TUNNEL

Metropoli 452 – Dieci anni dopo la scoperta del Cerchio Grande.

Ray: “Perché non vieni con noi? Di cosa hai paura? Non andiamo su Marte.”

Philip: “Lasciatemi stare.”

Isaac: “Vogliamo soltanto guardare un po’ indietro, vogliamo vedere, capire come era la vita, prima che andassero al potere i robot.”

Philip: “Non voglio venire, non voglio lasciare le certezze che conosco, non posso spezzare i legami. Lasciatemi stare.”

Arthur: “Aspettaci, almeno. La nostra mancanza sarà molto breve. Un passo a ritroso nel Tempo. Uno sguardo come un rapido volteggio. Aspettaci; anche Odisseo, alla fine, è ritornato.”

Così decisero. Una specie di patto. Un reciproco impegno di silenzio e cautela. Massima attenzione al Controllo che vigilava sulle loro esistenze. In poche ore fu tutto pronto. Nessuno, da tanto tempo ormai, si avventurava più all’entrata del Tunnel. Dopo migliaia di ingressi non autorizzati, le persone avevano capito che era un percorso dal quale non si tornava più. Perfino i rigidi controlli dei primi anni erano diminuiti, lentamente, fino quasi a scomparire. Videocamere senzienti e droni silenziosi vigilavano discretamente, ma forse non erano più collegati a nessuna Centrale di Comando.

Era scesa la notte civile. Scambio di lampade multicolori; scatti di porte metalliche; sirene lancinanti; passi veloci. Fastidiosi ronzii nell’aria asettica; lunghi e flessibili tubi grigi sprofondavano giù, nel sottosuolo. Sottili piedistalli sorreggevano vibranti cupole trasparenti.

Philip: “Paura. Ecco che cos’è. A passare ce la faranno sicuramente; ma poi? Un passo a ritroso, nel Tempo. E nessuno è mai ritornato. Paura. Non tanto per il Controllo; timore per quello che si può trovare, alla fine del Tunnel.”

Ray: “È arrivato il momento, ci siamo, tutto è preparato. Teniamoci per mano, appena oltre la soglia. Stiamo per passare la linea del presente, un salto nel passato, verso ciò che non conosciamo.”

Sparì in fretta la luce, il percorso nel Tunnel era buio, umido e silenzioso. I piedi correvano e saltavano su un terreno sempre più morbido; quasi senza consistenza, alla fine.

Ray: “Potentissima luce dell’Io piegati alla mia volontà, lambiscimi il corpo e sorreggimi nel passo. Sei tutto e tutto puoi fare; sai creare e distruggere, sai essere vento vorticoso e pietoso calore. Calmo sussurro e grido straziante. Potentissima luce dell’Io dai sicurezza al mio passo, nel buio profondo. Diventa strada sotto il mio piede, chiarore per i miei occhi, voce alle mie orecchie. Guidami.”

Isaac: “Il piede poteva davvero camminare sulla strada. E gli occhi erano feriti da soli splendenti nel cielo. Dolci canzoni e richiami, nell’aria. Impetuosa, vibrante, possente realtà.”

Arthur: “Di colpo ti sembra di essere nel vuoto, ti senti tirare nel nulla più fondo. Il piede cerca invano l’appoggio. Spalanchi gli occhi, in cerca di luce. La testa sembra scoppiare, per la grande quiete. Allora capisci di essere giunto, di avere concluso il viaggio. Sei frastornato, steso per terra. Affondi le mani e ti alzi a sedere. Ti sembra di essere nato ancora una volta. Respiri.”

Insieme, storditi da un vento leggero e profumato, dissero una preghiera: “Padre Grande ti ringraziamo. Abbiamo tentato e tu hai permesso. Ci hai lasciato ritornare nel Tempo. Avresti potuto, con un soffio, buttarci nel Nulla della Dimenticanza. Per questo, ti ringraziamo. Ma forse è ciò che tu vuoi, dagli uomini: l’eterna ricerca, la corsa affannosa e ardita, per scoprire la Vita in tutte le cose, tra le pieghe, negli spazi. Per scoprire te stesso, Padre Grande.”

Ray: “È tutto così strano: il sangue nelle vene pare di fuoco. Il corpo sembra scosso da corrente elettrica.”

Isaac: “Mi sento tremare. Tutto intorno a me è lucido e scintillante. Come in un sogno, ogni cosa più vivida che nella realtà.”

Arthur: “Credo che questa sia la vera vita, amici. Quello di cui l’uomo poteva godere tanto tempo fa. Tutto quello che è stato, e che abbiamo perduto.”

Ray: “Avete visto? Abbiamo potuto tornare indietro nel Tempo.”

Isaac: “È vero, ma ci aspetta ancora il lungo viaggio del rientro.”

Arthur: “Ce la faremo, amici. Ma ho una specie di timore, un sospetto che annebbia la mia mente. Pensate davvero che si possa tornare indietro nella propria esistenza, senza nessuna conseguenza? Terminare il volteggio senza nessuna caduta?”

