Un amore

Giulia, dopo avermi sorriso, distoglie lo sguardo.

“Scusami, Stefano. Io non so perché mi sono comportata così, in quell’ascensore: ti ho aggredito in quella maniera, ultimamente tratto male tutti! In realtà ti trovo un ragazzo intelligente, mi piace il tuo modo di essere. Sono io che sono, uhm, strana.”

Le dico di non preoccuparsi, ci sono abituato e ho visto di peggio.

“No scusami invece,” insiste lei, massaggiandosi le guance con una faccia disperata. “Mi dispiace di essere così precipitosa nella sessualità, non mi piace. Perché io in realtà non sono così!”

Le accarezzo una spalla.

Lei si allontana, camminando lentamente per la stanza. “Non so come spiegarlo, sicuramente avrai pensato che non ho tutte le rotelle a posto!”

Le rispondo che non ho pensato niente.

La ragazza si mette a braccia conserte, continuando a darmi le spalle. Mi avvicino a lei un’altra volta, facendola voltare delicatamente. Giulia piange. Le chiedo cosa c’è che non va.

“Dimmi qualcosa di carino.”

Le chiedo cosa.

“Qualcosa ti prego dai, ne ho bisogno! “

Dopo averci pensato un attimo, le dico che secondo me lei è qualcosa di bello, e non capisco perché non se ne renda conto. Le dico che è importante per me, che io non sono niente, che lei non deve dirmi nulla. Le dico che lei pensa sempre di dovermi dire qualcosa ma a me non importa che lei abbia sempre qualcosa da dire. Le dico che a me piace anche quando sta in silenzio.

Giulia sorride.

È quello che penso, le dico.

“Tu sei davvero diverso da tutti quelli che ho conosciuto, anche se ti conosco da meno di un mese.”

Voglio solo che tu mi creda quando ti parlo, replico io. E vorrei poterti mostrare ciò che fai, ma non ne sono capace, se potessi vorrei far farti uscire da te stessa per vederti, farti vedere con i miei occhi. Tu non sai cosa fai. Altrimenti non saresti così. Fidati, tu non lo sai.”

“Faccio niente, io”

“No invece!”, ribatto io: “È molto raro che una donna sia così bella e completamente svalvolata allo stesso tempo.”

“Io non sono bella.”

“Hai una bellezza picassiana” replico io, prima di baciarla.

I fili della razionalità si sono totalmente sciolti, ora io emetto sospiri strozzati e la bacio sul collo, le passo il naso nell’incavo delle orecchie e lei si lascia incantare dal mio spirito romantico. Mi lascia fare e sorride a bocca aperta come se volesse fare uscire la sua vera personalità, priva di falsità, piena della sua ingenuità, di sé stessa, si abbandona e si sente leggera come una piuma, frivola, senza censure, è bevuta, ubriaca persa, con il fuoco attorno, ma non le importa niente: la vita è fatta di momenti e questo è il suo momento.

Dopo essermi staccato da lei, le guardo il collo.

Giulia mi chiede se ho mai fatto bungy jumping. Le rispondo di aver evitato un’esperienza del genere, malgrado avrei tanto voluto farla. Le confesso che soffro di vertigini.

“Appunto per questo lo devi fare! Io ero come te Stefano, soffrivo di vertigini, ti dico solo che per scendere le scale della Tour Eiffel a piedi ci ho impiegato mezza giornata, ero attaccata ai gradini come una scimmia, eh eh eh, e mi sono comp-le-ta-men-te cacata addosso!”

Giulia lascia sfuggire una risata da donna saggia, ma io noto dalle emozioni dipinte sul suo volto che lo fa per impressionarmi e questo mi fa tenerezza.

“Il resto è storia Stefano. Un vicentino mi ha legato una corda alle caviglie. Da dietro mi ha urlato tre, due, uno, vai e io mi sono buttata. Che cazzo di esperienza Stefano, ci ho scritto pure un articolo sul mio blog.

“Quindi tu scrivi?”, le chiedo.

“Si.”

“Parlami della tua scrittura.”

“Di cosa scrivo? Naah”.

“Ok, allora ti faccio una domanda meno impegnativa: qual’ è il tuo rapporto con Harry Potter?”

Giulia sorride. “Sai, d’estate ho questa usanza di incontrare magari un professore o un compagno di studi, magari anche fico, farci aperitivo assieme, e magari nel bel mezzo di una serata tirare fuori un libro tipo Harry Potter e leggergliene dei passi davanti, per vedere l’effetto che fa, è importante secondo me capire come le persone reagiscono a Harry Potter, secondo me ti fa capire il grado di normalità di una persona!”

Io rido, una risata socratica, mentre lei prosegue con la voce fluida e la verve sbarazzina: “D’estate ho voglia di stare solo in mutandine, immergere cornetti nella birra… sarò banale, ma io seguo solo l’oroscopo di Branko. Odio l’inverno e amo la primavera: sono capricorno ascendente gemelli. D’estate mi sento bipolare perché ho come la sensazione di avere caldo, voglia di svestirmi. Considera che sono anche mezza ascendente cancro… te l’ho detto che ero strana, particolare, non fare quella faccia dai!”

Con un sorriso, le chiedo che faccia ho.

“Comunque”, dice lei: “mi piace sia l’inverno sia l’estate, sono le mie stagioni preferite. Io però me ne frego e dentro di me mi sento ascendente leone, estate tutta la vita Stefano!”

Dopo aver fatto di nuovo l’amore con me, Giulia mi chiede che tipo di cittadino sono.

Io rispondo: “Mah, che tipo di cittadino sono. Sono un cittadino della metropoli, galleggio, eh-eh, mi faccio i cazzi miei, giudico nessuno, invidio nessuno, lecco i piedi a nessuno, dico a nessuno come vivere la propria vita: credimi è tantissimo, in una società del genere.”

“E ti piace questo stile di vita?”

Le tocco una spallina: “Si tratta di un modo tipicamente romano di vivere, ma la verità è che sono a corto di alternative, Giulia.”

Giulia ride con un tono abbattuto.

Giulia posa la testa sulla mia spalla: “Esiste un bisogno quasi patologico di etichettare tutto, persino l’innominabile. C’è una paura fobica di tutto ciò che non si conosce, in questa città. Il senso del mistero ha perso il suo fascino, non so Ste’. Ci sono cose che mi fanno appassionare, ma sembra che ci voglia cinque volte più tempo a realizzarsi rispetto ad altre città, come ad esempio New York, Sydney, Berlino o al limite Milano, mi segui?”

Si tratta di un fattore generazionale, le spiego, ma la mia giovane amica sembra essere refrattaria a questo concetto e si turba nell’animo.

Dopo aver fatto un respiro profondo, prosegue: “Muoversi. Andare avanti e indietro. In una specifica zona per relativo tempo. Molte critiche. Tanti giudizi. Promozioni sporadiche.

Compagni di classe con i quali potrei anche divertirmi, se solo fossi leggermente più rilassata.”

“Tengo lo stesso problema.” replico io. “Conosci la meditazione?”

“Ma… a che serve respirare, alla fine?”

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Discussioni

  1. Ciao David, penso che nel rapporto disilluso tra un uomo e la società, tra un uomo e una donna, tra un uomo e se stesso, si consumi il meglio della tua letteratura. Mi è piaciuto questo angolo di cinico romanticismo. Le persone si possono ancora avvicinare e allontanarsi, trovarsi e perdersi. Ed è perfettamente normale.

  2. “Giulia sorride. “Sai, d’estate ho questa usanza di incontrare magari un professore o un compagno di studi”
    Piccola nota tecnica: adoro questo stile nei dialoghi, quando il verbum dicendi (es. disse Giulia) viene sostituito da un’azione che lascia intendere che è Giulia a parlare (es: Giulia rise. « Non sapevo che…»)

  3. “Le dico che è importante per me, che io non sono niente, che lei non deve dirmi nulla. Le”
    Le persone spesso si aspettano giudizi, parole, azione. Mentre a volte la cosa migliore che possiamo fare per loro è non parlare, non fare, non giudicare, ma esserci e basta.

  4. Ho apprezzato la possibilità di farmi di nuovo i fatti di Stefano e Giulia 😀 (ormai lo sai, mi considero una vicina di casa impicciona). Trovo molti punti di contatto con il loro modo di vedere il mondo, dovendo definire il mio dovrei scindere in due: per quello reale una visione picassiana (Guernica), per quello interiore vangoghiana periodo blu. Uno scisma. Forse è per questo che vivo meglio nel secondo. Non so fino a che punto questi personaggi siano “inventati”, ma così fosse sei riuscito a donarceli in tutta la loro tridimensionalità

    1. ciaO M, mi è piaciuto l’accostamento ai pittori, anche io uguaLE… qui i dialoghi li ho presi dal reale, me lo ricordo perché i discorsi di Giulia qui furono i discorsi di un’altra persona una decina di anni fa, che si incazzò con me perché diceva che non l’ascoltavo, perché prendevo appunti… si sai, metto sempre i nomi di Ste e Giu perché senno mi incasino troppo con l’inventare nomi…. come sempre grazie mille per avermi letto e per la tua recensione tridimensionale 😉

  5. “è importante secondo me capire come le persone reagiscono a Harry Potter, secondo me ti fa capire il grado di normalità di una persona!””
    questa cosa mi fa molta paura. Lo confesso, non sono una fan di Harry Potter (anche se può sembrare assurdo)

  6. Dopo bellezza botticelliana per non offendere le persone formose, adesso abbiamo anche bellezza picassiana! Le tue storie sono maestre di vita. Non lo dico per scherzare, mi piacciono i concetti che esprimono i tuoi personaggio hanno un che di saggio e disperato.
    Alla prossima Dee

    1. Grazie A, nice try! A dire il vero volevo proseguire sul filone fantascientifico anno 80, ma visto che ho ottenuto poche views ho messo questo racconto… però vorrei continuare il filone anni 80, ciao Ale!!

  7. Ciao D. 1) mi fa molto piacere che tu abbia deciso di proseguire nella scrittura con il genere del racconto perché a mio avviso sai tenerne il filo e per come la vedo io è una cosa assolutamente non facile da fare, bisogna avere tutto già in mente e un racconto (più di un romanzo) funziona solo se hai qualcosa da raccontare davvero. 2) Apprezzo ciò che hai scritto che arriva “non costruito”, costruito certo attraverso la tecnica, ma io intendo che hai attinto a ciò che ti appartiene e per questo arriva diretto e riesce a coinvolgere.
    Insisto che in questa fase della tua scrittura, hai trovato il tuo modo e non è da sottovalutare. C’è una cifra stilistica, l’unica cosa che fa riconoscere un autore/scrittore al primo capoverso, leggi e sai chi stai leggendo. Spero di essermi spiegata. Bravo.

  8. …chi è Corinne?
    E meno male che il romantico sono io. In senso letterario, s’intende. Un amore bello e disperato, fatiscente come questa nostra amata Capitale dove, cito il testo, ‘sono a corto di alternative’.
    Ed è proprio così, si vivacchia, andando avanti alla meno peggio. Un problema generazionale, vero, ma somiglia molto a un disastro epocale.
    L’ingenuità di Giulia è bellissima. L’unica arma che ci permette di salvarci dal disastro, che lascia spazio all’amore sinero, fatto di momenti. Lei che cerca un perchè e lui che dei perchè non sa più cosa farsene.
    Mi sembra una bella canzone di Vasco Rossi: ridere di te.

    Caro David, sei un vero scrittore metropolitano, non ci si stanca di leggerti nè avrei mai pensato di poter apprezzare questi flash suburbani in cui, come il famoso fiore sull’asfalto, s’intravede sempre e comunque ‘il’ sentimento. Anche se la frase finale, per come la interpreto io, è una condanna irreversibile: cadiamo nel vortice aggrappandoci a un sogno.

    1. Bellla Rob hai ragione su Corinne, errore di bozza che ho già corretto, e anche sullo spirito del racconto, forse anche influenzato dallo spirito di FIght… le ultime definizioni che mi hai dato è quello che vorrei essere e non sapevo come definirmi più semplicemente: scrittore metropolitano, suburbano, si mi ci sento, ci hai preso! fatto molti esperimenti, ma sto cominciando a capire i miei temi, quello che piace sia a me che ai potenziali lettori, la tua analisi in un certo senso mi ha portato a un passo in più verso questa consapevolezza, cne non è assolutamente scontata (vorrei fare come Kubrick che passava da un genere all’altro, ma non ho lo stesso calibro): grazie come sempre per i tuoi commenti sempre spontanei, a presto! ps stasera c’è l’pertivio letterario col gruppo open, argomento K Dick, se non hai impegni partecipa, sono discussioni sempre costruttive, anche al fine di rafforzare i temi di questa nostra bella comunità, io partecipo quasi sempre ma stasera lavoro, auch (cmq è verso le 18.30) CIAO!

    1. Esatto, dipende come respiri, o come si scrive: la mia personale esperienza “tecnica”, diciamo così, mi ha insegnato che quando ho il “respiro corto” nella vita, produco racconti con un più “ampio respiro”: strana coincidenza, ma è così, grazie mille!