Ti verrò a trovare.

Serie: La farfalla bianca


Anita si accorse che Peppina la guardava spesso quando entrava nella camera. Anche quando non voleva fare rumore, lo sguardo di Peppina era sveglio e attento, difficile da ingannare.

«Sarò una farfalla» disse Peppina.

«Cosa?»

«Una farfalla bianca. Ti verrò a trovare così quando me ne andrò. Però solo a te, che se no la mamma mi schiaccia.»

Anita rimase attonita, come se l’avesse derubata del fiato. Si grattò una crosta sulla mano e poi sbuffò. «Vedi di non andartene troppo presto, se no ti schiaccio anche io.» Sentì il silenzio e si pentì subito di quello che le aveva detto. Forse l’aveva offesa e ora si era giocata la possibilità di ritrovarla ancora, anche dopo la sua morte. Poi Peppina si mise a ridere e la fronte di Anita smise di aggrovigliarsi.

«Con quel carattere non troverai mai un uomo.» Peppina rise fino a tossire grossi grumi di muco rosso che sputò su un fazzoletto.

«Non ho bisogno di un uomo» le disse Anita. Ormai alla sua età avevano tutti dei figli già grandi di qualche anno. A lei bastava muoversi nel futuro senza troppe pretese, se non quella di avere i propri cari accanto.

«Sei tosta come tua nonna, ma prima o poi lo troverai e ti farà fessa.»

Anita non commentò oltre. Si staccò la crosta e se ne andò fuori dalla stanza. Quando passò di fronte la camera della mamma, la vide in ginocchio di fianco al letto. Intonava una preghiera a occhi chiusi, con la voce confusa dalla stanchezza e il rosario in mano. Anita allora andò nella sala da pranzo, prese una candela bianca dal cassetto della credenza e la accese. La mise su un piccolo candelabro e la posizionò di fronte alla vetrinetta, dove si trovava la foto della Santa. Fece una piccola preghiera silenziosa. Sperava fosse abbastanza per sostenere quella stanca della mamma, ma la Santa era conosciuta per essere misericordiosa.

La fiamma della candela crepitò per qualche secondo, scoppiettando. Poi si acquietò, facendosi alta e viva. Anita sorrise, era un segno, aveva ascoltato. Spense la candela con un soffio e andò a letto.

La mattina i suoi muscoli erano come aggrovigliati e non volevano sapere di farla alzare. Strofinò la mano sugli occhi, scollandosi le ciglia per vedere meglio. Un filo di luce proveniente dalla finestra divideva il buio della stanza a metà. Spirava freddo da sotto la serranda e si accorse che si era dimenticata di abbassarla.

Anita alzò la coperta fino al naso e puntò lo sguardo sul soffitto. Non aveva alcuna voglia di tirarsi giù dal letto, il pavimento era sicuramente gelato. Il tepore del letto la invitava a stare lì e lei si godette un po’ più a lungo il tempo che le rimaneva, prima che la vita di ogni giorno si animasse.

All’improvviso si accorse che una piccola macchia stava volando sopra di lei. Provò a scacciarla, poi la vide meglio e si alzò di scatto dal materasso, come scossa da un brutto sogno. Una farfalla bianca danzava leggiadra sulla lampada della camera, poi scese sul suo viso e le si posò sulla guancia, rimanendo immobile.

Anita non fece un fiato. Attese che la farfalla riprendesse a volare e si toccò la guancia, soffocando un pianto silenzioso.

Alla fine, era venuta a trovarla davvero.

Continua...

Serie: La farfalla bianca


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Aw! ♥ Devo dirti la verità, io che scrivo di magia e di assurdità totalmente fuori da questa grigia realtà, stavo aspettando un qualche rito folcloristico dettato dalla “con turbante” Rosetta e invece mi sono ritrovato con un piccolo nodo alla gola di tenera commozione per nonna Peppina e per Anita.
    Leggero e profumato il tuo racconto: mentre leggevo mi è parso di sentire l’odore dell’erba bagnata, l’aroma ceroso e accogliente di vecchi ricordi nascosti e un delicato sapore di sale delle lacrime stagionate in quanto trattenute troppo a lungo. Comunque se muoio io sarò una “zazzamita”, ma di sicuro non andrò a trovare nessuno perché verrei colpito a morte all’istante, purtroppo è tra i miei animali preferiti insieme alle libellule e ai ragni salterini. 😀 ♥

  2. Ciao Manuela, mi hai convinto, il tuo racconto mi piace, perció andró subito a recuperare il primo episodio. Secondo me sei brava, peró – dai – proprio la farfalla bianca dovevi scegliere? Le cavolaie divorarono tutti i cavolfiori che piantammo nell’ orto tempo fa.😉

  3. Bello, delicato come le ali della farfalla. Avrei evitato l’ultima frase, chiudendo sul pianto di Anita, che già fa capire tutto. Hai una scrittura che si legge con piacere, senza fatica.