Testa a testa

Serie: Mutacorpo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Bhorug ha rubato il corpo a Elgeir senza fargli del male, ma ora è inseguito dall'orco.

Nel corpo di Elgeir, mi ero subito allontanato dal luogo dello scontro, cercando di far perdere le mie tracce e, essendo ora un elfo, non era cosa difficile. Pur trovandomi nei panni dell’essere che consideravo più immondo, non avevo perso la mia tenacia. Elgeir aveva combattuto gli orchi per molto tempo, più di cento anni, e la foresta era il suo habitat naturale; lo sapevo bene. Sapevo anche che non si sarebbe mai arreso e che avrebbe tentato di riprendersi il suo corpo. Di solito non facevo del male al corpo precedente, ma la vita tra gli orchi mi aveva in qualche modo influenzato; secoli passati tra quelle bestie avevano agito profondamente sul mio comportamento, avevo perso la calma di prima e sapevo che non era una cosa buona.

Gli orchi avevano un buon olfatto, per questo avevo lasciato la radura del combattimento sottovento. Il vantaggio che avevo su Elgeir era di circa un’ora, tanto durava lo stato di incoscienza causato dal veleno. Percorsi quella distanza alla massima velocità possibile, poi mi fermai vicino a un sorbo per fare una scorpacciata prima di rimettermi in cammino: muoversi velocemente richiedeva molte energie e il corpo degli elfi non era fatto per la carne che avevo mangiato negli ultimi secoli.

Sedetti a gambe incrociate come non facevo da tanto tempo, tra gli orchi non era possibile meditare per via della loro imprevedibilità. Erano capaci di colpire, bullizzare e perfino uccidere chi tra loro non seguiva le consuetudini. L’avevo capito a mie spese e nei primi tempi dovetti cambiare più corpi in pochi anni per via delle ferite. La fine che avevano fatto quei poveri disgraziati a cui avevo rubato il corpo era stata abbastanza rapida, giusto il tempo di recuperare i ricordi. Certe volte dovetti anche mutilarli per evitare che tentassero di combattere. Non mi piaceva, avrei voluto lasciarli liberi di vivere il resto della loro vita nel nuovo corpo, ma gli orchi non erano come le altre specie, sicuramente non come gli elfi da dove provenivo. A malincuore, ma anche con un certo piacere avevo più volte tagliato loro braccia, gambe e lingua per evitare che gli altri scoprissero la verità. Sono diverso dalle altre creature: io sono immortale. Nessuno avrebbe potuto uccidermi neanche se avesse voluto, c’era qualche sorta di divinità che mi proteggeva, o, forse ancora meglio, sono io stesso quel dio.

Finalmente potevo meditare per abituarmi al nuovo corpo, volevo scoprire tutto su Elgeir. Gli orchi mi avevano stancato, nella loro apparente imprevedibilità, erano diventati abbastanza prevedibili. Mi concentrai sui ricordi di Elgeir, cercando di estrapolare tutte le informazioni che potessi e in fretta considerando la velocità e la forza che possedeva ora il mio nemico.

Una freccia mi passò a pochi centimetri dal naso conficcandosi ai miei piedi. Alzai lo sguardo scorgendo due figure su un ramo di un grosso abete.

«Stai invecchiando, Elgeir!» era un giovane elfo, che ricordai essere un caro amico di Elgeir «Se fossi stato un orco saresti morto» era un gioco che facevano sempre e gli sorrisi.

«Aiya, Odemer!» lo salutai come facevano di solito gli elfi portando la mano al cuore e poi mostrando il palmo «a proposito di orchi, sono sulle tracce di una bestia che è riuscita ad allontanarsi troppo» indicai ai due la direzione e dissi che li avrei seguiti. Odemer e il suo amico avanzarono veloci controvento.

Avrei guadagnato un bel po’ di tempo con quei due alle calcagna di Elgeir. Mi permisi perfino un po’ di riposo per digerire le sorbole. Quasi mi appisolai, ma mi riscossi subito pensando che non potevo sottovalutarlo, anche lui avrebbe potuto abituarsi al suo corpo velocemente.

A giudicare dai ricordi dell’elfo, lì vicino c’era un accampamento e l’avrei raggiunto in poco tempo. Finalmente ero tornato fra i miei simili che, nel corso dei secoli, mi avevano dimenticato. Avrei vissuto negli agi dei ricchi elfi e nei loro bellissimi corpi, ma questa volta sarei stato attento a non farmi scoprire e condannare com’era successo all’inizio. Già assaporavo i cibi succulenti e l’inebriante Naren di cui mi sarei nutrito dopo numerose vite passate a mangiare solo carne e bere puzzolente Grog.

