
Trappola per topi
Era dentro. La casa sembrava vuota e si aggirava di soppiatto. In mano una torcia e nell’altra il piede di porco. Si orientava in maniera confusa scrutando gli angoli alla ricerca del bottino. Era un’ombra che si confondeva con il buio. Rovistava meticolosamente nei cassetti, tra gli scaffali, dietro i quadri, sotto i tappeti. Un sogghigno si stampò sul volto. Balbettava tra sé qualcosa di insensato e talvolta succhiava le lacrime di sudore che gli causava il passamontagna. Le mani fredde e sudate erano il sintomo della paura e dell’ansia che lo accompagnavano.
Armò lo zainetto e mise dentro robetta. Posate d’argento, cornici, occhiali da sole.
In preda alla sensazione di sentirsi osservato si voltava in continuazione prima da un lato, poi dall’altro, e la tachicardia era un pistone di un motore ai massimi giri.
Il tempo passava e il rumore dell’orologio era più pesante e pressante. Strofinava gli occhi con energia e tra bestemmie di vario genere scoprì di essere entrato in un tunnel senza luce.
Improvvisamente la testa girava e quel luogo oscuro gli ruotava intorno. Riprese a muoversi lentamente e con passi felpati raggiunse la cucina, si dissetò e fece un gran respiro. Muoveva le dita frettolosamente come se avesse un pianoforte davanti a sé, spostava le pupille a destra e sinistra non riconoscendo lo spazio in cui si trovasse; il cuore era un tamburo.
Lo sguardo cadde su alcune foto sul frigorifero. Gli sembrò di averle già viste. Sotto le fotografie alcuni disegni colorati con i pastelli. Erano vecchi. Opere di bambini, ma con la data di anni e anni fa. Era frastornato. Si accese una sigaretta, incurante che il fumo potesse invadere quello spazio, espandersi per il resto della casa, ed essere scoperto dagli inquilini. Non ci fece caso. E il caso non si curò di lui.
In fondo al corridoio il rumore di un interruttore: si accese una luce. Improvvisamente un borbottio provenne dall’altra parte della casa.
La vista del ladro lentamente si sfocava e la memoria del tragitto che aveva appena seguito lo abbandonò.
Immobile non riusciva a muoversi, incredulo che quelle pareti lo avrebbero isolato dal resto dell’appartamento. La bocca si seccò e brividi di freddo colpirono le tempie. In fondo al corridoio il rumore dei passi rimbalzava in tutto l’ambiente. Il ladro, immerso nella paranoia, serrava le labbra e chiudeva gli occhi. Gli riaprì un attimo dopo. Era stato scoperto. Si appollaiò sul pavimento. La paura gli attanagliò le gambe, non voleva finire in carcere.
La figura tetra ed oscura che voleva fargli del male era sulla soglia della porta.
“Aaaaah. Di nuovo. Ma hai preso la medicina?”
Prese un bicchiere d’acqua e la scatoletta delle compresse. Gli si avvicinò e gli disse:
“Bevi questo. Non chiamerò la polizia, non preoccuparti”. E lo abbracciò.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Dettagli e descrizione minuziosa delle sensazioni fanno, secondo me, di questo racconto un quadretto patologico eccellente. Cosa non semplice in uno scritto molto breve.
Delizioso – hai reso davvero bene l’atmosfera, bravo e grazie.
Un ladro che ruba in casa sua, malato di demenza senile? Bella storiella simpatica; malgrado la situazione patologica del protagonista. L’ ho letta con molta curiosita`.