
Tutta colpa di Walt
Voi ci credete alle favole?
Oh, no scusate. Troppo diretto.
Ricominciamo.
Allora:
Vi è mai capitato da bambini di affacciarvi alla finestra e aspettare di vedere Campanellino svolazzare? Oppure, non so, trovarvi Peter Pan sulla finestra pronto a portarvi in quel magico posto dove vivono solo i bimbi? Ecco, per colpa di un ragazzino che si è ritrovato incapace di crescere, ci ritroviamo con persone che sono ancora convinte di avere quindici anni. Solo che non si sono accorti che Wendy è cresciuta, ha messo su famiglia e ha pure un divorzio alle spalle!
Ah che bello essere Peter Pan!
Ma credete che siano solo quelli i problemi? Pensate alla sindrome di Cenerentola. Mai sentita prima? Lo so l’ho inventata adesso. Comunque, pensate a tutte quelle ragazze che sognano il principe azzurro sul bianco destriero, bello e con i capelli di Derek Sheperd. Oh, che sogno! Bene, adesso andate a dire loro che il principe ha il tatuaggio con il nome della madre sul braccio e non sa nemmeno come si scriva lavatrice. Perché diciamocelo chiaramente, qui non si parla della principessa Cenerentola, ma della sguattera.
La storia è leggermente diversa, fidatevi.
Adesso penserete che io sia contro le favole o contro zio Walt. No, no, credetemi. Io adoro tutto quello che sforna, tanto che ho cambiato film preferito almeno una trentina di volte. Da bambina era Alice, quanto mi piaceva tutto quel mondo assurdo e pieno di colori. Poi qualche strizzacervelli disse che chiunque amasse Alice era destinato a diventare pazzo e mia madre ha bruciato la cassetta.
Grazie mamma!
Poi c’è stata Megara e con lei tutta la mia omosessualità, ma questo a voi poco importa. Meg era quella che si suol dire una figa da paura. Orgogliosa, forte e una femminista incallita. Al suo pari, c’era solo Mulan!
Ora, dopo questo breve excursus nella mia infanzia, che a pensarci bene a voi fregherà meno di niente, vorrei tornare al discorso di poco fa.
Cosa ci hanno insegnato i sogni che avevamo da bambini? E cosa quelle belle favole che ci facevano restare incollati allo schermo? Ovviamente io posso parlare per me, posso dirvi a me cosa hanno insegnato.
Vi ricordate di Ariel?
Capelli rossi al vento, un po’ sconnessa dalla realtà e pinna al posto dei piedi? Ecco, lei mi ha insegnato che se vuoi davvero, una cosa chi se ne frega che papà dice no. Vai, parti e avventurati, poi alle conseguenze ci pensiamo in un secondo momento. È una visione della vita forse scellerata, ma non avete idea di quanti treni io abbia perso per la mia riflessività.
E Lilli e il Vagabondo? Vi ricordate quei bei cagnolini dolcissimi?
Grazie a loro ho compreso che la vita è importante sempre, il grado sociale è solo una concezione mentale. Loro mi ha fatto capire che se dovessi vedere per strada un uomo vestito di tutto punto condividere un panino con un senzatetto, va bene. Biagio ha diviso le sue polpette con Lilli!
E Anna? Dio salvi sempre Anna!
L’anti principessa per eccellenza! Imbranata, confusionario, sbadata e che dorme come una persona normale. Diciamocelo, nessuno dorme come Aurora, su! Anna, la mia attuale preferita, è tutto ciò che rappresenta una normale ragazza. Tutto ciò che siamo nella nostra routine.
God save Anna, ripeto!
Tutto questo sproloqui per arrivare a dire cosa?
Ovvio, è tutta colpa di Walt!
P.s.
Se qualcuno trova un modo per far tornare Wendy sull’isola che non c’è, chiami anche a me.
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Vivace, ironico, originale… Mi è piaciuto!
Grazie mille
S.