Era scesa la notte terrestre. La vita sembrava addormentata. Il buio intenso aveva portato la quiete; nell’aria si sentivano soltanto leggeri fruscii di piante, timidi richiami di uccelli. La terra riposava, mentre l’erba andava ricoprendosi di rugiada. In lontananza, un fiume correva verso la foce. Ma Arthur non riusciva a prendere sonno: pregava il Padre Grande affinché li lasciasse vivere ancora, permettesse loro di ritornare indietro.

Philip: “Paura. Ecco cos’era. Avevo paura. Ma loro ce l’avranno fatta sicuramente. Ce l’avrei fatta anche io, ma avevo paura. Il Controllo non si è accorto di nulla. Non hanno notato l’assenza corporale. Chissà cosa avranno trovato dall’altra parte; chissà cosa staranno facendo, un passo indietro nel Tempo.”

Dopo qualche ora ebbe inizio l’epilogo.

Ray: “Ma cosa mi accade? Che sta succedendo? Sono impotente, immobile, fermo. Non posso muovermi, non posso fare niente. I piedi lentamente stanno sprofondando nella terra, si allungano in cerca di nutrimento. Il corpo sembra di legno, si allarga formando una corteccia possente. Le braccia si alzano a cercare la luce, si aprono al vento come rami accoglienti, diventano foglie e fiori invitanti. Adesso respiro attraverso minuscoli fori. La terra feconda mi nutre paziente. Sono grande, forte, creatura potente, albero, pianta poderosa.”

Isaac: “Ma cosa mi accade? Che sta succedendo? Mi sembra di sentire le mani, la faccia, il corpo bagnati. Mi sento di dentro rimuovere tutto. Sto sciogliendo, piano piano sbavando. Le dita e i capelli sono rivoli impazziti, che fuggono svelti, si perdono velocemente. Adesso sono polla, sorgente, zampillo fremente. Mi perdo tra mille granelli di terra. Sono umido, madido, fradicio umore. Sono acqua.”

Arthur: “Ma cosa mi accade? Che sta succedendo? Mi sento nel corpo un tristezza infinita. Non posso parlare, non riesco a dire niente. Ricordo i rumori caotici della metropoli; ricordo le sirene, le grida, le voci incessanti. Ricordo il continuo boato del mondo malato, corroso, disfatto. E adesso la pace, la quiete, il nulla. Mi sto tramutando in dolce tranquillità. Non sono più un uomo, ma pacato silenzio.”

Philip: “Ho uno strano presentimento, amici. Io sono vivo, voi siete morti.”

Sdraiato su una nuvola tinta di rosa, estesa per molti chilometri, Padre Grande cancellò tre nomi dal lungo elenco degli Uomini. Poi chiuse i mille occhi meccanici, e riprese a sognare.

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Discussioni

  1. Mi piace il tuo approccio alla fantascienza, perché il tuo animo di poeta è sparso ovunque. Non ci sono tecnicismi e il punto di vista è puramente umano, quindi fallibile e questo è un valore aggiunto. Quale sia il confine fra la vita e la morte non lo sappiamo, forse nessuno è mai tornato per raccontarlo o, comunque, non lo abbiamo saputo ascoltare. Il finale è molto evocativo perché ciascuno immagina per sé quale sia la propria fine e se ci sia concesso un nuovo inizio. ‘Padre grande…dagli occhi meccanici’ mi piace moltissimo

  2. “Le dita e i capelli sono rivoli impazziti, che fuggono svelti, si perdono velocemente. Adesso sono polla, sorgente, zampillo fremente. Mi perdo tra mille granelli di terra. Sono umido, madido, fradicio umore. Sono acqua.””
    È molto bello questo passaggio, poetico pensare che possa essere così

  3. “Pensate davvero che si possa tornare indietro nella propria esistenza, senza nessuna conseguenza? Terminare il volteggio senza nessuna caduta?”
    L’eterna paura della Hybris, l’offesa che l’uomo troppo presuntuoso fa agli dei, da chi consegue la punizione divina. L’uomo che ruba il fuoco, l’uomo che vuole imitare gli uccelli e viola troppo in alto. L’uomo che apre il vaso di Pandora. L’uomo che vuole attraversare il tempo all’indietro. E la punizione arriva sempre, inesorabile…

  4. Una narrazione con uno stile surrealistico, che solo nel finale lascia cadere tutte le interpretazioni, nate durante la lettura, per imporre l’unica verità che regge l’intero racconto.
    Un testo molto particolare, che si inserisce nel filone della fantascienza moderna, con aspetti in comune ad alcuni autori della nuova corrente tedesca.

    1. Ti ringrazio.. un’analisi precisa e, forse, un poco immeritata.. la ritengo solo una piccola incursione in un genere lontano dalle mie narrazioni, solitamente grottesche/surreali..