Triskell

Serie: Triskell


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dalin fa ritorno a Casa e cerca una via che conduca alla felicità.

Al giungere dell’alba, Dalain si allontanò dalla Casa Padronale per sedere ai piedi del melo. Un’abitudine che aveva preso fin dal loro ritorno; immerso nella bruna del mattino, faceva visita a se stesso sbrogliando l’irrisolto. Quel giorno aveva portato con sé una piccola ampolla: ne studiò il motivo inciso sul cristallo, rigirandola fra le mani fino a quando un tenue raggio di sole ne illuminò la superficie accendendola di minuscole scintille. La sua bellezza provocò in lui un moto di meraviglia simile a quello di un bimbo; sorrise.

Non appena il raggio di sole cambiò posizione, sollevò lo sguardo puntandolo in direzione del Maniero. La foschia che fino a pochi istanti prima ammantava il prato si stava diradando, rendendo solido ciò che prima era solo pennellato. La figura di Nephelim parve rivelarsi d’improvviso, come per magia, a pochi passi dal melo.

Il Paladino gli sedette accanto, poggiando la schiena sul tronco.

«Sicuro di voler andare?»

Dalain annuì. «Il Gran Sacerdote ha mostrato premura per la mia situazione, non credo sia giusto disattendere oltre la sua convocazione. Riesco a camminare agevolmente, per me non sarà un problema affrontare il viaggio.»

Non appena Dalain era caduto nel suo sonno senza sogni, Nephelim aveva avuto cura di comunicare agli Hender l’impossibilità ad adempiere ai loro uffici, chiedendo per sé ed il Lettore licenza temporanea. Nella sua missiva aveva spiegato che la salute del suo protetto aveva accusato un crollo. Ragion per cui, aveva ritenuto opportuno trascorre del tempo a Sud del continente, confidando nel clima mite e nella pietà del dio. Il legame di parentela che li univa era noto, nessuno aveva sollevato obiezioni.

Dopo quanto era accaduto, Dalain e Nephelim avevano palesato l’intenzione di ritirarsi dalle fila degli Hender. Mai avrebbero potuto sciogliere il loro vincolo con il dio, ma esisteva la possibilità di servirlo con più discrezione. Il Gran Sacerdote aveva manifestato il suo interesse per Dalain non appena questi aveva ricevuto l’investitura: gli era stato proposto di servire come invisibile, ma a quel tempo il Lettore non era interessato ad addossarsi una simile responsabilità. Rivestire un tale ruolo, avrebbe significato diventare custode di segreti, mano destra e consigliere. Un’eminenza grigia a cui attingere per questioni di importanza vitale.

«È un gioco d’azzardo.» Benché preoccupato, Nephelim sapeva che la loro unica opzione era confidare nella strategia che avevano elaborato. Presentandosi al suo giudizio, Dalain avrebbe permesso al Gran Sacerdote di farsi largo nella sua mente senza poter celare alcun segreto.

«Il Gran Sacerdote ha ragioni tutte sue: ha rispetto per il vero potere, qualunque sia la fonte.» Nessuno, oltre al Paladino, conosceva il pensiero di Dalain. «Il suo è immenso: mi chiedo, se in realtà egli non sia il dio che chiamiamo Zephirot. Credo che il culto lo diverta al pari di un giocattolo di cui non ha ancora avuto noia.»

«Sono parole ardite. E pericolose.»

Dalain si strinse nelle spalle. «Spero di non aver ereditato la sfortuna di mio padre.»

Il Lettore accolse la risata di Nephelim come un dono raro, unendosi a lui. Una volta quietata l’ilarità, il Paladino sollevò il capo per poggiare la testa sul tronco del melo.

«Veridiana è una buona moglie, averla accanto è una fortuna. In questi anni si è occupata della Contea in modo eccellente, ha amministrato i capitali con parsimonia senza lesinare sul soldo dei contadini: i villaggi prosperano al pari dei campi.» Le labbra di Nephelin si piegarono in un tenue sorriso. «Non ho mai fatto nulla per manifestarle la mia gratitudine e il mio rispetto.»

«Avete avuto modo di parlare?»

Il Paladino annuì. «Non sarà facile costruire un rapporto, ma entrambi siamo disposti a creare un legame autentico. Senza menzogne.»

«Le darai un figlio?» anche Dalain aveva parlato a cuore aperto con la sorella, sapeva che il suo desiderio di maternità era ancora forte. Veridiana era consapevole di non poter ottenere ciò che il cuore di Nephelim non poteva donarle, ma era disposta ad abbracciarlo come compagna di vita.

«Le ho promesso di riflettere sulla possibilità di generare un erede.»

Dalain annuì, soddisfatto. La sua attenzione fu nuovamente calamitata dalla boccetta che teneva fra le mani: iniziò a giocherellarci, tenendo lo sguardo basso.

«Te l’ha data Veridiana?»

Tutti, nella Casa Padronale, conoscevano la storia del filtro d’amore e della rosa gialla. Le domestiche avevano spettegolato fino a quando era giunta all’orecchio di Dalain e Nephelim: probabilmente, nella speranza di accendere l’interesse del Paladino per la sua sposa.

