Un curioso bazar

Serie: Jaskerite


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Una fiaba moderna in cui magia e racconto si mescolano, nell'abbraccio della neve: benvenuti al bazar OMNIA, dove è possibile trovare di tutto. Proprio tutto...

“Mi scusi, ho notato la porta socchiusa, ho pensato che foste aperti”

“In effetti siamo aperti. Entra pure, non vorrai mica rimanere lì fuori, sotto la neve”

La voce calda sembra curiosamente provenire da un piccolo automa in metallo smaltato, delle dimensioni di un cavatappi, posizionato su una pila di casse di legno: raffigura un pavone, la cui livrea ocellata continua a cigolare senza sosta nell’atto convulso di dispiegarsi e richiudersi.

“Ah… bene… credevo che… voglio dire…”, il balbettio del giovane cliente racconta di quanto il suo corpo sia intirizzito. Potrebbe dipendere dal freddo pungente che, insieme con i grandi fiocchi di neve, sta riversandosi ininterrottamente dalla notte per le strade del paese, colto di sorpresa dai rigori di un inverno che si è fatto attendere a lungo.

Ma potrebbe esserci una spiegazione alternativa al tremore nascosto nelle pieghe della sua voce: a giocare un ruolo determinante potrebbe essere l’imbarazzo una volta varcata la soglia dell’interno: sottratto allo sguardo dei passanti dalla spessa cortina di fanghiglia rappresa che fodera le ampie vetrate limitando la penetrazione del sole all’interno di quello spazio sconfinato, c’è una quantità di oggetti mai vista prima. Di scaffali, ripiani, supporti e diavolerie simili per l’esposizione dei prodotti, nemmeno l’ombra.

“Arrivo subito.”

Da dietro un paravento di sottile carta stampata dall’aspetto vetusto, raffigurante una mappa di un territorio imprecisato, fa la sua comparsa un uomo: è decisamente anziano, alto al di sopra della media, con le sopracciglia cespugliose, il taglio asiatico degli occhi, le mani nodose. La postura curva con cui arranca lentamente lo rende curiosamente simile ad una enorme lanterna umana.

“Non trovi che sia magnifico, qui?”

A giudicare dall’espressione gongolante sul volto solcato dalle rughe, le dita allineate verso un mucchio sgangherato di scatoloni aperti senza grazia, deve riferirsi al guazzabuglio di merce ammonticchiata alla rinfusa che si stende a perdita d’occhio dalla soglia d’ingresso in ogni angolo dell’ampio ambiente.

Il ragazzo pensa che rovistare al suo interno avrebbe richiesto una dose generosa di tempo e buona volontà, ma preferisce tenere per sé i suoi pensieri.

“In questo negozio dovrai darti da fare, qui non vendiamo stupide carabattole prodotte in serie buone soltanto a riempire scaffali e soddisfare desideri preconfezionati. Qui all’acquirente è richiesto uno sforzo aggiuntivo…”, precisa l’uomo con una punta di orgoglio dignitoso, che non sfugge al ragazzo ma al quale non saprebbe francamente quale peso attribuire.

Al neoarrivato non resta che sorridere: in fondo, messa da parte la natura decisamente strampalata del proprietario del negozio, sente di trovarsi a suo agio in quello spazio fuori dal comune, muoversi nel quale senza provocare un disastro ha per la verità tutta l’aria dell’impresa titanica. Quello strambo venditore, poi, possiede un certo innegabile fascino che è impossibile disconoscergli.

Incoraggiato dalla calorosa accoglienza ricevuta, il ragazzo si prende d’animo quel tanto che gli permette di seguitare a parlare “Sono passato perché mi ha incuriosito il volantino che avete diffuso per il paese… davvero una bella iniziativa. Avete aperto oggi?”

