
Times Square
Serie: Regina
- Episodio 1: Prologo: Il Risveglio
- Episodio 2: Carlos Sandez
- Episodio 3: Cose che accadono
- Episodio 4: Strani Incontri
- Episodio 5: Un Volto nel Buio
- Episodio 6: La Necropoli Sotterranea
- Episodio 7: Il Risveglio dei Morti: Lucien
- Episodio 8: Times Square
- Episodio 9: Notte di Tenebra
- Episodio 10: Fine
STAGIONE 1
La terra sconnessa sotto il pavimento di marmo era intrisa del loro sangue ed io riuscivo anche a sentirne l’odore: ero nel bel mezzo di un campo di battaglia, ma quello scontro era impari. Quei corpi divorati dal tempo erano inarrestabili: troppo veloci, troppo forti. Afferravano le loro prede come fossero piccioni e li avvicinavano alle loro fauci divorandoli. Ad uno ad uno gli occhi dei vivi si svuotarono di ogni energia e caddero al suolo: il loro sangue scolava tra le fauci di quelle creature fino a riversarsi sul pavimento divelto. Le lastre di marmo sollevate si erano trasformate in tombe sotto cui i cadaveri venivano accatastati. Intanto nei loro occhi, negli occhi dei morti, la vita aveva ripreso a scorrere: li osservavo mentre i loro volti si riempivano di carne e la loro pelle raggrinzita diventava man mano sempre più liscia e levigata. Vidi quei corpi riacquistare vigore e tonicità. Non capivo. Come poteva un morto ritrovare la vita? Come poteva un corpo attraversato da secoli di debilitazione ritrovare il suo più antico vigore e ricomporsi con quella facilità? Erano queste le domande che attraversavano la mia mente mentre osservavo quelle creature. Non era la paura a far girare la mia testa e a costringermi a rimanere accovacciato per evitare di attirare qualche appetito: era la meraviglia.
Poi vidi due di loro voltarsi verso di me: la chioma bionda di lui scivolava su un torace nudo e scolpito mentre gli occhi ambra di lei, circondati da una cascata di ricci rossi come la brace accesa, mi fissavano da un’altezza inferiore: erano uno di fianco all’altra, belli e inespressivi come statue. Vampiri? Erano vampiri? Pensai tra me e me, avvalendomi dell’unico riferimento che la mia mente abituata al cinema e ai popcorn sembrava suggerirmi.
Cercai Lucien con lo sguardo: era davanti all’ampia porta d’ingresso, impegnato a osservare i suoi fratelli che si nutrivano, e avrei giurato che nel suo sguardo ci fosse una punta di compiacimento. Eppure la sua espressione era indifferente, come se davanti a lui non stesse accadendo nulla di ciò a cui stavo assistendo. Io mi spostai dietro uno dei pilastri della scalinata che conduceva al piano superiore, convinto che sarei diventato parte del pasto. A dirla tutta, quegli esseri mi stavano volutamente ignorando: sembrava che avessero ricevuto l’ordine di non attaccarmi. Ma qualunque fossero le loro intenzioni, io non potei fare altro che limitarmi ad assistere come uno spettatore alla prima di un film che mai avrei immaginato di guardare e con la differenza che a tremare questa volta non era mia moglie, ma io: quello spettacolo era reale e io mi trovavo nel mezzo. Pian piano, però, mi convinsi che non sarei morto; non subito almeno. Facevo parte dei piani di Regina e di questo ormai ero certo. Ma cos’altro avrei mai potuto fare per lei? E se mi fossi rifiutato? Intanto di fronte a me quella lunga serie di mattanze non sembrava volersi arrestare. I corpi dei vivi erano diventati il pasto di quei feroci predatori. Ero così sorpreso da aver dimenticato cosa fosse la paura. Fu Lucien ad avvicinarsi a me e poco dopo mi sentii sollevare per un braccio.
«Dobbiamo andare.»
Io rimasi a fissarlo senza avere la minima idea di cosa dire e fare. Lui sembrò intuire e senza aggiungere altro si limitò a tenere la presa ben salda all’altezza del mio avambraccio destro.
«Lasciate tutto così?» domandai quasi preoccupato che qualcuno ci scoprisse. Senza rendermene conto mi sentivo un loro complice. Lucien mi guardò e sorrise.
«Di questa città rimarrà poco. Questa notte Regina annuncerà la sua rinascita.»
«Cosa significa? Volete uccidere tutti?»
«Vedrai» disse senza più aggiungere nulla.
Con mio stupore fuori dal museo la città sembrava deserta. La calca di auto e gente che avevo visto all’andata era svanita, ma il giorno era pieno e il sole alto.
Mi venne in mente uno di quei vecchi film intitolato con il nome del lugubre protagonista “Nosferatu” e mi sorpresi nel vederli camminare sotto il sole come nulla fosse.
«La luce del sole non vi infastidisce?»
«Poco» rispose Lucien. «Le lunghe tenebre di Regina ci avvolgono. Come per noi è impossibile resistere a questo mantello di luce, per il sole è altrettanto difficile penetrare l’ombra con cui Regina ci protegge. Finché l’avremo, saremo immuni.»
Regina li proteggeva?
«Ma chi è Regina e cosa vuole?»
Lucien non rispose e si limitò a condurmi nella direzione da lui scelta: adesso ero io a seguire loro.