Dalain sorrise «Un dono che ho gradito di cuore» tolse il tappo di cristallo e versò il contenuto della boccetta sull’erba. Non appena il filtro impregnò la zolla i fili color smeraldo mutarono di consistenza, sciogliendosi come burro fuso. «In realtà, non è mai stato destinato a te.»

Nephelim fece volare la boccetta in aria, allontanandola con un colpo secco: prese le mani di Dalain fra le sue, studiandole con attenzione «Sei ferito?»

«No.»

«Sapevi del veleno?»

«Sì. L’ho sempre saputo.» Dalain inclinò leggermente il capo, studiando il volto di Nephelim: gli occhi color ferro esprimevano il suo stato d’animo ancor più della marea di sensazioni tramesse dal tocco delle sue mani. «È arrivato il momento di guardare avanti, senza lasciare ombre alle spalle. Non sei il solo a doversi conciliare con Veridiana: desidero conoscerla come sorella, condividere con lei gioia e non solo dolore. Non so cosa sarà di noi tre, ma penso esista la possibilità di essere felici. Insieme.»

«È davvero importante, per te.»

«Sono un Egoista» Dalain intrecciò le dita a quelle di Nephelim, così come aveva fatto al suo Risveglio: sapeva che il Paladino avrebbe compreso. «Se non mi è concesso morire, voglio costruire un futuro di cui non avere paura. Voglio tutto.»

Serie: Triskell


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Il finale è spiazzante nel senso che, in un certo qual modo me l’aspettavo che un momento così arrivasse, tuttavia pensavo che la razionalità dei protagonisti superasse il cuore. Forse mi sbaglio? Può darsi, però quelle dita intrecciate e il ‘vogliotutto’, aprono varchi e solchi nel cuore. Non farci aspettare più così tanto, altrimenti io e @cedrina rischiamo di dover rileggerci a loop tutto da capo trascurando le nostre faccende domestiche 🙂 🙂 🙂 un abbraccio. Sei bravissima.

    1. Non so come dirtelo… mi manca quasi il coraggio… questo è l’ultimo episodio della serie. Ecco, ci sono riuscita 😀 Il finale è aperto alla fantasia del lettore, che può dare nomi diversi all’amore provato da ognuno dei tre personaggi. Da parte mia, credo che Dalain sia davvero un Egoista. Non vuole perdere Nephelim, ma al tempo stesso vuole stabilire un legame d’affetto fraterno con Veridiana. La felicità ad oltranza non è cosa di nessun mondo: difficile avere “tutto”.

  2. “faceva visita a se stesso sbrogliando l’irrisolto”
    Questa frase apre mondi e soluzioni. Inoltre, mi colpisce l’incipit dove si parla di felicità, sempre. Ma quanto ci affanniamo nella sua ricerca?

  3. Ciao Micol, ho riletto tutto da capo, dal primo episodio. La mia memoria e` labile, ma soprattutto sono i tuoi racconti che meritano di essere, non solo letti, ma – oserei dire – studiati, per cercare di cogliere il senso racchiuso in ogni singola frase o parola, senza perdere il filo della storia. Un’ attenzione e un interesse particolare stimolati anche dalla tua tecnica descrittiva, con l’ intento di emulare – non dico il tuo stesso stile cosi` raffinato – ma almeno la capacita` di non trascurare un impegno costante che possa rendere i testi dei nostri racconti sempre piu` accurati.

    1. Ciao Maria Luisa, spero di non essere risultata troppo “cervellotica”: come ho scritto in risposta ad un altro commento, a volte mi ritrovo a girare su me stessa senza fine (come un cane che cerca di acchiappare la propria coda). Spero di essere riuscita a tenere stretto il filo della storia, anche se appena accennato. In merito allo stile di scrittura , ritengo che non esista una classifica di merito ma solo assonanza: ogni lettore ha le sue preferenze. I miei autori preferiti hanno un timbro narrativo completamente diverso dal mio: la ricchezza sta proprio nell’essere pianeti unici.

    2. Ciao Micol, la tua scrittura e` scorrevole e chiara, non direi cervellotica. La necessita` di rileggere daccapo nasce dalla discontinuita` e dalla varieta` dei racconti che leggiamo. Il bisogno di soffermarmi talvolta piu` a lungo, su alcune parti del testo, deriva dalla convinzione che tutti i nomi scelti e i gesti e le conseguenze da te descritti, non siano mai casuali e possano avete anche un doppio significato simbolico. Iinfine c’e` anche un limite – tutto mio – nell’ avere poca dimestichezza con il genere fantasy.
      Il tuo stile non richiede, secondo il mio modesto parere, alcuna chiarezza ulteriore.
      Un abbraccio.

  4. Molto bello anche questo episodio.
    Sei riuscita a dipingere con uno stile molto delicato una scena piuttosto complicata, costruendo, allo stesso tempo, delle scene molto evocative.

    1. In questa storia mi sono concentrata sui sentimenti dei tre protagonisti e sul loro legame, trascurando il mondo narrativo in cui si muovono. In fondo la loro storia potrebbe essere tranquillamente narrata da qualcuno che vive il nostro tempo. Spesso, quando mi addentro in questo tipo di narrazione, perdo l’orizzonte e mi ritrovo a girare su me stessa. Spero di non essere risultata troppo “cervellotica” 🙂