
C’era un piccolo gatto rosso dietro di lui che lo guardava con due occhietti svegli.
“E adesso tu che cazzo vuoi? Vuoi cacciarmi anche tu per caso? Vuoi tradire la mia fiducia? Fallo, fallo pure, tanto ci sono abituato, stronzo.”
Lì in mezzo alla strada il calore era insopportabile e l’aria irrespirabile. Non c’era neanche un filo di vento, e nemmeno un alberello sotto la cui chioma cercare un po’ di refrigerio.
Il gatto continuò ad osservarlo pacifico, facendo ondeggiare leggermente la lunga coda.
“E così ti sto simpatico, eh? Beh, almeno qualcuno a cui sto simpatico c’è. Ce l’hai un nome, disgraziato?”
Per tutta risposta, il gatto si avvicinò al fantasma, emettendo sonore fusa.
Marrone si chinò per accarezzarne il pelo arruffato ed osservarne meglio la figura scheletrica. Anche lui doveva essere un solitario, un randagio.
“Mi sa proprio di no. Che ne dici di Deimos? Lo sai cosa vuol dire?”
Il gatto tornò a guardarlo con curiosità.
“Deimos è il dio della paura, la personificazione del terrore. Ti piace?“
Deimos restò impassibile, con le orecchie ad aeroplano, come se quella spiegazione lo avesse messo in guardia e a disagio.
“Allora, che ne dici, torniamo ad infestare il Partenone?”
Il gatto, per la prima volta, miagolò, come a mostrare il proprio entusiasmo per la proposta.
Marrone lo prese in braccio, chiuse gli occhi e si smaterializzò, scomparve lasciando la strada deserta e ricomparve accanto al Partenone, sotto un temporale.
Incurante della pioggia e del vento, si sedette su un sasso, accarezzando Deimos. Tutt’intorno il temporale scompigliava le chiome degli alberi e piegava i sottili fili d’erba. Deimos aveva infilato la testolina sotto il braccio del fantasma e se ne stava riparato lì sotto, tremolante.
“A quanto pare siamo solo io e te, adesso. E forse anche un altro fantasma che di sicuro ti piacerà un sacco. Sai, Deimos, non vedo l’ora di farti conoscere Mag.”
Serie: Quelli dall'anima trasparente
- Episodio 1: 7:00
- Episodio 2: Tre mesi prima…
- Episodio 3: Un 17 luglio come gli altri
- Episodio 4: Tanto niente dura per sempre
- Episodio 5: Un oceano di possibilità
- Episodio 6: Piccole crepe
- Episodio 7: Sprazzi di ordine nel caos
- Episodio 8: Si dia inizio ai giochi
L’attenzione viene mantenuta alta anche in questo quarto episodio. Complimenti ancora Viola!!
Grazie Alfredo!
La vicenda si incentra adesso su Marrone. Non so bene perché ma mi è dispiaciuto vederlo cacciato via così dallo stesso Consiglio che aveva fondato, ma vediamo che cos’hanno in mente lui e il nuovo Deimos, a questo punto.
Marrone sarà protagonista di parecchi episodi, in compagnia di Deimos :))
Sempre molto coinvolgente.
La storia procede bene e mantiene vivo l’interesse! 👌
Ti ringrazio! Spero di mantenere vivo l’interesse anche con i prossimi capitoli 😊
““E adesso tu che cazzo vuoi? Vuoi cacciarmi anche tu per caso? Vuoi tradire la mia fiducia? Fallo, fallo pure, tanto ci sono abituato, stronzo.””
😂 alquanto incazzoso Marrone
Diciamo che non è un personaggio esattamente tranquillino 😅