“A quale volantino ti riferisci, giovanotto? Non ho stampato alcun volantino, al contrario me ne ricorderei. E poi…” e su queste parole l’anziano allarga le braccia in maniera espressiva “non credo che ve ne sia bisogno”

“Beh… per la verità, io i volantini del bazar OMNIA li ho visti proprio con i miei occhi: tappezzano da tre giorni praticamente ogni angolo della piazza, ma anche il mercato, il parco, ne ho visti persino davanti alla posta. Sono praticamente ovunque”, la voce del ragazzo si alza di appena un tono, a riprova del fatto che deve essersi risentito per essere stato preso per matto dall’anziano negoziante.

“Sarà stato allora il vento”, la precisazione stringata con cui l’uomo sembra voler mettere a tacere qualsiasi ulteriore possibile obiezione da parte del ragazzo ha l’effetto di soffocare in lui ogni intento di replica; se a ciò si aggiunge che la voce dell’uomo appare distesa, esente da qualsiasi stupore, come se stesse affermando l’evidenza più normale e condivisibile del mondo, è facile capire la reazione perplessa del ragazzo di fronte ad un’affermazione che ha dell’enigmatico.

“Come dice…? Il… vento?”, farfuglia perplesso il giovane interlocutore chiudendosi alle spalle la pesante porta a vetri con un tonfo secco accompagnato da una gelida folata d’aria.

“Certamente! Ne fa di scherzi, il vento: mi meraviglia che tu non lo sappia!”, lo rassicura l’uomo, ottenendo invece l’esatto effetto contrario; quindi, senza darsi pena di essersi avveduto dell’effetto delle sue parole, l’uomo riprende a puntualizzare “In effetti, però, questa volta hai detto il vero, giovanotto: in questo bazar è possibile trovare di tutto. E quando dico tutto intendo dire proprio tutto. Ho aperto giusto stamattina, sei il primo cliente: ti farò un prezzo speciale in segno di benvenuto. Accomodati pure, non essere timido. Puoi dare un’occhiata in giro se ti va, fai solo attenzione a quei grossi lampadari di vetro giù in fondo ed a quelle sciabole cesellate accanto alle maschere in cartapesta, non vorrei ti facessi male” ed accompagnava le raccomandazioni con dei gesti rapidi, impazienti, come volesse avvertirlo senza con questo spaventarlo.

Con fare esitante il ragazzo, la cui mano è rimasta poggiata sulla maniglia della porta, tenta di soppesare alla svelta quanto ha udito fino a quel punto, prima di decidere a muovere il primo passo nella selva di oggetti che lo attende: gli sembra che davanti a lui si stenda un oceano di cose, alcune delle quali preziose a giudicare dai materiali pregiati o dall’apparenza ricercata, altre francamente di poco o nessunissimo valore, incapaci di suscitare il benché minimo interesse; sono talmente tante che i loro contorni tendono a sfumare, a confondersi, a sovrapporsi, ed il ragazzo potrebbe giurare che quella marea montante stia per chiudersi sul suo capo, non prima però di aver disegnato dei flutti solidi tra i quali naufragare sarebbe stato altamente probabile.

“Coraggio, non avere timore, all’inizio ti sembrerà che ci sia una gran confusione, ma pian piano prenderai gusto ed imparerai a muoverti con sicurezza” lo rassicura il vecchio, che osserva perplesso il ragazzo dal bancone in legno scuro dietro cui si è spostato nel frattempo: si direbbe mogano. Da quella posizione non smette di traguardare l’esile figura dal limitare di un paio di occhiali dalle lenti spesse che ha appena inforcato per consultare un foglio che tiene sollevato davanti al naso.

Deve avere per lo meno 80 anni, che strano che un uomo così anziano gestisca un’attività così impegnativa! Avrà pure un parente da qualche parte, magari un nipote che alla minima occasione è pronto a fiondarsi fuori dal locale, lasciando alle sue deboli forze tutto il compito di governare quel mare di oggetti in tempesta: dondoli di legno, campanelle, piatti in ceramica, collane di piume, forbici da sarta, anfore, coccodrilli impagliati, cuffie da notte dalle svariate fogge variopinte, scarponi da neve, rotoli di stoffa, carillon in legno, maschere di carnevale, statuine del presepe, calici di vetro, utensili da bricolage, fiori secchi.

