Tifone

Serie: Ai confini della Mappa


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Capitan de' Nicefòri salpa dall'Isola verso i confini della mappa.

Non si sa come, né da dove, ma un giorno arrivò Tifone. Dalle gabbie penzolanti ai tre alberi della sua nave e fin sotto agli spigoli nelle celle delle stive, fra topi e ossa rotte ammanettate ai muri, i poveracci che tremavano tra speranza e terrore lo spacciarono per Quartiermastro dell’Olandese Volante, da che aveva per faccia un volto d’incubo e tutti i quadri appesi nella sua stanza erano mostri storti a fil di chiodo.

Entrava in battaglia avvolto dalla nebbia e per bandieruola aveva tre pistole sulla schiena; nei denti vermicolava ogni sorta d’insetto e cose striscianti, dalla grande barba nera spuntavano vipere e cavallette. Ammazzava cogli occhi prima ancora d’armarsi al duello, e nel prenderlo a vista cadevano in ginocchio i marinai implorando pietà: miserabili quei che lo incrociavano, che da cannocchiale vedevano battere a nero il suo vessillo -il teschio e la scimitarra avvolta in spire di serpente.

Spuntava soprattutto di notte, all’improvviso, e volava sulle onde a velocità innaturale -dacché si contavano le ossa al suo vascello.

Capitan de’ Nicefòri l’aveva forse sentito nominare in un postaccio per la prima volta, quando ancora era senza barba: gli avevano raccontato di questo spettro del mare, maledetto fin nell’anima, condannato più e più volte alle pene dell’Inferno, che per gusto non toccava terra -i maledetti morti in mare non possono farlo mai- e che gozzovigliava nel sangue dei nemici uccisi fino a leccarne le ossa. Riduceva in schiavitù i più disgraziati, se li mangiava piano piano, e da tutte le parti era noto che fosse nemico di ogni pirata -sulla terra, per mare e sotto al mare-.

Una lungimiranza soprannaturale aveva dato da pensare al nostro:”Questo prima o poi me lo ritrovo in mezzo ai piedi” e quella volta che un colpo preciso ne disarmò i tentacoli sapeva, prim’ancora, ch’era uno sputo sugli stivali per quel tizio; ma “un pirata non può ballare sull’asse: deve decidere dove buttersi, se buttarsi e sopratutto perché buttarsi”.

*

Le onde andavano accoppando piano piano quel che rimaneva di una nave in fiamme, tra le esplosioni dell’aurora nei Mari dell’Est.

Tifone navigava da sopra e sotto i flutti -in mezzo ai vivi e in mezzo ai morti- sventolando il più nero delle pezze pirata: portava a bordo una reliquia, un chiodo torto che apriva ogni strada poiché imbevuto del sangue di un sacrificio importante.

Aveva seminato il panico alla ricerca di una cosa, e per quella cosa aveva perso il sonno. Lo aveva tenuto per sé come fanno i gelosi e gli invisiosi, maliziosi nel fare e nel dire, ché i suoi viscidi compari erano pari a lui nel giocare sporco e al tintinnare di qualche soldo lo avrebbero volentieri appeso a testa in giù all’albero maestro.

Pensava giorno e notte a quella Perla. Era il suo incubo più grande.

Serie: Ai confini della Mappa


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Davvero inquietante, questo Tifone! La descrizione che ne fai, tanto spaventosa quanto elegante per la scelta de termini e per l’armoniosità della loro composizione, è davvero affascinante.