E comunque, in questo flusso di pensieri (più che un racconto vero e proprio), mi trovi d’accordo. Alla fine, lo scopo delle fiabe è quello di passare un insegnamento. Poi chiaramente, essendo appunto opere di fantasia che nascevano con funzione educativa (anzi, in orgine forse più di ammonimento, visto che molte delle versioni originali avevano tutt’altro che lieto fine), nelle fiabe è tutto enfatizzato e semplificato. Per alcuni dei film che citi, però, devo andare sulla fiducia, Mulan ed Ercules mi mancano!
Ti ringrazio tantissimo per aver letto questo mio lavoro e per aver speso del tempo a scrivermi due parole. Le fiabe, a mio dire, servono a farti sognare con cognizione di causa, ma fanno comunque sognare!
Grazie mille ancora!
S.
“Voi ci credete alle favole?Oh, no scusate. Troppo diretto.Ricominciamo.”
Pronti, via, e subito ti dico che mi piace un sacco l’inizio. Mi piace , spesso lo uso anche io per colpa dei (mai) troppi libri di King, quando ci si rivolge direttamente al lettore. Io sono agganciato all’amo, proseguo! 🙂
God save the King!
Ciao Simona,
questo tuo pensare a voce alta mi è piaciuto tantissimo, mi sembrava di stare con te in un bar a condividere un caffè e le idee sdolcinate sulle fiabe di Walt. Le ho amate, ma quando ho cominciato a capire che erano solo stereotipi, sono passata oltre. Ci vediamo al prossimo caffè…?
Grazie mille, non saprei cosa altro aggiungere!
Al prossimo qualsiasi cosa tu prenda al bar xd
S.
Mi è piaciuto. Trovo che sia molto ben scritto. Come ho letto anche nei commenti, non è un vero e proprio racconto. Vero, perché non c’è una trama, bensì delle considerazioni. Però hai trovato un modo originale di affrontare il Lab.
Un saluto 🙂
Grazie mille!
A quanto pare no, non è un racconto XD
Purtroppo o per fortuna quando mi metto di fronte il foglio non ho un’idea precisa, di solito parto da una frase o un’immagine e quindi poi non so nemmeno io cosa ne verrà fuori.
Grazie ancora,
S.
Ciao Simona, il tuo ragionare a voce alta mi è piaciuto moltissimo. Mi è tornato alla mente quando ho scoperto che le favole originali non sono esattamente come Disney le ha proposte, ma che lo stile dei fratelli Grimm in realtà era vicino al genere horror. Sarà per questo che a dodici anni ho iniziato a leggere S. King? A ben pensare, sempre favole sono. ? Ho apprezzato anche lo spaccato al lab, il parificare il “panino condiviso con in barbone” a una bella favola. Per fortuna alcuni se le fanno da sé, le favole, voglio rimane convinta che al mondo ci siano ancora persone in grado di tendere quella mano.
Ciao Micol,
ti ringrazio per le tue parole sempre tanto gentili. Quando ho iniziato a scrivere ho pensato la stessa costa che hai esposto tu, le favole di Disney sono molto “indorate”.
Le favole continuiamo a farcele!
Grazie ancora,
S.
Ciao Simona, questa tua riflessione arriva dritta ad ogni lettore, sintetica, tagliente e incisiva, i cartoni della Disney con cui siamo cresciuti possiedono frammenti di realtà condita da tanto colore e fantasia, ma non solo loro ovviamente. Se hanno degli stereotipi? Certo che si, ma a me hanno lasciato anche la voglia di sognare e tanti bei significati, come dici tu stessa, sono diventati dei modelli per noi, ma ovviamente l’evoluzione di intere generazioni dipende anche da altri fattori, in cui comunque l’intrattenimento è una parte presente e importante. Non so se era tua intenzione far riflettere, ma con me ci sei riuscita, e a volte non c’è niente di meglio! Alla prossima!
Grazie mille per le belle parole! In realtà voleva essere una sorta di riflessione, ma poi per me stessa. Mi fa piacere abbia colto anche qualcun altro.
Grazie ancora,
S.
Hai uno stile fresco, ma al posto di un racconto mi sembra più un articolo di costume (molto ben scritto, chiariamoci). Grazie della condivisione.
Non ci avevo pensato, è un qualcosa di distante dal mio solito modo di scrivere.
Grazie per avermelo fatto notare e grazie per avermi fatto sapere cosa ne pensi.
A presto,
S.