
Tu
Tu,
che la prima cosa che facesti appena nata,
fu di sorridermi.
Tu reduce ormai di vecchia data, da una guerra che non era la tua.
Tu, pittrice di soggetti fantasy,
neri,
come tutti i teschi, sparsi per la tua casa.
E nello stesso tempo in essa,
oltre a tutto ciò, vivono piccoli animali, a volte soccorsi da te.
In ogni piano trovano spazio per vivere, anche quelli rifiutati da tutti.
Tu che oltre agli esseri umani, ami qualsiasi forma vivente,
che dai anche a loro, parte di te.
Tu che fai emergere la tua anima Dark in ogni muro.
Eppure, quando mi parli, dipingi, nella mia mente scura,
colori accesi, mai eccessivi.
Arancioni, verdi, azzurri, gialli,
così mi vedo sorridere e ridere,
condividendo con te quello stato d’animo.
Tu che alla dura vita,
non hai permesso di togliere il tuo sorriso interiore.
La tua vera essenza che ti porta sempre ad aiutare gli altri:
patina di fredda calcolata decisione, forza, che nasconde la tua fragilità davanti ad ogni difficoltà.
Questo ti ho regalato senza chiederti il permesso, e tu l’hai accettato senza
chiederne il perché.
Capelli lunghi, per coprire.
Sguardo duro,
Non più occhi sognanti.
Violenza, scoperta troppo tardi di violenze subite.
Tu, mi hai sempre detto che l’unica persona che poteva abbracciarti,
ero io.
Ora ne conosco il significato.
Tardi, sempre tardi, troppo tardi.
E quando ti ho tenuta troppo stretta fra le mie braccia,
ti sei divincolata, come un cerbiatto ferito, che cerca aria per poter sopravvivere,
così
hai opposto la tua resistenza alla mia.
Come vorrei tornare a quando, non sapevo niente, pur sapendo, a quando il tutto non era ancora il tutto.
Potrai mai perdonarmi, potrai mai.
Ho spento ad uno ad uno i colori che avevo creato assieme a te.
Quelli che mi permettevano di vedere verdi boschi, onde mosse di mari a me sconosciuti.
E ho spento, non solo quelli che vedevo io,
ma anche i tuoi.
Come vorrei ritrovare, quel particolare atteggiamento di apertura mentale,
che ti contraddistingue,
anche no,
cazzo mene,
e guardandoci nello stesso momento,
ridiamo complici, come un tutt’uno
madre e figlia.
Come lo vorrei.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Cara Cinzia, sono profondamente commossa dopo la lettura di questa tua poesia. Come è difficile questo rapporto, questo legame che noi soltanto abbiamo voluto e che loro non hanno mai chiesto. Quanta rabbia, rifiuto, dolore, colpe buttate addosso. Eppure tornano sempre perché noi abbiamo la pazienza dell’attesa. Noi non abbiamo fretta mai e non serbiamo rancore perché loro sono dentro. E non c’è nulla di più bello e nulla che amiamo così tanto, nemmeno noi stessi. Sempre pronti ad annullarci, senza che ci venga chiesto. Noi, seduti pazienti con il dolore nel cuore in attesa che ci rivolgano il loro sguardo anche solo per un momento. Loro che sono esseri meravigliosi. Grazie Cinzia.
Ciao Cristiana, grazie per il tuo prezioso commento.
Le persone fragili, reagiscono in maniera diametralmente diversa alla vita. Ma come sappiamo solo facendo emergere il dolore, lo si può superare. Ed in un rapporto così stretto, solo la lontananza apparentemente dovuta, le madri come hai detto tu, aspettano.
Cara Cinzia, le poesie mi spiazzano. Mi spiazzano perchè le sento tremendamente intime, molto più della prosa, e non riesco a commentarle. Mi piacciono o non mi piacciono. E l’argomento del quale hai voluto scrivere in prosa è estremamente intimo. E quando una poesia mi piace, mi scivola dentro, mi entra dalla bocca e come un’ostrica scivola nello stomaco, e lì sta, muovendosi. Ecco, la tua poesia ora è nello stomaco, la sento muovere. L’ho letta tre volte di fila, ora andrò a mettere sul fuoco un tegamino d’acqua per prepararmi un infuso, per poi rileggerla di nuovo. Grazie di averla pubblicata.
Ciao Nyam, grazie a te per avermi dato il tuo commento. Sono lieta che tu metaforicamente, mi hai detto ciò che ti ha smosso, ne sono umilmente contenta.
I tuoi racconti fanno a me lo stesso meccanismo, in altri contesti, ma così puri, io li trovo puri,di una purezza, i tuoi, meravigliosi.