Terza Parte

Serie: Il collare di Meritaton


VI.

Il museo, nel tardo pomeriggio, aveva una luce diversa — più bassa, obliqua. Filtrava dalle finestre alte della galleria principale e disegnava forme luminose sulle pareti. I passi di Arianna risuonavano sul pavimento di pietra in un modo che di solito non notava.

Attraversò la sala egizia senza fermarsi davanti a niente.

Arrivò alla teca — quella che avevano preparato per il collare, con l’illuminazione studiata per esaltare le sue rifiniture in oro.

Aprì lo scrigno.

Il collare ora era soltanto un reperto catalogato come KV-7734/C, in stato di conservazione eccezionale per un manufatto di tremila anni.

Lo posò nella teca con entrambe le mani.

Richiuse il vetro.

Sentì lo scatto del meccanismo di sicurezza.

Rimase lì un momento, a guardarlo.

Si sistemò la giacca e si volse per andare via.

Stava uscendo dalla sala quando sentì i passi della guardia di sicurezza avvicinarsi dal corridoio laterale.

«Dottoressa.» Un cenno del capo, il tono professionale. «È tutto a posto?»

Arianna si fermò un secondo.

«Sì» disse.

E per la prima volta dopo due anni, sentiva che era vero.

Appendice

Trascrizione e traduzione del papiro KV-7734/P

Nota della traduttrice: Il papiro è stato rinvenuto all’interno dello scrigno KV-7734, nella camera laterale della tomba, contestualmente al reperto KV-7734/C. Stato di conservazione: ottimo. Supporto: papiro di alta qualità, probabilmente di produzione reale. Inchiostro: nero per il testo principale, rosso per le sezioni di avvertimento. Le sezioni originariamente in rosso sono qui rese in corsivo* Lingua: medio-egiziano classico con forme arcaiche compatibili con il periodo amarniano. Autrice dichiarata: Meritaton, ** figlia di Akhenaton. La traduzione che segue è da considerarsi provvisoria in attesa di revisione collegiale.

Scrivo perché si sappia che è possibile.

Non scrivo per i sacerdoti.

Non scrivo per chi cerca gloria.

Scrivo per chi ha perso qualcuno e non ha trovato pace. Per chi si sveglia la mattina e fatica a ricordare perché alzarsi.

Il collare è un dono di colei che tiene il confine.***

Chi è degno di conoscere il suo nome, lo conosce.

Lo indossai una notte, quando il dolore era insopportabile.

Kha mi lasciò prima di compiere tre anni. La febbre lo prese in tre giorni.

I sacerdoti dicono che Anubi lo ha guidato verso Aaru, che cammina nei Campi del Giunco sotto la protezione di Osiride.

Ascolto.

Annuisco.

Non trovo pace.

Quando indosso il collare sento un peso che non è peso.

Vedo una luce che non viene da fuori.

Chiudo gli occhi

Quando li apro non sono più nella mia stanza.

Mi ritrovo in un luogo che non riconosco — un palazzo con un giardino, un profumo di fiori che non crescono più in Egitto da generazioni.

La luce è diversa.

L’aria è diversa.

Non ho paura.

Kha è lì.

È sano. Corre.

Mi vede e si ferma.

Viene verso di me.

Il tempo lì non è come il tempo che conosco. So che gli parlo. So che tengo la sua mano. So che quando torno ho ancora il suo calore nelle dita.

Quando lo indossi, segui la via.

Il luogo che raggiungi è sicuro. Non è oscuro. Non è silenzioso. È altrove.

Trova chi cerchi.

Come lo ricordi — più giovane, più vecchio, come era quando ha intrapreso il viaggio.

Non puoi restare. La Duat non appartiene ai vivi. Anche il sole la attraversa ogni notte e ogni mattina torna. Anubi conosce il tuo respiro. Sa che appartieni all’altro lato del confine. Chi respira non può fermarsi nei Campi del Giunco. Questo è l’ordine di Osiride.

Meritaton, figlia di Akhenaton, nell’anno che gli dèi conoscono.

* Convenzione grafica attestata in altri documenti del periodo.

** Identificazione non verificabile in assenza di altri elementi contestuali.

*** Iside? Hathor?Nephthys?

Continua...

Serie: Il collare di Meritaton


Avete messo Mi Piace6 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Mi è piaciuto tantissimo questo racconto Tiziana, davvero una scrittura di qualità. Adoro i gesti che regalano speranza, perché pure se quella speranza fosse mal riposta (e non credo che sia così) mi hanno fatto stare bene nel momento in cui li ho vissuti, e cosa potrebbe chiedere uno di più?

  2. Mi è piaciuto molto come hai concluso questa breve storia. Dopo l’emozione della seconda parte era necessario ritrovare la calma. Ti ringrazio per questo racconto, spero che prima o poi lo sviluppi in maniera più approfondita, sarebbe una bella sfida. ❤️

  3. Ritrovo lo stile della tua serie precedente, la capacità che hai di farci appassionare alle storie, di mescolare la nostra realtà con il mito. Si ha davvero la sensazione di entrare in un mondo, esserci fisicamente. Non ho potuto fare a meno di pensare che vorrei anch’io un collare simile, da poter indossare ogni tanto…la tua capacità di smuovere i sentimenti mi stupisce ogni volta.

  4. Mi ero un attimo preoccupato quando ho letto “Appendice” perché credevo che fosse finito… ma poi ho visto “Stagione 1”, quindi ok. O scrive sempre “Stagione 1”?

  5. Grande Tiziana. Le ricerche e lo studio con cui ti applichi per poter narrare le tue storie, tra leggenda, mito e Storia, sono da ammirare. E il contenuto di questo episodio, denso di umanità e di valori universali (in tutti i tempi e in tutti i luoghi), come l’ amore di una madre che perde il figlio, é molto toccante.

  6. Qui mi ha conquistato la doppia faccia: fuori Arianna è tutta gesto controllato e vetro che si chiude, dentro il papiro è una ferita che parla piano ma non molla. Brava Tiziana!

  7. Bellissimo questo racconto! La realtà della protagonista e il mistero del collare egizio si fondono a perfezione, e le scene ambientate nella Duat sono davvero avvincenti. Bravissima, Tiziana! 👏👏👏❤️

  8. Mi sembra che in questo capitolo tu metta a fuoco e chiarisca ulteriormente il significato e la funzione del collare come guardiano di una soglia ma anche come via d’accesso a ciò che sta al di là di questa.
    Interessanti i molti riferimenti alla mitologia e all’olimpo dell’antico Egitto.

  9. Ciao Tiziana, bellissima anche questa parte, con la traduzione del papiro che rende il contesto e l’ambientazione più credibile. La cura che metti nei testi si percepisce anche da qui. Bravissima!