Eppure, al ragazzo non viene da chiamare ciarpame quell’accozzaglia informe che, come un labirinto, ne limita da ogni parte lo sguardo obbligandolo a posare gli occhi su ogni sporgenza, incavo, sagoma, e contemporaneamente a tenerli incollati a terra per vedere su cosa stesse mettendo i piedi. Tutto il contrario, gli viene semmai spontaneo osservare che è come se quella baraonda di materiali, colori, tessiture e consistenze recasse in sé un significato alto e sublime; il fatto, poi, che essa sfidasse le capacità di comprensione del potenziale acquirente e che potesse sfuggire ai suoi occhi distratti non legittimava in alcun modo che la si potesse mettere in discussione o, peggio ancora, che si potesse negarne l’esistenza.

“Vado in magazzino, tu continua pure a dare un’occhiata in giro”, annuncia il vecchio sollevando una chiave luccicante da un piccolo cassetto.

“In verità io… sto cercando un oggetto in particolare” la vena d’impazienza traspare dagli occhi del ragazzo, spalancati in maniera innaturale, e dalle vene del collo, che continuano a pulsare forsennate.

Serie: Jaskerite


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Discussioni

  1. Inizio oggi la tua serie e con piacere mi perdo all’interno del Bazar. Amante della produzione di Stephen King confesso di aver subito ricordato le atmosfere di “Cose Preziose”, ma con una netta distinzione. La tua prosa e presentazione non mi ha dato la sensazione che il proprietario celi l’animo di un demone, seppure vi sia qualcosa di magico e misterioso in lui (magari sbaglio). Ho amato la sua caratterizzazione, ho visto la sua strana postura che ricorda una lampada. La curiosità e la meraviglia sono tante, non vedo l’ora di esplorare OMNIA, sebbene il ragazzo sembri avere le idee molto chiare. Ripongo speranza che in questa serie siano molti i clienti ad entrare nel Bazar e che ognuno possa trovare ciò che cerca o ciò che cerca loro

    1. Grazie Micol, in effetti si è trattato di un esperimento che per il momento è giunto a conclusione. Ciò non significa che presto il campanello del bazar non possa tornare a suonare! La tua suggestione mi è davvero preziosa, mi rivela aspetti del mio scrivere che altrimenti mi rimarrebbero ignoti, ti confesso che ho fatto fatica a rintracciare delle premesse così solide come tu le dipingi nel piglio battagliero con cui un pomeriggio mi sono seduto alla scrivania con un personaggio sulla punta delle dita (indovina chi? esatto: il proprietario!). Non ho letto molto di Stephen King, l’accostamento assolutamente sproporzionato con me mi ha comunque riempito d’orgoglio! Grazie

  2. Mi sembra un bel inizio per una serie, sicuramente ha il suo fascino e mistero. Avrei solo preferito delle descrizioni in più sui personaggi, in modo da riuscire a inquadrarli meglio nella mia mente. Se poi posso passare dei consigli che mi sono stati dati a mia volta, opterei talvolta per frasi più brevi e meno verbose perché se usate eccessivamente rischiano di far diventare la lettura ingarbugliata.
    Le mie vogliono essere critiche costruttive! Ribadisco che ho apprezzato molto la trama e l’idea, infatti quando verrà caricato il seguito verrò a leggerlo.
    Un caro saluto!

  3. Non so perché, ma mi sono immaginato il negoziante un mix tra Robbie Williams e Jim Carrey in “Una serie sfortunata di eventi” 😂 Se non fisicamente la vena folle è quella. Mi piace