Tre vivi

Serie: Morti


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Si tratta di una serie di racconti a tema. Questo è l'ultimo ed è ambientato a Parigi negli ultimi giorni della Comune.

Ci sono davanti al muro dodici morti in fila. Marie è fra loro. Alla sua destra un vecchio, capelli bianchi ancora pettinati. A sinistra un ragazzo a piedi nudi, dopo la scarica gli hanno rubato le scarpe. Con le teste voltate verso di lei tutti e due le parlano all’orecchio.

«Quanti anni hai, tesoro?» chiede il vecchio.

«Diciassette, maestro. Diciotto a giugno.»

«Oh! E che facevi in Place de la Vendôme?»

«Caricavo i fucili. E sparavo col mio.»

Sorride il senza-scarpe.

«Ti ho veduta. Mica male Marie, ne hai tirati giù tre.»

Marie non dice nulla ma ricorda. E le dispiace della sua buona mira.

«Che altro poteva fare?» dice il vecchio. «O loro o lei.»

«O, peggio, tutti e quattro» dice Marie.

«Ma no!» il senza-scarpe protesta «Per la Comune ne valeva la pena, non lo pensi?»

Marie sospira come un morto, silenziosa e seria.

«Purtroppo sì. Ma è un dolore a pensarci. Eppure, bisognava farlo.»

Attorno a loro, ignari passeggiano i demoni di Mac-Mahon. Segnano sopra un foglio il numero dei riversi sul suolo di Parigi. Sono arrivati a tremila e non hanno finito.

«Io» dice il vecchio «sono un falegname. E ne ho fatte di casse in vita mia. Ma son contento di esser morto prima di fabbricare la tua.»

«Ahahah!» il ragazzo si lascia andare al riso «Che sentimentalismo, maestro! Se la Comune è andata all’altro mondo la colpa è anche di quelli come te.»

Ma ribatte Marie: «Non lo prendere in giro, il maestro è un brav’uomo. Siamo morti perché abbiamo combattuto, è vero. E sapevamo che i soldati uccisi erano come noi. Questo è il dolore del maestro ed è anche il mio.»

Insiste il piedi-nudi: «Avresti preferito alzare le mani e dire “mi arrendo”, forse? Lo stesso non saresti stata risparmiata, e tu lo sai, cara Marie.»

«Forse in una prigione o nella torrida Guyana avrebbe avuto salva la vita» dice il falegname, che proprio non può ammettere lo sguardo morto di Marie al suo fianco. «E poi, avrebbe aspettato altre occasioni per essere libera e uguale.»

«Avrei preferito» dice Marie «se i soldati ci avessero abbracciati da fratelli. Perché tali eravamo.»

E tacciono vedendo i conta-morti ripassare. Sono a seimila e ancora c’è da fare. Iniziano un foglio nuovo segnando croci. Ma i morti hanno voci udibili soltanto a chi com’essi giace sul selciato della Comune, insieme agli altri morti davanti al Père-Lachaise, davanti al muro.

«Quanti saremo infine?» chiede Marie.

Il vecchio dice: «Saremo tutti o quasi. Ma i morti a un certo punto cominciano a parlare con i vivi, vedrai tesoro mio, e nulla andrà perduto di ciò che abbiamo fatto.»

«Non la illudere, vecchio falegname» irride il giovane «di noi sarà solo il ricordo a rimanere, e il ricordo, lo sai, serve a chi piange e si consuma nella nostalgia. Noi non siamo morti per questo. Siamo morti per avere la nostra vita nelle nostre mani. E tutto ciò che fa vita la vita: il lavoro, le pialle, le officine, le case e il pane e la carne dei buoi e la Francia. E tutto ciò che abbiamo costruito noi, non altri.»

Marie sospira come i morti fanno con gli altri morti e chiede: «Dimmi il tuo nome, prima che scompaia fra gli altri innumerevoli nomi di questo giorno.»

«Sono Jean, io» dice orgoglioso il piedi-nudi «e t’avrei voluta. Fra una fucilata e l’altra, vidi i tuoi fianchi alteri sulla barricata muoversi come il paradiso.»

Sorride il vecchio: «Ah, la gioventù» dice. «Io ricordo la mia, prima della Comune, prima di questo sogno umano. E l’amore ricordo, e non sembrava quasi umano, per quanto amavo.»

Passano ancora i demoni, hanno finito, i morti sono diecimila adesso. E se ne vanno, col vino nella pancia ed emettono sporchi rumori umani.

Dice Marie: «Soldati, ma operai ancora, ascolta, guarda le loro mani.»

E le risponde Jean: «Le ho sempre viste e perdonarli perciò mi fu impossibile. Il fratello non spara sul fratello.»

«Le ho sempre viste anch’io» mormora il vecchio «e anche io mi sono chiesto perché dovevo sparare contro mio fratello. E non ho una risposta, nemmeno adesso che tutto tace intorno alla Comune.»

«Ed io nemmeno» dice Marie ed è l’ultima cosa.

Si sente ancora Jean: «Ma io lo sapevo. E lo so ancora adesso. Ed ho perduto anche Marie per questo. Maledetta la storia.»

Però non dice quello che sapeva: ci vorrà tempo per arrivare all’ultima parola.

FINE.

Serie: Morti


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Discussioni

  1. Ciao Francesca, testo forte, quasi teatrale, che dà voce ai morti senza trasformarli in statue. Mi ha colpito l’idea di farli discutere ancora, davanti al muro, come se la storia non fosse finita con la fucilazione. C’è dolore, ma anche lucidità politica. Mi è piaciuto.

    1. Mi ha colpita la tua considerazione sulla opportunità di non trasformare in “statue” i personaggi legati a un episodio storico così particolare e forse unico qual è stata la Comune. Grazie per l’attenzione e la lettura accorta e partecipe, Daniele.