Tiny Story

Lungo lago, zona Caduti del mare dove, da un anno, si è formata una piccola spiaggia che l’acqua non è ancora riuscita a riprendersi.
Osservo il lago appoggiato alla ringhiera, di fianco alla scala. Cerco un po’ di relax.

Una ragazza mi passa da parte, scende fino alla sabbia, pantaloni che si notano e cappello.
Guarda anche lei il lago per pochi secondi, poi dal sacchetto che ha in mano tira fuori un arnese con le pinze, si gira verso il Gerenzone. Inizia a raccogliere la sporcizia.

Sacchettini, mozziconi, solleva uno straccio. Lo guarda da un lato e dall’altro, è troppo grande per il sacchetto, il bastone si piega in due per il peso.
Non è un attrezzo professionale. Non è stata mandata dal comune.
Lo raddrizza, prosegue. Cartacce, una bottiglietta schiacciata e un paio di pezzi di vetro.
Va avanti così. In venti minuti, poco alla volta, si allontana fino a scomparire dietro la curva di San Nicolò, che la osserva curioso.

Sorrido e penso che è proprio un bel gesto. Una spiaggia praticamente nuova di zecca, meno di un anno di vita, teatro di un asimmetrico duello. Da una parte chi l’ha sporcata e dall’altra una giovane che il venerdì pomeriggio, alle due e mezza viene a ripulirla.

Mi viene da pensare che lavori per il bar dall’altra parte della strada e che stia sia rimediando alla serata precedente, sia preparando per quella che sta arrivando, ma non sono convinto del tutto. Se così fosse non avrebbe badato anche ai mozziconi.
Non c’è lotta contro i mozziconi, ma lei non ha mollato.

Proseguo il mio giro. Lungolago, via Roma, piazze varie.
Vetrina di Cappa e Tuba, una delle ultime certezze storiche di questa città. Il negozio è ancora lì, sempre lì. Ogni volta lo ritrovo al suo posto.
Finisco di studiare la vetrina, mi giro e dopo pochi passi la incrocio.
Pantaloni che si notano, cappello. È lei.
Allora non lavora nel bar.

Sono curioso. La fermo un istante.
«Perdona la domanda. Tu sei di Lecco?»
«No.»
No… Semplicemente no.
Le spiego che l’avevo vista mentre si dedicava alla spiaggetta, che ero curioso di sapere se fosse stata una lecchese a occuparsi di quell’angolino magico.
Ma no.
«È un peccato che la sporchino» mi dice. «È così bella.»
«Scusa se ti ho fermato» concludo, «volevo solo dirti grazie perché io a Lecco ci passo le mie giornate da sempre.»
Come altri 40000 lecchesi, aggiungo con il pensiero.

Lei, forse colta un po’ di sorpresa, ringrazia mentre arrossisce sotto il cerone, si vede bene. Sicuramente non se lo aspettava.
«È proprio un peccato» ripete con voce più bassa, sinceramente dispiaciuta, mentre riprendiamo ognuno la propria strada.

Venti minuti a guardare e due minuti a parlare. Un piccolo lasso di tempo che mi rimane dentro, insieme alle poche parole dette, a qualche pensiero e a una certezza che negli anni ho coltivato perché ne faccio parte anch’io.

Chi ci abita, in questo posto, non lo sa apprezzare come merita. Anche chi cerca di farlo non è capace di soffermarsi sui dettagli dei suoi angoli. È difficile dare a una piccola spiaggia l’importanza che invece ha quando “non ci sei abituato”.
Perché una spiaggia in quel punto non serve a niente quando sei di Lecco.
Mi trovavo lì perché guardavo il lago, riflettevo. Non facevo caso alla spiaggia, non facevo caso alla piccola sporcizia.

È dovuta venire una ragazza da non so dove per far sì che me accorgessi, con il suo sacchetto+pinzette che – poi mi sono ricordato – ho visto più volte, passandogli davanti, sugli scaffali di Tiger all’impossibile cifra di due euro.
Una piccola attrezzatura che, mi è piaciuto pensare, probabilmente questa ragazza venuta da fuori aveva appena comprato scendendo da via Cavour, proprio per venire a ripulire quel piccolo nuovo angolo azzurro di questa strana città, nella quale i lecchesi come me stanno a guardare, con i loro due euro in tasca.

Non so se ho ragione, ma certo è che dopo quaranta minuti, più o meno, era già per strada. Non se l’è nemmeno goduto il posto che ha ripulito. Probabilmente lo ha fatto perché altri potessero apprezzarlo come lei.

O perché va fatto e basta.

Perché Lecco non è un gioiello minore rispetto ad altri paesi del Lario che celebrano la bellezza facendo anche la polvere alle statue.

È una città strana, unica da questo punto di vista: insegna tanto a chi è di Lecco, grazie a chi invece non lo è.

Ma forse è anche la sua caratteristica migliore.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bellissimo racconto. Due fili che si intrecciano: l’amore per un luogo (e come tanti lo maltrattano) e il fascino di questa ragazza. Un tantino misteriosa, cosa che secondo me da molto al racconto.

    1. Ciao Nicola, scusa il ritardo ma ero convinto di riuscire a dedicarmi alla piattaforma assiduamente ma impegni vari mi hanno tenuto impegnato. Grazie mille delle considerazioni, sono contento. È una cosa successa veramente, in modo inaspettato, un giorno metre stavo guardando il lago per estraniarmi dai pensieri del lavoro: è successo esattamente come scritto, appena rientrato ho buttato giù il testo al volo perché non volevo dimenticarmene, buona la prima :). La ragazza “misteriosa” esiste veramente ed è proprio quella della foto, in ogni caso sono un paio d’anni che sto notando che i ragazzi di quella generazione hanno parecchio buon senso e maturità. Mi sembrava bello dedicargli un pensiero.
      Lo sfondo di Lecco aiuta molto perché il modo che abbiamo di pensare a questa zona è proprio quello descritto.

  2. Mi è piaciuto moltissimo, il modo in cui è scritto, il modo in cui non ti fa capire bene dove vuole andare a parare e forse è proprio bene così. Perché poi, con la semplicità con cui finisce dimostra tanto. Complimenti

    1. Ciao Loris, cusami anche tu per l’enorme ritardo (vedi sopra, risposta a Nicola).
      Grazie mille delle condierazioni, sono molto contento che ti sia piaciuto. Il non capire dove vuole andare a parare riflette proprio il modo in cui ho vissuto questo momento (è accaduto veramente, propio così come lo ho scritto): ho capito solo dopo che è finito che era stato un momento da incorniciare, innanzitutto per non dimenticarmene, poi vari amici mi hanno detto che era un bel racconto. Come scrivevo a Nicola, la ragazza è proprio quella della foto, non ho idea di chi sia, ma sicuramente ha lasciato il segno senza volerlo :).