Attraversammo la zona a sud della 14esima strada, ci trovavamo a Downtown. Qui Lucien mi fece cenno di indicargli la fermata della metro più vicina. Io obbedii e lo condussi a quella che era la fermata più a sud di Lower Manhattan. Qui ritrovai la folla brulicante a cui ero abituato e quasi mi tranquillizzai. Non capii dove stessimo andando, ma alla fine scendemmo e solo quando attraversammo il gate capii. Altri vampiri, come adesso li chiamavo, avevano preso possesso dell’intero treno fermo in stazione. Salendo sui vagoni mi accorsi che erano tutte creature di Regina: vestiti in modo normale, ma quegli occhi… era impossibile per me non riconoscerli. Mi sedetti accanto a Lucien e scendemmo all’altezza della 42th Street, la fermata della Metropolitana più vicina a Times Square.
«Perché siamo qui?» domandai, ma Lucien ancora una volta non rispose. La sua mente sembrava rivolta ad altro.
Intanto le ombre della notte avevano raggiunto il sole e le luci della città si erano accese. Vedere le enormi insegne illuminare la piazza di Times Square mi riscaldò il cuore. Io, un messicano, naturalizzato americano, per la prima volta riuscivo a comprendere quanto amassi questa città. E allora perché li stavo aiutando? Mi sentii profondamente in colpa. Lucien era stato chiaro, anche troppo, circa le intenzioni di Regina. E io, sciocco ragazzone, lo stavo aiutando. Ripensai a mia moglie e realizzai che le avrebbero fatto del male. Poi pensai ad Arnold e a tutti coloro che conoscevo. Non avevo mai dato loro così tanta importanza come in quel momento. Iniziavo a realizzare in che guai, tutti quanti, ci eravamo cacciati. Ma Lucien interruppe quel mio unico lucido pensiero.
«Regina arriverà a breve, goditi questo poco tempo che ti rimane.»
Lucien sparì tra la calca di gente ammassata lungo le vie di quell’immenso incrocio. Io cercai di riacciuffarlo con gli occhi, ma non riuscii nel mio intento. Provai a vedere se qualcuno degli altri fosse ancora lì, ma non scorsi nessuno. E allora capii che forse avrei dovuto avvisare qualcuno. Poi realizzai che nessuno mi avrebbe creduto. Eppure una strage si era consumata da poche ore al Museo di Storia Americana. Com’era possibile che tutto fosse così… normale? Raggiunsi velocemente un chiosco di giornali, ma era troppo presto per riuscire a trovare un riferimento qualunque su ciò che era accaduto. Allora mi fermai in prossimità di una vetrina di articoli audio-visivi sperando di trovare un notiziario qualunque. Le tv esposte avrebbero dovuto fioccare di notizie su quella strage. Guardai i vari monitor ma nulla. I volti erano sorridenti, come se nulla fosse accaduto. Mi insospettii. Decisi di recarmi in un chiosco di cibi di strada e bibite lì vicino. Conoscevo il proprietario e con lui ero solito scambiare diverse chiacchiere tra una birra e un hotdog. Quando lo vidi per poco non l’assalii. Lui mi osservò stravolto.
«Brian, c’è… c’è stata una strage…» spiegai incespicando nelle parole. Dovevo essere stanco o confuso.
Mi accorsi che le mie mani stringevano saldamente le sue braccia, quasi per paura che andasse via senza rispondere. Ma lui mi osservò perplesso.
«Ma di cosa stai parlando? Quale strage?»
«Al Museo di Storia Americana. I notiziari non ne hanno parlato?»
«Non ho sentito nulla del genere… Sei sicuro?»
Ero sicuro, sì! Ero lì! Eppure la notizia sarebbe dovuta essere sulla bocca di tutti. A meno che… Mi ricordai della velocità con cui avevano ricostruito la parete esplosa e capii. Erano furbi, decisamente furbi.
«Senti, mi sembri strano… Ti prendo una Coca.»
Ma non gli diedi il tempo di aggiungere altro e me ne andai. Tornai a Times Square e provai a cercarli. Dovevo parlare con Lucien, capire che intenzioni avessero. Mi mossi tra la calca, con il mio giubbotto arancione e l’elmetto ancora indosso. Forse avrei dovuto chiamare mia moglie o Arnold e dire loro di avvisare la polizia… Ma per dirgli cosa? Che un gruppo di vampiri avrebbe assaltato la città? Ma ecco che mi bloccai: di fronte a me, riprodotto su un’insegna-schermo di uno dei grattacieli più luminosi dell’intera piazza, aveva preso forma il viso di Regina. Lei mi guardò e mi sorrise con i suoi occhi ambra.
Serie: Regina
- Episodio 1: Prologo: Il Risveglio
- Episodio 2: Carlos Sandez
- Episodio 3: Cose che accadono
- Episodio 4: Strani Incontri
- Episodio 5: Un Volto nel Buio
- Episodio 6: La Necropoli Sotterranea
- Episodio 7: Il Risveglio dei Morti: Lucien
- Episodio 8: Times Square
- Episodio 9: Notte di Tenebra
- Episodio 10: Fine
Direi che il ritmo è decisamente cambiato rispetto ai primi episodi: ora si fa sul serio, a quanto pare.
Attendo il prossimo!
Siamo nel pieno del mainstream pur restando originale. Notevole, e coinvolgente.
Piaciuto, grazie per la condivisione.