Un amore mai sbocciato (Capitolo speciale)

Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle


E alla fine, anche la storia di Leonida giunge al termine...

“Melissa” cominciai, avendo la forza di sostenere il suo sguardo accattivante “Tu non sei stata come le altre, fra di noi c’era qualcosa in più… Ma non avrei potuto sceglierti, non potevo… Come sarebbe stata la nostra vita ora? Non riesco ad immaginarlo” mormorai afflitto dai miei stessi sentimenti.

Lei annuì, chinando lo sguardo ma non per vergogna, solamente per sistemarsi le scarpe, non era come me, pieno di rimorsi “Non la biasimo professore, dopotutto non è facile intraprendere una strada sconosciuta. All’inizio è difficile, ma poi ne varrà la pena di tutti gli sforzi fatti. Tuttavia credo che ci vuole parecchio coraggio. Lei avrebbe voluto combattere contro i suoi genitori, sua moglie, ricordo bene? Non voleva deludere nessuno. Se non era disposto a combattere vuol dire che per lei non ne valeva la pena, e che soprattutto non era ciò che il destino aveva progettato per noi”. Non cercava di sforzarsi per utilizzare parole meno taglienti, al contrario, sembrava volerle utilizzare quasi per vendetta nei miei confronti.

“Tuttavia io non ti ho mai dimenticato…” non so perché dissi quella frase, evidentemente volevo far struggere ancora il mio misero animo.

“Io invece l’ho fatto… Si dice che il primo amore non si scorda mai, beh, non sono del tutto d’accordo. Credo che l’amore sia come un piccolo germoglio, ha bisogno di tante cure e attenzioni, e soprattutto tempo per divenire un bellissimo fiore. Se non si è capace di donargli ciò quel germoglio come potrà mai diventare un fiore? Appassirà, e cadrà a terra, fino ad essere portato via col vento. Così come l’amore sparirà prima o poi”. Io annuii a quelle parole tanto angoscianti quanto veritiere. Me ne vergogno molto, ma stavo trattenendo le lacrime, e smisi di guardarla in viso per paura che qualcuna potesse scorgersi dalle mie guance e rovinarmi.

“Credo di sapere perché lei è qui oggi. Vuole che la perdoni, dico bene?” domandò ad un certo punto, alzandosi in piedi e venendo di fronte a me per porgermi un fazzoletto. Non risposi, chiedendomi come avesse fatto ad intuire qualcosa che fino ad allora non mi era mai passato per la mente. Ho continuato a pensare a lei, a sognarla, a scriverle perché inconsciamente mi sentivo in colpa per averla fatta soffrire? Già, era così. Non sono mai riuscito a perdonare me stesso prima di tutto per averle fatto ciò. Nascosi il viso fra le mani, facendo un profondo sospiro e cercando così di asciugare in fretta le lacrime.

Sentii la mano di Melissa poggiarsi sulla mia spalla, e il suo tono di voce divenne lo stesso della prima volta “Su, non c’è bisogno di piangere, l’ho perdonata… Dopotutto non ho mai avuto risentimenti nei suoi confronti. Nel bene e nel male ogni esperienza è maestra di vita. Il nostro amore, mi piace chiamarlo così, seppur molto breve è stato bellissimo, non trova?” mi domandò, facendomi alzare in piedi. Io, con gli occhi rossi, acconsentì, e vedendo il sorriso che mi stesse donando non riuscii a trattenere ancora le lacrime. Le sue parole mi ricordarono tanto il nostro “primo” addio…

“Lei è stato il primo che ha sempre creduto in me, ed anche quand’eravamo lontani so che era così, lo sentivo dentro di me, e la ringrazio tutt’oggi per questo. Non sa quanta volte, chiusa in camera a disegnare mi chiedevo se ne valesse la pena, se mai sarei riuscita a far felice mia madre lassù. Erano tempi difficili, poi però pensavo a lei professore, ai suoi sinceri complimenti, alle sue parole di conforto, e un po’ la voglia di provarci tornava. Nessun incontro è casuale, dietro ognuno vi è una ragione che inizialmente solo il destino sa”. Io avrei voluto abbracciarla, e stavo per farlo, ma la porta venne aperta, interrompendoci. Era una delle sue dipendenti, con un pessimo tempismo, disse qualche nome che la stava attendendo. Melissa annuì, facendo segno di precederla, così tornammo soli, ma ormai il tempo era finito.

