Trenta Secondi

Lui era uscito da poco da lavoro, aveva appena avuto una riunione con un cliente che lo aveva tartassato di domande inutili, solo per screditare la sua azienda e avere uno sconto sul servizio. Continuava a rimuginarci sopra e non riusciva a pensare ad altro mentre camminava sul marciapiede diretto al parcheggio. In mezzo alla folla che si muoveva ordinata ma in direzioni randomiche, vide un bambino mano nella mano con suo padre, si guardavano e sorridevano. Ultimamente aveva solo il lavoro in testa. Sua moglie e i suoi figli erano inevitabilmente caduti in secondo piano, non aveva fisicamente tempo da dedicargli se voleva continuare a progredire nella sua carriera, ma gli dispiaceva. Si sentiva come una conchiglia in balia delle onde, soltanto che non era ancora arrivato alla sua spiaggia, c’erano soltanto schiuma salata e confusione. Cercò di distrarsi guardando le insegne luminose dei locali e le pubblicità quasi accecanti sui palazzi, in quella serata calda e secca.

Lei era appena uscita dall’ennesimo centro di collocamento, camminava lungo il marciapiede verso l’aerometro più vicina, Scalzi. Sapeva dov’era, ma impostò il navigatore sulle sue ottiche per percorrere il tragitto più breve in assoluto, non voleva restare nemmeno un secondo più del necessario in mezzo alla gente, che molto probabilmente non l’avrebbe mai compresa. Tratteneva a stento le lacrime, erano ormai due mesi che non lavorava e i suoi risparmi stavano finendo. Li immaginava come granelli dorati in una clessidra, sapeva che allo scadere del tempo, la sua vita sarebbe stata ancora peggio di quello che aveva vissuto fino a quel momento. Maledisse il momento in cui restò incinta, ma poi si pentì. Le venne in mente la faccia del suo datore di lavoro quando le disse che non le avrebbero rinnovato il contratto. Ricordò la sua anima trafitta dalla punta di un enorme iceberg che poi esplose in mille scaglie taglienti, quando perse la bambina.

Lui guardava distrattamente i volti della folla e fu così che la vide. Una scarica elettrica gli attraversò la spina dorsale, la bocca era secca e il suo battito cardiaco era salito a centoventidue battiti al minuto, lo diceva una notifica di CardiCare sulle sue ottiche. In un sussulto di circa cinquanta millisecondi, la sua memoria rievocò una serie di ricordi: pelli sudate, baci, sbornie in locali di Verona, il loro monolocale, ancora baci, carezze, parole dolci… Ma improvvisamente venne pervaso da un senso di tristezza, accompagnato da un senso di nausea e seguito da un enorme martello che lo schiacciava e continuava a colpirlo con implacabile ferocia, anche se ormai era ridotto in poltiglia. Poi arrivarono gli altri ricordi: i litigi, le lacrime, le notti insonni, le urla, il tradimento, la delusione, il dolore.

Anche lei lo vide, era alto, la sua testa svettava tra la gente. Le scoppiò in faccia un calore immenso, come se una brace quasi spenta fosse investita da una forte e continua ventata di Scirocco, sentiva le mani che le formicolavano, le gambe sempre più deboli, fu quasi sul punto cadere. Il suo cuore batteva forte, con un’intensità che sembrava riuscisse a dilatarle le tempie. Fu velocemente sopraffatta da una serie di ricordi: mani che si intrecciavano, baci, corpi nudi nel buio, biglietti con scritto “ti amo”, fiori profumati sulla tavola. Vide che lui l’aveva vista e la stava guardando, così sentì una fredda catena chiodata che le stringeva il grembo e saliva fino al collo. Gli occhi seri di lui le ricordarono le loro litigate, le urla, la vergogna, il rimorso, le lacrime. La sua resistenza era finita, finalmente quella lacrima le scivolò sulla guancia.

Lui vedeva lei sempre più vicina, di lì a poco si sarebbero incrociati, il suo cervello stava elaborando decine di possibili frasi che avrebbe potuto dire, un semplice saluto, chiederle come stava. Non riusciva a trovare niente di appropriato. Avrebbe voluto sapere come se la stesse passando, se si fosse sposata, se avesse avuto figli. Ma alla fine non sarebbe servito a niente, decise che avrebbe preferito non sapere, che la sua vita era già fin troppo complicata.

Lei cercava di guardare altrove, non riusciva a pensare cosa potesse dire o fare, la sua mente strabordava di pensieri e preoccupazioni e sembrava come se non riuscisse più a processare informazioni, in un tentativo disperato di razionalizzare pensò che avrebbe potuto chiedergli se fosse sposato, ed eventualmente cercare di tornare con lui, risollevando la sua vita. Ma poi pensò che dopo quello che gli aveva fatto, avrebbe fatto solo una figuraccia.

Il contatto visivo ravvicinato durò circa due secondi. Fu intenso. Lui fece un mezzo sorriso e un cenno con la testa, lei sorrise con le labbra strette e gli occhi lucidi. Nessuno dei due si voltò. Continuarono per le loro strade, come se non fosse successo niente. Solo trenta secondi e i loro cuori erano carichi di ricordi ed emozioni.

Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni