Un angolo di paese

Nel mio paesino c’è un angolo di cielo dove risiede un vecchio furgone rosso e giallo accanto ad un grande albero. 

Mentre tutto sfiorisce e rinasce, quest’angolo rimane illeso, come estraneo allo scorrere del tempo.

Mentre gli arbusti vicino a casa mia perdono le foglie, mentre le macchine saettano per la strada principale e man mano le mattonelle del viale si rompono, quel pezzo di terra rimane eterno. La sua vegetazione non si dimezza e nemmeno cresce, le nuvole sembrano isolare quell’angolo non oscurandolo mai. 

Oltrepasso la chiesa e raggiungo il furgone. Toccarlo mi sembra un sacrilegio, come a verificare se appartiene alla realtà o se è solo un’altra dimensione in cui il caos universale, il tempo, la pioggia non esistono. 

Tornando a casa, invece, sento le urla di mio padre che incolpa mia madre della rovina della nostra famiglia, sento le gocce del rubinetto rotto che scendono irremediabilmente, la TV accesa sul telegiornale che annuncia le tragedie della società che cade a pezzi , i passi di mia sorella che si rinchiude nella sua cameretta

 Apro un libro per distrarmi, le pagine cambiano, il profumo di libro nuovo si è già affievolito, le immagini nella mia mente mutano, la musica cambia ritmo, la luce della lampadina man mano perde la sua intensità, concedendomi il buio. 

Il giorno dopo, il cielo non è lo stesso di ieri. 

È più limpido e chiaro, e io, io strascico i piedi, mi trascino fino a quell’angolo rassicurante.

Ma il mondo oggi ha deciso di attraversare il confine che divideva quel pezzo di irrealtà dalla mondanità e la terra è secca, i fiori sono appassiti e del furgone resta solo la ruggine. 

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Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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