“Mi permette di accompagnarla alla porta?”. Camminai molto lentamente, volevo passare qualche minuto in più assieme a lei, ma quell’atelier tanto grande ora sembrava così piccolo, e giungemmo di già alla porta.

“Grazie per avermi accolto Melissa, sono felice di averti incontrato, e soprattutto che tu mi abbia perdonato. Ti auguro il meglio, per te, l’atelier, la tua famiglia, e tutti i tuoi cari, non potrò mai dimenticarti”. Non mi importò più di nulla a quel punto e lo feci, la abbraccia, la strinsi forte a me, volevo sentirla vicina, toccare la sua pelle, sfiorare il suo corpo, essere travolto dal suo profumo delicato.

Melissa ricambiò timidamente l’abbraccio, restò così per qualche istante, finché non si allontanò per dirmi addio “Prima che vada professore, permetta di ricordarle una cosa. Lo vedo che lei non è felice, vorrebbe cambiare tante cose, ma continua a nascondersi dietro la questione dell’età. Io le dico che non c’è età per cominciare ad essere luce ed illuminare la propria vita, deve trovare il coraggio di splendere. E so che lei un giorno lo troverà, e sarà felice. Me lo promette?”

“Sì, certo che lo farò” le risposi convinto.

Mi sorrise un’ultima e pronunciò “Addio professore” per poi rientrare, ed essere inghiottita da quell’edificio. Io la guardai fino all’ultimo istante, e poi, comprendendo che non c’era più nulla da fare, andai via anch’io.

Si stava facendo sera, c’era uno spicchio di Luna in cielo. Melissa era proprio bella come la Luna. Ed io cos’ero? Ero un saltimbanco col cuore spezzato. Il cielo improvvisamente si oscurò, e cominciò a piangere assieme a me. Forse ero una massa senza luce che vaga fra le stelle in cerca che qualcuna di queste possa offrire la propria luce? No, non funziona così, io devo brillare, e lo devo fare con le mie forze, ci riuscirò, gliel’avevo promesso.

Ignorai la pioggia che continuava a scendere e camminai lentamente, incrociando ancora quello strano gatto, fermo in mezzo al marciapiede, mi guardava quasi a voler capire come fosse andata.

Io risi, e passando oltre sussurrai a voce bassa “Forse avrei dovuto ascoltarti e non andare da Melissa, ma dopotutto va bene anche così”.

Il gatto mi rispose con un miagolio, e saltando nei cespugli sparì anche lui.

Serie: Le novelle della Luna: i sogni delle stelle


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Amore

Discussioni

  1. In realtà, a dispetto del parere di Marius, la visita di Leonida a Melissa potrebbe aver portato del buono: sempre che lui riesca a tagliare il cordone ombelicale con il passato e con quell’amore in cui si strugge negandosi un domani. Riuscirà ad abbandonare la comodità dell’autocommiserazione e vivere pienamente? Non è mai tardi per ricominciare.

    1. Grazie mille per aver seguito anche questa serie mi fa molto piacere. Uno dei messaggi che mi piacerebbe far passare con questo capitolo è proprio quello che hai detto ❤❤

  2. Una conclusione agrodolce. E’ stato interessante scoprire il “e poi”, visto che la vicenda non era finita di certo con un “e vissero tutti felici e contenti”.
    C’è saggezza in Melissa, che significa che ce n’è nella mente di chi l’ha pensata e le ha dato vita su queste pagine. 🙂
    La metafora dell’amore come un germoglio è bellissima, così come mi trova perfettamente d’accordo la frase che ho citato sotto (e che mi ha fatto pensare ad una battuta Keanu Reeves in un breve video che gira sui social, mentre parla con… non ricordo, un’altra attrice. Lei dice: “I’m not a fighter, I’m a lover” e Keanu risponde in sostanza che non pui essere un amante se non sei anche un combattente. Perchè se Ami, devi essere disposto a lottare per l’Amore. Ciò che il professore non ha fatto).