Quasi non pensavo più a Elgeir ed ero quasi arrivato a destinazione. Una volta giunto all’accampamento l’ex-elfo non avrebbe potuto fare più niente. Anche se era veloce e forte, non poteva combattere contro un esercito di elfi e soprattutto non avrebbe mai ucciso i suoi simili, mentre loro non avrebbero esitato affatto.

«Fermo!» era Elgeir, riconobbi subito la sua voce orchesca «Restituiscimi il mio corpo!»

Mi girai lentamente e lo guardai sorridendo: «Ti ho davvero sottovalutato, ma non posso restituirti il tuo corpo, neanche se volessi».

«Cosa?»

«Rassegnati. Non ho la capacità di rientrare nel corpo che ho appena lasciato.»

«Bastardo! Io ti ammazzo!»

«Mi ammazzi? E come faresti a riottenere il tuo corpo?»

Elgeir, in fondo possedeva un cervello pieno di male, violenza e sangue e non ragionava bene e con la calma che ora avevo io. Si avvicinò velocemente e mi bloccò buttandomi a terra, senza che tentassi di difendermi. Era sopra di me e urlava bestemmie che solo gli orchi conoscono. Mi sputò negli occhi e li sentii bruciare, ma non potevo pulirmi.

«Cerca di ragionare, così non ottieni nulla, io non posso morire» urlavo dal dolore, lo sputo degli orchi era acido per via della loro alimentazione.

«Lo vedremo!» cominciò a strangolarmi.

Pensai che fosse davvero la fine. Il fatto che non potessi morire era una menzogna e mi pentii di aver allenato così tanto il corpo dell’orco. Ormai non respiravo più.

Non vedevo più niente, non solo per lo strangolamento, c’era qualcosa nella saliva dell’orco e lo sapevo bene. Quelle bestie non mangiavano altro che carne cruda e nei periodi di carestia anche i loro simili. Ma cosa contava in quel momento? Nel corso dei secoli, mentre passavo da un corpo all’altro, avevo davvero pensato di essere immortale, che nessuno, anche se avesse voluto, avrebbe potuto uccidermi, ma ecco la fine.

Eppure, forse, c’era un fondo di verità in quel mio pensiero. La morsa di Elgeir sparì del tutto all’improvviso e l’orco si adagiò su di me, l’aria mi entrò nei polmoni con il rumore di un mantice. Continuai a non poter vedere e non capii subito cosa fosse successo. Una sostanza liquida e calda cominciò a scorrermi sul petto.

«Non me l’aspettavo da te, Elgeir. Farti sorprendere in questo modo da questa bestia» era la voce di Odemer.

«Lo hai ucciso?» chiesi preoccupato non riuscendo a vedere.

«Certo che l’ho ucciso, non lo vedi?»

Non era una buona cosa. Con l’orco morto, il trasferimento dei ricordi si era interrotto. Pensai che non avrei potuto più recuperare le abilità acquisite nel corso di numerose vite, sapevo di averle avute, pur non ricordando quali fossero e ora erano sparite per sempre. Interi secoli passati fra gli orchi ad allenarmi, la vita tra gli elfi, il primo corpo che avevo rubato e il motivo per cui lo avevo fatto erano persi senza possibilità di riottenerli. O forse no?

«Dove lo hai colpito?» mi liberai con fatica del corpo spostandolo di lato.

«Non capisco perché mi fai queste domande: sei cieco?»

Spiegai a Odemer che avevo perso l’uso della vista a causa della saliva dell’orco. Odemer mi disse che aveva colpito Elgeir alla gola.

«Tenteremo col Naren, non appena torniamo all’accampamento.»

Mi distrassi un attimo pensando alla bevanda saporita e rigenerante che non assaggiavo da troppo tempo. Già immaginavo quanto sarebbe stato piacevole berla.

“Forse c’è ancora una possibilità” pensai facendo ricorso alla mente e ai ricordi di Elgeir a cui ora potevo accedere come fossero miei. Convinsi Odemer a tagliare la testa dell’orco e a portarla con noi all’accampamento degli elfi. Bisognava fare presto.

Serie: Mutacorpo


Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni